14 maggio 2021

Sempre più violento lo scontro tra Israele e Gaza

Gli attacchi aerei israeliani continuano anche nelle prime ore di venerdì 14 maggio, ma è stata smentita dall’esercito israeliano la notizia della presenza di truppe di terra all’interno della Striscia di Gaza, diffusasi in tutto il mondo sulla base di dichiarazioni rilasciate nel corso della notte dal portavoce militare israeliano Jonathan Conricus. Si inasprisce lo scontro fra Hamas e Israele, innescato dallo sgombero forzato di alcune famiglie palestinesi da Gerusalemme Est e dalle limitazioni imposte dalle autorità israeliane rispetto all’accesso alla moschea al-Aqsa e al divieto di radunarsi nella piazza della Porta di Damasco. Decisioni che, attuate nel periodo del ramadan, sono state vissute come provocazioni dalla comunità palestinese.

La tensione è esplosa nella giornata di lunedì con violenti scontri, proprio di fronte alla moschea al-Aqsa, dove i palestinesi si erano radunati per esprimere la loro protesta. La reazione palestinese si è materializzata con un massiccio lancio di razzi verso le località israeliane. Da lunedì 10 a giovedì 13 sono stati lanciati da Gaza circa 1.600 razzi in direzione di Israele; il 90% è stato intercettato attraverso il sistema di difesa Iron Drome, prima che potesse colpire obiettivi, ma alcuni razzi hanno raggiunto le abitazioni. Immediata la risposta di Israele che ha effettuato attacchi aerei che hanno colpito circa 600 obiettivi, tra cui alcune importanti strutture di Hamas, nella Striscia di Gaza. In seguito agli attacchi dell’aviazione israeliana sono morti 103 palestinesi, tra cui 27 bambini e 11 donne, mentre 500 sono le persone ferite, secondo quanto riferito dal ministero della Sanità palestinese. L’esercito israeliano ha comunicato che sono stati colpiti circa 70 miliziani di Hamas, tra cui terroristi in attività. Gli attacchi contro le città israeliane hanno provocato 6 morti, tra cui un bambino, secondo le notizie riportate dalle autorità israeliane, per gli attacchi con i razzi.

La comunità internazionale auspica un immediato cessate il fuoco; molti Paesi hanno condannato sia le espulsioni delle famiglie palestinesi da Gerusalemme Est sia gli attacchi con i razzi contro insediamenti civili. Germania e Stati Uniti hanno sottolineato soprattutto il diritto di Israele di difendersi.

Tentativi di aprire un dialogo fra le parti sono in corso; gli Stati Uniti hanno mandato nell’area l’esperto funzionario Hady Amr e stanno cercando, senza contatti diretti con Hamas ma attraverso la mediazione di Egitto, Giordania e Qatar, di favorire una tregua e la fine delle violenze. Non sembra però probabile un immediato ritorno alla normalità; Israele ha detto apertamente che è troppo presto per pensare a un cessate il fuoco. Non si esclude peraltro un ingresso via terra dell’esercito israeliano a Gaza; per ora è stato smentito, ma la situazione potrebbe evolversi. Anche Hamas in questo momento non sembra alla ricerca di una tregua; Abu Obeida, portavoce delle Brigate Ezzedin Al Qassam, ala militare di Hamas, ha rivendicato gli attacchi e annunciato l’utilizzo di un nuovo tipo di razzo, Ayash250, che ha una gittata di 250 chilometri. Anche se le parti non sembrano in questo momento interessate al dialogo, un conflitto aperto e duraturo potrebbe essere difficile da gestire, sia per Netanyahu, in grande difficoltà sul piano interno, sia per la leadership palestinese, fragile e lacerata dalle divisioni.

 

Immagine: Gaza (6 gennaio 2009). Crediti: Al Jazeera English [Attribution-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-SA 2.0)], attraverso flickr.com

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