11 agosto 2020

Sudamerica, il drammatico impatto economico e sociale del Covid-19

 

Il Sudamerica è diventato il nuovo epicentro della pandemia, con una crisi sanitaria senza precedenti e con un ulteriore drammatico impatto a livello economico e sociale. I dati dei ministeri della Salute dei dieci Paesi sudamericani, esclusi Guyana e Suriname, riportano complessivamente 4.739.005 casi e 159.543 persone uccise dal Coronavirus.

 

Il Brasile è il Paese più colpito dell’America Meridionale con 3.035.422 casi e 101.049 morti. Tra i casi va annoverato anche il presidente Jair Bolsonaro che, lo scorso luglio, è risultato positivo al test del Coronavirus. Nonostante la positività, il presidente brasiliano non ha cambiato il proprio approccio nei confronti del virus e ha continuato a mostrarsi in pubblico senza mascherina. Il Brasile, oltre a questo triste primato regionale, è anche al 2° posto dopo gli Stati Uniti d’America sia per casi registrati che per deceduti nella classifica globale redatta dall’Università John Hopkins. Rimanendo sempre nell’area del Mercato comune del Sud (MERCOSUR), dopo il gigante brasiliano vi è l’Argentina con 246.499 casi e 4.606 vittime. I due Paesi più piccoli del blocco, Paraguay e Uruguay, registrano i dati più bassi, rispettivamente 6.907 casi e 75 morti e 1.353 casi e 37 decessi.

Nella Comunità Andina la situazione è allarmante in tutti e quattro i Paesi. Il Perù vive la crisi più intensa con 478.024 casi e 21.072 morti, segue la Colombia con 387.481 casi e 12.842 vittime. Negli altri due Paesi, Ecuador e Bolivia, i ministeri della Salute nazionali hanno registrato, rispettivamente, 94.459 casi e 5.922 morti e 89.999 casi e 3.640 morti. Il quadro epidemiologico del Sud America si completa con i dati del ministero della Salute cileno che segnala 373.056 casi e 10.077 morti, e con i dati, sempre poco affidabili, del Venezuela in cui sono stati riportati 25.805 e appena 223 morti.

 

La pandemia, dopo aver messo sotto pressione i sistemi sanitari sudamericani, ha generato una recessione economica e una crisi sociale che per profondità ed estensione non hanno precedenti e che si sta convertendo rapidamente in una preoccupante crisi occupazionale, ben peggiore rispetto a quella registrata dalla crisi finanziaria globale del 2008. L’area latinoamericana e caraibica proveniva già da un prolungato periodo di debolezza causato dalla crisi del 2008 e caratterizzato da un basso ritmo di crescita economica e da un aumento dell’informalità nel mercato del lavoro.

Secondo la Commissione economica per l’America Latina e i Caraibi (CEPAL) e l’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), nel decennio 2010-19 il tasso di crescita del PIL regionale è passato dal 6% allo 0,2%. In particolare, il periodo 2014-19 è stato quello con la crescita più bassa dal 1950 (0,4%). Le proiezioni del Fondo monetario internazionale indicano una dura contrazione del PIL sudamericano del -9,5%. A livello nazionale, il Paese che subisce la caduta più forte è il Perù (-13,9%), seguito dall’Argentina (-9,9%) e dal Brasile (-9,1%) e, infine, dalla Colombia (-7,8%) e dal Cile (-7,5%).

 

Questo ulteriore crollo del PIL si innesta, quindi, in una regione caratterizzata da un mercato del lavoro particolarmente fragile e da una bassa copertura dei sistemi nazionali di protezione sociale. Al di là delle differenti misure predisposte dai diversi governi per fronteggiare la pandemia ‒ sintetizzate dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) e dall’Osservatorio Covid-19 della CEPAL ‒ l’area sudamericana continua a distinguersi per l’assenza generalizzata di ammortizzatori sociali e per l’elevata instabilità occupazionale. Queste due condizioni colpiscono soprattutto i lavoratori informali ‒ che nel continente latinoamericano ammontano al 51% degli occupati totali. In questo contesto pandemico, emerge più chiaramente la profonda disuguaglianza tra coloro che possono lavorare rispettando il distanziamento e percependo tutto, o una parte, del proprio reddito, e i più vulnerabili che, a causa della mancanza di sussidi pubblici, sono costretti a continuare a lavorare mettendo così a repentaglio la propria salute e quella degli altri.

 

La caduta complessiva dei redditi causata dalla riduzione dell’occupazione e delle ore lavorate, con il conseguente ampliamento della disoccupazione, aumenterà ancora di più il numero di persone in povertà e incrementerà ulteriormente i già elevati livelli di disuguaglianza. Alcuni di questi processi sono già in atto, con diversi livelli di intensità, nei Paesi della regione. La pandemia globale, oltre a mettere in difficoltà la capacità di risposta dei già deboli sistemi sanitari dell’America Meridionale, ha lanciato una sfida sulla tenuta dei sistemi democratici, economici e sociali sudamericani. L’uscita dalla crisi, in una regione così fortemente provata sul piano sanitario, economico e sociale, non è facile e richiede un intervento straordinario dei governi nazionali con politiche che stimolino l’economia, proteggano l’occupazione, sostengano i redditi e garantiscano la sostenibilità delle imprese.

 

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Immagine: La gente torna in strada dopo aver allentato il distanziamento sociale. Persone che indossano maschere protettive contro Covid-19, San Paolo, Brasile (2 agosto 2020). Crediti: lucianospagnolribeiro / Shutterstock.com 

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