8 aprile 2021

Tra Turchia e Unione Europea, male il protocollo, bene gli affari

La visita diplomatica in Turchia della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e del presidente del Consiglio europeo Charles Michel, finalizzata a rilanciare un rapporto storicamente difficile e diventato più complicato proprio nell’ultimo anno, ha dimostrato che le divergenze non sono poche e riguardano anche il galateo. Martedì 6 aprile, durante l’incontro nel palazzo presidenziale di Ankara con Recep Tayyip Erdoğan e con il ministro degli Esteri turco Mevlüt Çavuşoğlu, Ursula von der Leyen è stata relegata su un divano a una certa distanza dal presidente turco e da Charles Michel, seduti uno vicino all’altro su due sedie con alle spalle le bandiere dell’Unione Europea (UE) e della Turchia. Evidenti sono stati l’imbarazzo e l’irritazione di Ursula von der Leyen; le giustificazioni addotte (l’incontro formalmente era stato organizzato da Michel e Erdoğan) sono sembrate poco credibili, anche alla luce di analoghi precedenti, e il sospetto che il protocollo sia stato influenzato da pregiudizi di genere è forte. Anche Michel è stato criticato per non essersi opposto allo sgarbo e non avere gestito adeguatamente la situazione. Le conseguenze del cosiddetto sofagate non saranno tali da compromettere l’esito del confronto, ma è chiaro che non si tratta soltanto di forma.

Gli interessi in gioco tra Turchia e Unione Europea sono importanti, sia per gli scambi commerciali, sia per la gestione dei flussi migratori, sia per gli equilibri interni alla NATO e all’area del Mediterraneo; le due realtà ricevono molte sollecitazioni per arrivare a un compromesso. L’incidente diplomatico che ha coinvolto Ursula von der Leyen, a cui con ogni evidenza non è stato riconosciuto nel protocollo il suo rango, sembra ribadire simbolicamente che fra Ankara e Bruxelles non esistono soltanto alcune divergenze di interesse, ma anche, e forse soprattutto, valori differenti. L’idea di integrare nell’Unione Europea la Turchia si è scontrata in passato proprio con contrasti di fondo relativi ai diritti democratici; ulteriori riserve sulla tenuta democratica della Turchia sono state avanzate proprio nelle ultime settimane, sia per la fuoriuscita di Ankara dalla Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne sia per l’arresto degli ufficiali di Marina in pensione che avevano pubblicato una lettera contro il Kanal Istanbul,  il progetto di un maxi-canale artificiale di 45 km tra il Mar Nero e il Mar di Marmara.

La Realpolitik suggerisce però di guardare al convergere degli interessi piuttosto che alle differenze di principi. E questi interessi indicano che buoni rapporti con Ankara possono rafforzare la NATO, diminuire i contrasti nel Mediterraneo con Grecia e Cipro, favorire i commerci in un momento difficile e contrastare i flussi migratori, in qualche modo delegandone la gestione alla Turchia. Si procederà quindi con l’attuazione dell’unione doganale e con l’erogazione di nuovi fondi per la gestione dei 4 milioni di profughi che si trovano in Turchia. Buoni affari, a quanto pare, si possono trattare anche stando seduti a una certa distanza.

 

Immagine: Ursula von der Leyen (7 settembre 2017). Crediti: EU2017EE Estonian Presidency [CC BY 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/2.0)], attraverso Wikimedia Commons

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