13 luglio 2020

Siria in difficoltà umanitaria, ONU divisa sugli aiuti

Sabato 11 luglio il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato, dopo una settimana di discussioni e di veti, una risoluzione che autorizza per un altro anno la fornitura di aiuti umanitari alla Siria attraverso la Turchia, limitando però l’accesso a un solo punto di passaggio, presso la frontiera di Bab al-Hawa. Il valico di Bab al-Salam non sarà invece più utilizzato. La questione degli aiuti umanitari si è trasformata in un vero e proprio braccio di ferro all’interno del Consiglio di sicurezza, che si è concluso con un compromesso: la risoluzione approvata, proposta dal Belgio e dalla Germania, ha ottenuto dodici voti favorevoli, mentre Russia, Cina e Repubblica Dominicana si sono astenuti. Nonostante questo aspetto formale, molti osservatori valutano la votazione un relativo successo diplomatico della Russia, la cui posizione è stata fortemente criticata da alcune organizzazioni umanitarie, fra cui Amnesty International.

Lo scontro verteva intorno a due punti fondamentali: il passaggio degli aiuti in aree non controllate dal governo di Damasco e la questione delle sanzioni economiche che sono in vigore contro la Siria da parte degli Stati Uniti e dell’Unione Europea. La consegna di aiuti transfrontalieri era stata attivata nel 2014 con la risoluzione 2165, allo scopo di aiutare le popolazioni civili. Il 10 gennaio era stata rinnovata fino al 10 luglio per i valichi di Bab al-Salam, che porta alla regione di Aleppo, e Bab al-Hawa, che consente di sostenere l’area di Idlib, ma non per quelli di al-Ramtha (frontiera tra Siria e Giordania) e al-Yarubiyah (frontiera tra Siria e Iraq). Avvicinandosi la scadenza, un fronte guidato dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti voleva mantenere entrambi i valichi; Mosca valutava questa opzione come lesiva della sovranità di Damasco e ha utilizzato il suo potere di veto per bloccarla, con l’appoggio della Cina. Al tempo stesso, Mosca reclamava un monitoraggio da parte dell’ONU sulle conseguenze delle sanzioni. In altri termini, la Russia contestava agli occidentali di affamare i siriani attraverso le sanzioni che ne colpiscono l’economia e al tempo stesso di utilizzare gli aiuti umanitari per indebolire il governo di Assad. Stati Uniti e Unione Europea invece accusano Assad di violazione dei diritti umani e preferiscono supportare direttamente i civili. Molte associazioni umanitarie hanno accusato Cina e Russia di cinismo poiché sacrificherebbero le esigenze primarie delle popolazioni civili in base a interessi geopolitici. Quando per uscire dall’impasse, Belgio e Germania hanno presentato una proposta che prevedeva l’utilizzo del solo valico di Bab al-Hawa, la Russia ha proposto due emendamenti, uno per il monitoraggio degli effetti delle sanzioni e un altro per l’aumento degli aiuti alla Siria, che sono stati entrambi respinti. Per questo motivo, si è arrivati al paradosso del voto, in cui la Russia si è astenuta dal votare la soluzione con un solo valico che aveva auspicato, proposta dalle nazioni che l’avevano avversata. Intanto la miscela esplosiva di pandemia, crisi economica, guerra civile, sanzioni sta mettendo in difficoltà ulteriore la popolazione civile. Il crollo della produzione di grano fa temere l’ulteriore aggravarsi della situazione alimentare.

 

Immagine: Passanti un una strada del centro di Damasco, Siria (15 agosto 2008). Crediti: © Vyacheslav Argenberg / http://www.vascoplanet.com [CC BY (https://creativecommons.org/licenses/by/4.0)], attraverso commons.wikimedia.org

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