23 dicembre 2020

Tensione fra Spagna e Marocco per il destino delle enclaves spagnole di Ceuta e Melilla

Il primo ministro marocchino Saâdeddine El Otmani ha definito in un’intervista la situazione di Ceuta e Melilla, enclaves spagnole in Marocco, una questione «sospesa da cinque o sei secoli, ma che un giorno potrebbe riaprirsi» perché sono «marocchine come il Sahara». La Spagna ha convocato d’urgenza lunedì 21 dicembre l’ambasciatrice del Marocco in Spagna, Karima Benyaich, chiedendo il rispetto della propria sovranità e integrità territoriale, che comprende Ceuta, Melilla, le isole dello Stretto di Gibilterra e del Mare di Alborán. Si riapre quindi un contenzioso con radici lontane, nel passato coloniale della Spagna che è stato però alimentato da mutamenti del quadro internazionale delle ultime settimane. Ceuta e Melilla sono due enclaves spagnole in territorio marocchino che godono dal 1995 dello status di città autonome; Rabat le rivendica sin dall’indipendenza, ma la Spagna non ha mai voluto aprire trattative basandosi sul fatto erano spagnole prima che esistesse il Regno del Marocco. Ancora più complessa la situazione del Sahara Occidentale. Alla fine dell’esperienza coloniale spagnola, Madrid cedette al Marocco e alla Mauritania il territorio dove era attiva l’insorgenza del movimento indipendentista Sahrawi (Frente popular para la liberación de Saguia el-Hamra y Río de Oro, noto come Fronte Polisario). Dopo anni di conflitto con il Fronte Polisario e con la Repubblica Araba Sahrawi Democratica (RASD) proclamata in esilio nel 1976, la Mauritania nel 1979 uscì dalla contesa; tutta l’area fu occupata dal Marocco che nel 1980 costruì una barriera difensiva, che divideva la parte costiera dalla parte più centrale, molto più ridotta e controllata dalle forze indipendentiste sahrawi. L’accordo firmato nel 1991 fra RASD e Marocco sotto l’egida dell’ONU prevedeva il cessate il fuoco, il ritorno dei profughi e soprattutto lo svolgimento di un referendum sul futuro dell’area, in cui si doveva decidere fra indipendenza e appartenenza al Marocco. La tregua è durata quasi trent’anni, ma il referendum, per profondi disaccordi fra le parti sulle sue modalità, non si è mai svolto, in una situazione di stallo che sembra di difficile soluzione. Nel novembre del 2020 si sono determinati nuovi scontri intorno al punto di passaggio di Guerguerat e la tregua è stata rimessa in discussione. Questi sviluppi sono anche determinati dall’evolversi della situazione internazionale. Negli ultimi anni il Marocco si è dimostrato un alleato credibile per l’Occidente e si è anche molto rafforzato su un piano militare: il Fronte Polisario si è invece indebolito a causa dei problemi interni dell’Algeria, che è stata per anni il suo principale sostenitore. Ma la svolta vera è avvenuta proprio nel dicembre del 2020 quando, con la mediazione di Donald Trump, Marocco e Israele hanno ripreso in modo completo le loro relazioni diplomatiche; fra le conseguenze di questa trattativa, il riconoscimento da parte degli Stati Uniti della sovranità marocchina rispetto al Sahara Occidentale. Madrid però non vede favorevolmente questo passaggio. L’affondo marocchino sulla questione di Ceuta e Melilla deve essere forse collocato in questo contenzioso più vasto. Probabilmente non si vuole aprire un altro fronte, ma piuttosto evocarlo per ostacolare il protagonismo spagnolo nell’area: l’interesse principale di Rabat è il Sahara Occidentale la cui importanza strategica è notevole in termini economici e geopolitici. La situazione appare oggi favorevole al Marocco; l’obiettivo del monarca Muhammad VI e di El Otmani è la risoluzione in tempi brevi ‒ e con una vittoria completa ‒ del conflitto per il Sahara Occidentale, definito dal primo ministro «la priorità assoluta», mentre soltanto in futuro più lontano «verrà il giorno» di riunirsi con Ceuta e Melilla.

 

Immagine: Il Castillo del Desnarigado, Ceuta, Spagna (10 dicembre 2015). Crediti: Diego Delso [Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale], attraverso it.wikipedia.org

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