27 aprile 2021

L’UE tra pragmatismo e nuovi assetti globali

Il dinamismo dell’amministrazione Biden e l’evoluzione geopolitica globale sembrano determinare un cambiamento nel posizionamento strategico dell’Unione Europea (UE) dettato da un lato da pragmatismo e difesa di interessi economici, dall’altro da spinte contrastanti di natura sia politica che istituzionale.

È di qualche giorno fa, infatti, la lettera scritta da Ursula von der Leyen e dall’alto rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza Josep Borrell ai leader dei 27 Paesi dell’Unione, in cui mettono a fuoco il rapporto con gli Stati Uniti e soprattutto con la Cina. Borrell e la presidente della Commissione sottolineano la necessità di marcare le differenze di sistema e di valori con la Cina, accusando Pechino di perseguire una svolta autoritaria; esprimono apprezzamento invece per il ritorno a una visione multilaterale da parte degli Stati Uniti, «una mano tesa che va raccolta». Nel messaggio si fa riferimento ai mancati progressi di Pechino sulla strada del rispetto dei diritti umani, con una particolare attenzione agli Uiguri, minoranza musulmana oppressa nello Xinjiang, al Tibet, a Hong Kong. Divergenze che «non possono essere messe sotto il tappeto» e che quindi influiranno negativamente sui rapporti fra Unione Europea e Cina. Sul tavolo c’è però anche la ratifica da parte del Parlamento europeo del Comprehensive agreement on investment (CAI), l’accordo bilaterale siglato il 30 dicembre 2020 fra Unione Europea e Cina che, dopo sette anni di trattative, si propone di regolare gli investimenti fra le due parti, superando gli accordi bilaterali attualmente in vigore. Un’intesa fortemente voluta da Angela Merkel e da Xi Jinping che ha però suscitato molte perplessità fra gli eurodeputati, che denunciano un cedimento sul piano dei diritti umani e in particolare sull’utilizzo del lavoro forzato. Del resto Valdis Dombrovskis, vicepresidente della Commissione europea con delega all’Economia, ha ribadito la necessità di contrastare negli appalti pubblici europei aziende esterne che violino le leggi della concorrenza, un passaggio da molti considerato come un avvertimento alla Cina.

Secondo alcuni analisti, siamo di fronte a una parziale correzione di toni, volta soprattutto a ottenere il lasciapassare del Parlamento europeo rispetto all’approvazione del CAI, dimostrando che ci sarà una certa fermezza nell’applicazione delle regole. Il pragmatismo europeo, a forte trazione tedesca (condanne di principio e buoni affari con Russia e Cina), sembra non reggere l’urto dei recenti sviluppi. Josep Borrell era stato attaccato dopo la sua visita a Mosca a febbraio e accusato di debolezza, ma in effetti la fragilità della posizione europea evidenziata dall’arroganza di Mosca scaturiva soprattutto dalle divisioni interne all’Unione. Anche rispetto alla Cina in questi anni c’è stata la difficile ricerca di un equilibrio fra interessi e principi, fra considerare il gigante asiatico un rivale ma anche un partner. La presa di posizione di Borrel e von der Leyen mostra come l’Unione Europea sia portata dalle aperture multilaterali di Joe Biden a rilanciare l’alleanza con Washington e soprattutto a cercare una posizione unitaria, che la porti a superare l’impasse in cui spesso si trova.

 

Immagine: Josep Borrell (7 ottobre 2019). Crediti: CC-BY-4.0: © European Union 2019. Source: EP (creativecommons.org/licenses/by/4.0/), attraverso www.flickr.com

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