27 luglio 2021

Tunisia, il presidente Saïed licenzia il governo e sospende le attività del Parlamento

Ore di tensione in Tunisia, dopo che il presidente Kaïs Saïed ha annunciato nella notte fra domenica e lunedì il licenziamento del primo ministro Hichem Mechichi e la sospensione delle attività del Parlamento per 30 giorni. «Ho deciso di assumere il potere esecutivo con l’aiuto di un capo di governo che nominerò io stesso» ha detto Saïed in un intervento alla televisione di Stato, facendo riferimento all’art. 80 della Costituzione tunisina. Il presidente ha inoltre imposto in tutto il Paese il coprifuoco notturno, dalle 19 alle 6 del mattino, e la sospensione del lavoro dei dipendenti pubblici per due giorni.

Nella mattinata di lunedì 26 luglio, mettendo in pratica le disposizioni del presidente Saïed, le forze dell’ordine tunisine hanno chiuso la sede di al-Jazeera, forse ritenuta troppo vicina alle posizioni degli islamisti. Queste decisioni incrementano la sensazione di trovarsi di fronte a un vero e proprio colpo di Stato. I sostenitori del governo di Mechichi, gli islamisti del partito Ennhada, vicino alla Fratellanza musulmana, e di Al Karama, hanno accusato il presidente di aver tradito la Costituzione e di minacciare la democrazia. Il loro appello alla mobilitazione generale ha avuto però effetti molto parziali nella giornata di lunedì, quando i sostenitori del governo e quelli del presidente si sono fronteggiati in piazza. Mechichi ha comunque annunciato l’intenzione di fare un passo indietro e ha affermato di non voler portare il Paese allo scontro.

Secondo molti osservatori, la popolarità del presidente Saïed rimane molto elevata mentre nelle ultime settimane si erano svolte numerose manifestazioni di protesta, contro il governo e contro il Parlamento, giudicati incapaci di fronteggiare la crisi economica, la diffusa disoccupazione giovanile e la pandemia. Soprattutto nella giornata del 25 luglio, anniversario della proclamazione della Repubblica tunisina, migliaia di cittadini erano scesi in piazza in molte località. I manifestanti chiedevano lo scioglimento del Parlamento e nuove elezioni; in questo clima, il presidente Saïed, appellandosi all’art. 80 della Costituzione, che prevede un intervento diretto del capo dello Stato in caso di “pericolo imminente” per la nazione e per le istituzioni, ha deciso di intervenire. Secondo i suoi oppositori, però non avrebbe rispettato la proceduta dell’art. 80, che si basa sulla consultazione e la concordia fra le istituzioni e non su uno scontro fra i diversi poteri. La comunità internazionale sembra divisa; molto critica verso Kaïs Saïed la Turchia, tradizionalmente vicina a Ennhada e alla Fratellanza musulmana; cauta invece la posizione dell’Unione Europea e degli Stati Uniti, che invitano alla concordia, al rispetto della Costituzione e a evitare ogni violenza. 

 

Immagine: Kaïs Saïed (22 gennaio 2020). Crediti: MEAphotogallery  [Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)], attraverso www.flickr.com

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