04 dicembre 2012

Si riaccendono le tensioni tra i paesi dell’ex Jugoslavia

La sentenza del Tribunale penale internazionale (Tpi) del 16 novembre che in appello aveva assolto i generali croati Ante Gotovina e Mladen Markač aveva suscitato sorpresa tra gli osservatori indipendenti, manifestazioni di giubilo in Croazia e aspri dissensi in Serbia. I due generali croati erano accusati di crimini contro l’umanità e crimini di guerra contro la popolazione serba della Krajina durante l’operazione Tempesta del 1995 ed erano stati condannati in primo grado rispettivamente a 24 e a 18 anni di detenzione. La sentenza d’appello non attribuisce diretta responsabilità all’esercito croato e ai suoi generali nella feroce pressione che subì la minoranza serba e nella pulizia etnica che ne conseguì. L’indignazione serba nei giorni successivi è stata probabilmente alimentata dal clima euforico con cui l’assoluzione è stata accolta in Croazia, non solo dalla popolazione ma anche dalle istituzioni e dalla Chiesa. Ma l’eco di queste polemiche non si era ancora spenta quando una nuova sentenza del Tpi ha di nuovo sollecitato l’amaro risentimento dei serbi: Ramush Haradinaj, comandante dell’Esercito di liberazione del Kosovo (Uck) ai tempi del conflitto armato contro la Serbia, capo del governo kosovaro nel biennio 2004/2005, è stato assolto il 29 novembre dalle accuse di crimini di guerra, commessi contro la minoranza serba in Kosovo all’interno del conflitto esploso nel 1998-1999. A Pristina molte le manifestazioni di gioia; Haradinaj, che si dovette dimettere da primo ministro proprio a causa dell’imputazione presso la Corte dell’Aja, è molto popolare nel suo paese e sembra destinato a svolgere di nuovo un importante ruolo politico. Le reazioni istituzionali della Serbia sono state molto critiche verso il Tpi ma attente a non interrompere il dialogo con il Kosovo e a non danneggiare le trattative con l’Unione Europea; nel corso di una manifestazione di nazionalisti a Belgrado indetta per protestare contro l’assoluzione di Haradinaj sono state bruciate l e bandiere di UE, Nato, Stati Uniti e Kosovo e sollecitato il governo ad abbandonare la prospettiva dell’integrazione europea. La situazione nell’area è molto tesa perché il passato recente pesa sul presente e sul futuro, coinvolgendo peraltro le personali biografie dei maggiori leader coinvolti.


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