30 marzo 2018

Tappe e regole per la formazione del Governo

Dopo le dimissioni del presidente Paolo Gentiloni, la costituzione dei gruppi parlamentari e il completamento dell’elezione degli uffici di presidenza di Camera e Senato, si può entrare nel vivo della fase di formazione del prossimo Governo. La disciplina costituzionale prevede, al secondo comma dell’articolo 92, una formula breve e apparentemente semplice: «Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri». La realtà ci racconta, invece, una prassi estremamente complessa, che è andata nel tempo articolandosi sempre più in dettaglio e arricchendosi con un ampio ventaglio di variazioni. Nonostante le divergenze, comunque, si possono individuare alcune fasi principali: le consultazioni, l’incarico vero e proprio e, infine, la nomina.

Le consultazioni sono frutto di una prassi assai consolidata, la quale ha dato origine a una vera e propria convenzione costituzionale, che viene attuata a inizio legislatura, per le crisi di Governo e in caso del venir meno del rapporto di fiducia. Il Quirinale ha dichiarato ufficialmente le date degli incontri (mercoledì 4 e giovedì 5 aprile) e l’ordine delle convocazioni: il primo giorno sono previsti i presidenti del Senato e della Camera, il presidente emerito Giorgio Napolitano e i rappresentanti dei gruppi più piccoli, mentre il secondo giorno è dedicato ai gruppi più consistenti, a partire dal Partito democratico fino al Movimento 5 stelle. Nelle consultazioni le personalità più istituzionali da convocare sono agevoli da individuare (si tratta degli ex capi di Stato e dei presidenti delle Camere, che peraltro devono essere sentiti ex articolo 88 della Costituzione in caso di scioglimento delle Camere o anche una sola di esse), mentre le delegazioni politiche possono essere soggette a cambiamenti: di solito vi prendono parte i capi gruppo e i leader di partito o di coalizione (ad esempio, è data per scontata la presenza al Colle di Luigi Di Maio o Silvio Berlusconi, ma è meno probabile quella di Matteo Renzi).

Se nel corso di questo giro di consultazioni si riuscirà già a individuare un profilo (non necessariamente di un parlamentare) in grado di ottenere la fiducia delle Camere, il presidente Sergio Mattarella gli affiderà l’incarico di formare il Governo. Qualora invece i colloqui siano inconcludenti e il quadro resti incerto, il capo dello Stato procederà a una nuova tornata di incontri con una formula magari più discrezionale, oppure affiderà a un’altra personalità (tendenzialmente una carica istituzionale) un mandato esplorativo per favorire l’aggregazione delle forze in Parlamento e poi riferire al Quirinale in tempi brevi. Questo istituto differisce dal cosiddetto preincarico, divenuto celebre per il precedente del 2013 di Pierluigi Bersani, in cui la figura scelta per procedere nelle consultazioni coincide con quella favorita per ricevere l’incarico o, comunque, è quella uscita più forte dalle consultazioni.

Le elezioni del 4 marzo non ci hanno consegnato un perimetro già chiaro di una maggioranza parlamentare ed è realistico aspettarsi un supplemento di consultazioni prima dell’assegnazione di un incarico, mentre è poco probabile che ci si orienti verso governi di minoranza (ad esempio come nel 1976).

L’incarico è conferito per consuetudine in forma orale al termine di un colloquio tra la figura scelta e il presidente della Repubblica, che da quel momento ha ridotta facoltà di interferire nelle decisioni dell’incaricato e non può revocargli il mandato (secondo dottrina maggioritaria). Il segretario generale del Quirinale rende pubblica la notizia con un comunicato formale e una conferenza stampa.

L’incaricato accetta di norma con riserva (nel 2008 Berlusconi accettò senza riserva) e procede a rapidi confronti con i soggetti politici e parlamentari per definire la squadra di Governo prima di tornare dal capo dello Stato per rinunciare all’incarico oppure sciogliere positivamente la riserva e presentare la proposta di lista di ministri. Dopo lo scioglimento positivo della riserva sono emanati i seguenti decreti del presidente della Repubblica, controfirmati dal presidente del Consiglio nominato: la nomina del nuovo presidente del Consiglio, l’accettazione delle dimissioni del Governo uscente, le nomine dei singoli ministri. Il procedimento si perfeziona con il giuramento secondo la formula di rito in cui i ministri assumono le proprie funzioni e poi, entro dieci giorni, il Governo si presenta davanti a ciascuna Camera per ottenere la fiducia tramite votazioni per appello nominale.

Crediti immagine: Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0). Autore: Simone Ramella


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