26 settembre 2022

Teheran nella guerra in Ucraina: droni iraniani Shahed alla Russia

 

Nel conflitto tra Russia e Ucraina si è aggiunto un nuovo attore internazionale: l’Iran. L’asse tra Mosca e Teheran è consolidato da anni e il supporto del regime teocratico all’invasione dell’Ucraina risulta più che naturale dato il posizionamento internazionale dell’Iran, in aperto contrasto con gli Stati Uniti e l’Occidente. Il presidente iraniano Raisi, in occasione del vertice di Samarcanda, ha dichiarato di non riconoscere le sanzioni contro la Russia e si è detto disposto a lavorare con Putin per neutralizzarle tramite un rafforzamento dei rapporti tra i due Paesi; ma, se prima il supporto alla Russia si traduceva soltanto a livello politico, ora il sostegno iraniano passa anche attraverso la cooperazione militare.

A inizio agosto fonti dell’intelligence statunitense hanno segnalato la spedizione di droni di ricognizione e di attacco Shahed. Il 14 agosto Elijah Magnier, analista specializzato nel Medio Oriente, ha affermato che Mosca e Teheran avrebbero concluso un accordo di cooperazione che prevede l’acquisto di 1.000 droni di produzione iraniana. Questo accordo è motivo di orgoglio per l’Iran e la sua industria militare che, nonostante le sanzioni sulle importazioni di tecnologia, è stata in grado di sviluppare droni tecnologicamente avanzati e ad imporsi come terzo produttore mondiale di velivoli senza pilota, dietro soltanto a Cina e Stati Uniti. In cambio la Russia si sarebbe impegnata, secondo fonti statunitensi, a fornire al regime iraniano un numero non precisato di caccia Sukhoi Su-35, precedentemente destinati all’Egitto. Questi velivoli moderni risulterebbero di grande utilità alla piuttosto datata aviazione iraniana. L’accordo tra i due Paesi è stato possibile grazie alla revoca dell’embargo delle Nazione Unite sulle armi all’Iran, entrata in vigore il 18 ottobre 2021 non senza le forti proteste degli Stati Uniti. L’Iran può dunque acquistare e vendere armi liberamente e legalmente e ha scelto, senza alcuna sorpresa, Mosca come partner.

L’invio di droni alla Russia non è stato ancora confermato ufficialmente da nessuna delle due parti. Il comandante in capo delle forze di terra iraniane, Kiyumars Heydari, ha affermato che l’Iran ha preparato armi ed equipaggiamento per l’esportazione in «Paesi amici» senza tuttavia fare alcun nome. Fonti statunitensi sostengono che, a giugno, la Russia ha avviato un programma di addestramento per l’utilizzo dei droni iraniani; anche il generale iraniano Salami ha ammesso che le forze armate del regime teocratico stanno fornendo addestramento per l’uso del loro equipaggiamento agli «anonimi acquirenti». Inoltre, dal 21 agosto al 18 settembre sono giunti in Russia almeno sette aerei cargo provenienti dall’Iran sorvolando i cieli dell’Armenia. Gli aerei, verosimilmente, potrebbero aver trasportato equipaggiamento militare destinato all’utilizzo nel conflitto in Ucraina; tra queste armi ci sarebbero i sopra citati droni Shahed. Il dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha già provveduto a sanzionare la compagnia aerea iraniana Iran Air Cargo ritenuta responsabile dell’organizzazione dei suddetti voli. Ad essere sanzionate sono state, inoltre, altre tre aziende iraniane che si occupano della produzione di droni.

Fino a pochi giorni fa non vi erano prove concrete dell’utilizzo di tali velivoli nel conflitto in Ucraina. Tuttavia, il 13 settembre, alcune posizioni dell’esercito ucraino presso la città di Kupyansk (a est di Charkiv) sono state colpite da droni kamikaze. Sebbene i resti dei velivoli rechino la scritta “Geran-2”, l’aspetto dei droni è identico a quelli della classe Shahed, in particolare al drone kamikaze Shahed-136 di produzione iraniana. Nonostante la riverniciatura e le scritte in cirillico, tutto porta a pensare che si tratti dei droni iraniani spediti nelle scorse settimane. Questo rinvenimento avvalora l’ipotesi che velivoli di questa classe stiano venendo impiegati nel conflitto in Ucraina. Lo Shahed-136 è un cosiddetto drone suicida o munizione circuitante, un velivolo pilotato a distanza che, una volta agganciato il bersaglio, piomba su di esso facendo esplodere la testata che traporta, distruggendo sia il bersaglio che sé stesso. Solitamente questi droni vengono lanciati in coppia: mentre uno distrugge il sistema radar più prossimo l’altro è libero di colpire il bersaglio. Simili droni sono stati già impiegati con discreto successo dall’Iran e i suoi alleati mediorientali contro le difese aeree di Israele.

Il 17 settembre il Wall Street Journal ha riportato che droni Shahed-136/Geran-2 hanno colpito diverse postazioni di artiglieria fissa e artiglieria semovente nella zona est della provincia di Charkiv. Il comandante d’artiglieria ucraino colonnello Rodion Kulagin, sentito dal quotidiano newyorkese, afferma che i droni kamikaze iraniani, soltanto nella sua area, hanno già distrutto quattro pezzi di artiglieria semovente Howitzer e due mezzi corazzati BTR. Per ora l’utilizzo dei droni Shahed si è limitato alla regione di Charkiv dove l’esercito ucraino ha concentrato la propria offensiva riuscendo a riconquistare, secondo le stime, circa 8.000 km2 di territorio. L’utilizzo dei droni iraniani, per ora limitato, potrebbe servire a Mosca per contrastare l’offensiva ucraina laddove il fronte russo si è rivelato più debole.

L’efficacia dei droni kamikaze in questo conflitto è stata ampiamente dimostrata dall’utilizzo dei famigerati droni Bayraktar TB2 turchi da parte delle forze ucraine che, nei mesi scorsi, hanno provocato numerosi danni tra le fila russe. Sembra dunque che anche Mosca sia intenzionata a adottare tale tattica, rivelatasi finora vincente in questo teatro di guerra. Le forze ucraine, al momento, faticano a difendersi dagli attacchi dei droni Shahed, particolarmente sfuggenti ai sistemi radar e troppo piccoli e rapidi per loro artiglieria. I timori degli esperti occidentali sono che questi droni possano essere utilizzati per colpire i sistemi missilistici Himars inviati dagli Stati Uniti all’Ucraina così come altri sistemi d’artiglieria moderni. Se così fosse, gli sforzi occidentali per dare un vantaggio all’esercito ucraino tramite l’invio di tali armamenti rischierebbero di essere resi vani. Tuttavia, al momento, i droni Shahed sono stati usati soltanto per attacchi a corto raggio e gli esperti ritengono che le effettive potenzialità di questi velivoli siano di molto inferiori a quanto dichiarato dall’Iran.

Ad ogni modo, l’allarme lanciato dagli ucraini è serio e non può essere sottovalutato. La sfida che ora si pone davanti alle industrie belliche occidentali è quella di sviluppare celermente una contromisura in grado di intercettare e abbattere i droni Shahed-136 rendendoli così inefficaci. Fino a quel momento c’è da prendere atto che i russi, grazie all’Iran, hanno ottenuto un’arma i cui impatti sul conflitto sembrano poter essere rilevanti. Teheran ha scelto di schierarsi attivamente dalla parte di Putin nella guerra in Ucraina e, per ora, Mosca ringrazia.

 

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