8 novembre2020

Sette priorità per i democratici USA

 

Nel profluvio di meme e video generati in questa campagna elettorale e nei giorni successivi al voto, ce n’è uno che rappresenta una virtù dell’attuale Partito democratico. Una virtù più immaginaria che reale, ma che ci restituisce una rappresentazione, proposta in positivo, di una debolezza della candidatura Biden, quella di non apparire sufficientemente forte, comunicativa, coinvolgente. Che si trasforma, però, in una forza.

 

Di che si tratta? Dell’epica battaglia finale fra gli Avengers e Thanos, il loro potentissimo nemico. Thanos viene sconfitto da tutti gli Avengers, che nel video kitsch che circola in rete hanno il volto di Joe Biden, Kamala Harris, Bernie Sanders, Barack Obama, Stacey Abrams, Pete Buttigieg, Nancy Pelosi, Alexandria Ocasio Cortez, Elizabeth Warren, Andrew Yang… e altre mille voci del coro democratico di queste settimane. “L’unione fa la forza”, la leadership collettiva di un partito somma di tante diversità contro il monolite Donald Trump. Sarà davvero così? La chiave è tutta qui: capire se le doti di mediatore politico navigato, più che di leader carismatico (che non è) aiuterà Joe Biden a tenere in piedi il mare democratico.

 

Tre titoli e alcune considerazioni. Primo. La battaglia per il Congresso non è chiusa: si deciderà a gennaio con i ballottaggi per i seggi senatoriali della Georgia. Vincerli aprirebbe la strada per una risicatissima maggioranza al Senato, che renderebbe la vita di Biden meno complicata. Conta tanto. Secondo. La Georgia diviene un luogo decisivo della politica democratica. Se il riconteggio la assegnasse davvero ai democratici - e ancor di più se i seggi senatoriali andassero a loro - vincerebbe il modello di mobilitazione politica permanente di Stacey Abrams, la politica di Atlanta che sta diventando la stella emergente del firmamento democratico. Sono due anni che lavora alla conquista dello Stato, e che organizza la comunità afroamericana della Georgia. Ne sentiremo parlare a lungo. Terzo. Nonostante questo, i democratici sono andata male alla Camera e nelle elezioni locali di molti stati. Il partito va riorganizzato, con idee nuove: chi lo farà?

 

Il partito di Biden deve ancora sapere se avrà una maggioranza al Congresso che gli permetterà di avviare davvero una stagione di riforme, o almeno una o due delle più significative. Ognuna di queste rappresenta un potenziale conflitto interno alle anime, tanto diverse fra loro, della “Grande tenda democratica”. Ecco i 7 temi, le 7 grandi domande sociali, sulle quali i democratici sono chiamati a lavorare: non basterà il richiamo, del ritorno alla normalità di Biden. Le richieste sono tante, le pressioni dei sanderisti - ma non solo - saranno forti.

1 – La riforma sanitaria. I democratici vincono sulla base del fallimento di Donald Trump nel gestire una crisi sanitaria, e si riaprirà il confronto fra i sanderisti e il resto del partito su quale riforma proporre. Pandemia e riforma sanitaria sono legate anche perché le disparità di accesso alle cure adeguate hanno fatto la differenza nelle statistiche sulla mortalità da Covid).

2 – Il contenimento della diffusione delle armi. Su questo punto i membri democratici del Congresso esprimono posizioni diverse, soprattutto in base al territorio di provenienza: gli eletti democratici che vengono da zone più conservatrici tendono a essere meno contrari alla lobby delle armi.

3 – Diritti e welfare. Esiste una domanda di più diritti, più servizi e più giustizia sociale da parte delle minoranze e da segmenti specifici della popolazione. Non parliamo di rivendicazioni esclusive dei sanderisti, ma di temi sui quali si esprimono in modo credibile: pensiamo, per esempio, al tema del debito d’onore per gli studenti universitari, o la sanatoria per i migranti.

4 – Una legge nazionale per limitare la violenza ingiustificata della polizia. Esiste una forte aspettativa perché il Presidente si occupi a livello nazionale della riforma dei corpi di polizia, un campo nel quale sappiamo già esistere differenze di opinione fra la sinistra del partito e Joe Biden.

5 – L’imposizione fiscale. L’aumento del prelievo fiscale sulle corporation e sui patrimoni più alti, la riforma del sistema di tassazione: un “risarcimento” per l’America del lavoro dipendente che ha perso potere di acquisto e non ha mai guadagnato in termini di redistribuzione (welfare e salario); un tema che coinvolge anche la regolazione pubblica delle attività dei giganti del digitale, su cui si sono avute avvisaglie al Congresso – rese plastiche dello scontro pubblico fra Alexandria Ocasio-Cortez e Mark Zuckerberg in una Commissione della Camera – e sul quale Biden è assai meno radicale della sinistra.

6 – Il reshoring. Riportare a casa il lavoro manifatturiero, le industrie un tempo delocalizzate in cerca di manodopera a basso prezzo, una promessa dal sapore trumpiano che i democratici hanno fatto propria – anche in virtù della necessità di recuperare il voto della Rust Belt, perduto nel 2016 – e che è molto cara a Bernie Sanders. Fino a che punto un uomo con il passato di Joe Biden, che da Senatore non è mai stato certo un campione del protezionismo, potrà dare seguito a questa promessa? È fattibile?

7 – La crisi climatica. Su questo la sinistra del partito e una fetta importante di elettorato si aspettano una rottura assoluta con il passato recente, nelle scelte politiche ma anche nella definizione dell’agenda. A parole sono tutti d’accordo: gli incendi della costa Ovest hanno rafforzato il fronte ecologista; la Ocasio-Cortez ha trovato alleanze in Congresso per sostenere la sua versione di Green New Deal, c’è un movimento che sostiene lei e quell’agenda – il Sunrise Movement, un pezzo della galassia sanderista – ma su questo tema potrebbero nascere conflitti sia politici che generazionali. I giovani esprimono un’urgenza e una radicalità molto forte.

Attenzione però: abbiamo declinato 7 temi che riguardano soprattutto la contrapposizione fra sinistra e centro del partito. Ma ci sono anche gli ex-repubblicani che hanno sostenuto Biden, il quale potrebbe decidere di dare un segno di apertura per riconciliare il paese. Quante tensioni saprà gestire il Presidente? Intanto, comunque vada, auguri.

 

 

 

Immagine: Oakland, CA / USA - 27 gennaio 2019 - La senatrice Kamala Harris saluta la folla dopo aver annunciato la sua candidatura. Crediti: Kim Wilson / Shutterstock.com

 


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