4 giugno 2018

Tra Russia e Ucraina guerra anche di notizie

Lo strano caso di Arkady Babchenko rimette al centro dell’attenzione le tensioni non risolte tra Russia e Ucraina. Babchenko è un giornalista russo ostile a Vladimir Putin e professionalmente attivo in Ucraina, dove vive; martedì 29 maggio ne è stata annunciata da parte delle autorità ucraine la morte violenta, lasciando che i sospetti di un coinvolgimento di Mosca dilagassero in patria e all’estero. Il giorno dopo, con un colpo di scena decisamente inusuale, Arkady Babchenko si è presentato in conferenza stampa insieme ad esponenti dei servizi segreti ucraini. Le versioni dei fatti delle autorità ucraine e del giornalista coincidono: la falsa notizia della morte di Babchenko è stata diffusa per sventare un possibile, autentico, attentato alla vita del giornalista. Il procuratore generale Yuriy Lutsenko, presente al fianco di Babchenko nella conferenza stampa, ha spiegato che è stato necessario diffondere la notizia falsa sulla morte del giornalista per disorientare gli agenti russi che stavano organizzando l’omicidio, con il coinvolgimento di un cittadino ucraino. Sarebbe stato proprio quest’ultimo, intercettato dai servizi segreti, a decidere di collaborare, favorendo la messa in scena.

Al sorprendente annuncio, sono seguite manifestazioni di soddisfazione e di sollievo, soprattutto tra gli amici e gli ammiratori di Babcenko, un ex militare che è da molti anni un giornalista aspramente critico della politica estera russa e che per via delle polemiche e delle minacce vive da tempo all’estero. A causa delle modalità con cui è stata gestita tutta l’operazione, non sono mancate però polemiche e accuse. I russi hanno definito l’accaduto una manovra propagandistica, pur facendo mostra di essere sollevati per il lieto fine: l’associazione Reporters sans frontières ha denunciato l’episodio come spiacevole e scorretto. Ma sono soprattutto i rapporti tra le due nazioni, già divise da un ampio contenzioso, che ne risentiranno.

Da un lato le questioni del Donbass e della Crimea restano aperte e sono denunciate dall’Ucraina come un attacco alla propria sovranità, perseguito dai separatisti con il supporto di Mosca; dall’altro la prospettiva di adesione al Patto Atlantico da parte di Kiev, vissuta come una minaccia da Mosca, è ritornata di attualità dopo il vertice di Bruxelles del 27 aprile dei ministri degli Esteri dei Paesi NATO. Confinare direttamente con Paesi ostili o almeno non neutrali è una situazione geopolitica difficilmente accettabile da parte della Russia e l’evoluzione dell’Ucraina negli ultimi anni è una fonte di preoccupazione costante. D’altra parte, una politica aggressiva in appoggio alle rivendicazioni separatiste rischia di trasformarsi in una fonte di instabilità dalle conseguenze non facilmente prevedibili.

Del resto, sarà difficile per la comunità internazionale venire a capo del caso Babchenko accertando la verità; se le accuse delle autorità ucraine venissero provate, se veramente agenti russi avessero minacciato la vita di un giornalista in un Paese straniero, il comportamento della Russia sarebbe gravissimo; d’altro canto, se l’azione dei servizi segreti ucraini si rilevasse in buona parte una mossa propagandistica si tratterebbe di un gioco provocatorio e molto pericoloso. Ci sono peraltro alcuni precedenti come l’eliminazione di personaggi scomodi attribuita al Cremlino (recentemente l’avvelenamento di Sergey Skripal a Londra ha inasprito le relazioni tra la Gran Bretagna e la Russia) e l’uso disinvolto di dossier contro rivali politici, contestato a Porošenko, che rendono difficile districarsi in questa spinosa questione.

Le relazioni tra le due nazioni sono già molto critiche perché le armi nella zona del Donbass non hanno mai taciuto del tutto e un conflitto strisciante è ancora in corso; al di là dei singoli episodi, la situazione è strutturalmente esplosiva. Gli Stati Uniti supportano militarmente l’Ucraina e continuano la politica di sanzioni contro la Russia, per l’annessione della Crimea; sono però preoccupati per la fragilità della leadership di Porošenko, contestato in patria per la corruzione dilagante e le modalità di confronto politico con l’opposizione. Pur essendo sicuramente un episodio minore, rimane un sintomo delle tensioni in corso l’orientamento delle televisioni ucraine che con molta probabilità non trasmetteranno immagini dei Campionati mondiali di calcio che inizieranno in Russia giovedì 14 giugno: la manifestazione è considerata soprattutto una grande occasione di propaganda di un regime aggressivo e ostile.

 

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