28 settembre 2020

Si riaccende il conflitto nel Nagorno-Karabakh

Si combatte dalla mattina di domenica 27 settembre nella regione autonoma del Nagorno-Karabakh, dove si stanno scontrando l’esercito azero e le forze indipendentiste armene. La dinamica che ha innescato il conflitto armato, dopo un crescendo di tensioni, non è chiara; Armenia e Azerbaigian hanno diffuso versioni completamente diverse rendendo difficile un’attribuzione delle responsabilità. Anche sul numero esatto delle vittime e sull’andamento dello scontro non ci sono certezze ma solo ammissioni parziali e contradditorie; secondo fonti indipendenti, nella giornata di domenica hanno perso la vita almeno sedici combattenti separatisti e due elicotteri azeri sono stati abbattuti. A causa dei ripetuti bombardamenti, si contano morti e feriti anche fra i civili.

La questione del Nagorno-Karabakh è una eredità irrisolta della dissoluzione dell’Unione Sovietica: la piccola enclave armena ha sempre rifiutato l’inclusione nell’Azerbaigian, da cui la separano lingua, tradizioni e religione. Quando il 30 agosto 1991 l’Azerbaigian dichiarò la sua indipendenza da Mosca, il Nagorno-Karabakh si proclamò repubblica autonoma. Fu l’inizio di una lunga e sanguinosa guerra tra l’Azerbaigian e l’Armenia, che appoggiava la repubblica indipendentista. Nel maggio del 1994 si arrivò al cessate il fuoco, ma non a una pace definitiva. Da allora l’indipendenza del Nagorno-Karabakh viene esercitata de facto, sebbene non sia stata riconosciuta a livello internazionale né accettata dall’Azerbaigian, che non ha mai rinunciato all’ambizione di riconquistare il territorio. Le trattative per arrivare a un accordo stabile, mediate dal cosiddetto Gruppo di Minsk, a cui partecipano Francia, Russia e Stati Uniti si sono scontrate con la grande distanza che esiste fra le posizioni: nel 2016 ci fu addirittura una breve ma violenta ripresa del conflitto armato e negli anni sono state numerose le violazioni della tregua e gli incidenti di frontiera.

Il conflitto in questa delicata area del Caucaso coinvolge, per ora indirettamente, le potenze regionali, in particolare la Turchia e la Russia; storicamente la Turchia appoggia l’Azerbaigian, sia per la vicinanza religiosa sia per la secolare ostilità fra armeni e turchi, mentre la Russia, pur cercando di avere buoni rapporti con tutti i Paesi dell’area, ha sviluppato negli anni un legame privilegiato con l’Armenia. Nella comunità internazionale sono forti le preoccupazioni per il rischio che la situazione precipiti; l’Unione Europea ha fatto un appello per un immediato cessate il fuoco.

 

Immagine: Le truppe dell’Esercito di difesa del Nagorno-Karabakh a Stepanakert, Nagorno-Karabakh  (9 maggio 2017). Crediti: David Stanley [Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)], attraverso www.flickr.com

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