3 febbraio 2023

Una iniziativa di pace per l’Ucraina

«A quasi un anno dall’inizio della guerra in Ucraina, non ci si può rassegnare all’escalation del conflitto, ma è necessario continuare a pensare e agire per cercare di fermare la guerra e riannodare dei fili di pace in Europa». È un uomo di pensiero e azione don Edoardo Canetta, ex vicario apostolico dell’Asia centrale ed ex docente all’Istituto di Diplomazia della Repubblica del Kazakistan. Esperto di mondo russo e fluente in lingua russa, Canetta è stato per vent’anni missionario in Kazakistan (cinque dei quali vissuti da responsabile generale della Chiesa cattolica dell’Asia centrale), dove ha insegnato all’Università di Karaganda, e poi all’Università nazionale euroasiatica L.N. Gumilyov ad Astana. Terminato il suo servizio per la Santa Sede e rientrato in Italia, attualmente è docente all’Accademia Ambrosiana a Milano, mentre, svolgendo anche il servizio di parroco nel capoluogo lombardo, continua a impegnarsi nell’accoglienza di rifugiati ucraini e a promuovere iniziative per la pace.

Apprezzando lo sforzo e le idee espresse dalla Santa Sede che – come ha detto il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano – si è dichiarata «sempre disponibile ad offrire un tavolo di incontro tra le parti per la pace», don Canetta non può fare a meno di notare con rammarico che «ad oggi non ci sono molte condizioni per dialogare e non si vedono sviluppi concreti». Tuttavia, pur senza prescindere da ogni dato di realtà, di fronte alla guerra che dilania l’Europa «non possiamo non domandarci se stiamo facendo di tutto, tutto il possibile per mettere fine a questa tragedia, ha detto Parolin, nel corso della conferenza L’Europa e la guerra, dallo spirito di Helsinki alle prospettive di pace, organizzata nel dicembre scorso all’ambasciata d’Italia presso la Santa Sede. Sottolineando che «la guerra in se stessa è un errore e un orrore», Parolin ha ripreso l’appello di papa Francesco a «fare ricorso a tutti gli strumenti diplomatici, anche quelli finora inutilizzati per arrivare a un cessate il fuoco e a una pace giusta».

Inscrivendosi in questa cornice, Canetta osserva: «Per provare a sbloccare un negoziato che oggi appare molto difficile e lontano occorre partire da una proposta che possa rappresentare una piattaforma di partenza, accettabile da ambo le parti». «La proposta potrebbe essere – rimarca – quella di stendere un nuovo trattato, sull’esempio della Collective Security Treaty Organisation (CSTO), stipulato tra la Russia e alcuni paesi dell’ex Urss». Secondo un’idea che i tecnici e i diplomatici dovrebbero studiare e perfezionare, osserva Canetta, «un patto per porre fine alla guerra in Europa dovrebbe coinvolgere Russia, Ucraina e alcuni paesi garanti come ad esempio Turchia, India, Francia, Israele o altri». Il testo – rileva – potrebbe prevedere la smilitarizzazione della Crimea e del Donbass, con la presenza di forze militari dei Paesi garanti sopra citati. «Tali paesi – continua – per un certo numero di anni assicurerebbero una sorta di ‘protettorato’ da sciogliersi poi attraverso un referendum popolare che darebbe alla gente la decisione se appartenere all’Ucraina o alla Federazione Russa». «Questa soluzione, come qualunque altra – rileva Canetta – avrebbe certo le sue difficoltà, ma forse è possibile almeno provare a metterla sul tavolo e attivare un processo negoziale, per cercare una via d’uscita alternativa alla violenza e alla guerra». Il CSTO è un patto di solidarietà, anche militare, tra nazioni: «Sulla falsariga di quel Trattato, l’Ucraina, pur rinunciando a entrare nella NATO, potrebbe sottoscrivere una alleanza difensiva con altri paesi, tutelando il suo futuro», ribadisce Canetta. Il sacerdote auspica: «Dopo un anno di guerra e distruzione, siamo giunti a un punto in cui il rispetto dovuto alle migliaia di morti e al dolore di tante famiglie, sia ucraine che russe, impone l’urgenza di una trattativa. Le grandi potenze devono preoccuparsi di trovare una via d’uscita».

Canetta compie, poi, un passo avanti, che potrebbe apparire ardito: «Si parla di un vertice di pace entro la fine di febbraio, sotto l’egida dell’Onu. Ogni iniziativa in tal senso è preziosa e benvenuta. Per avviare un negoziato, occorre mantenere condizioni di vita e prospettive accettabili per tutte le parti in lotta. Secondo alcuni analisti, sarà evidentemente necessaria una forza internazionale militare che assicuri l’ordine pubblico. Credo però – osserva – che sia ancor più necessaria una forza non militare, di volontari disarmati: una forza di interposizione civile che, a partire dal basso, possa dedicarsi a tessere faticosamente i rapporti incrinati, oggi segnati dall’odio e dal desiderio di vendetta, tra le stesse componenti della popolazione ucraina». Il rischio è che l’odio rappreso possa segnare i rapporti tra i popoli di quelle terre per generazioni.

«Nelle città invase dalle truppe delle Federazione Russa, a cominciare dalle aree di Donetsk e Lugansk – osserva – si sono aperte terribili ferite e divisioni tra persone che prima erano amiche, o comunque si tolleravano, anche tra persone di una stessa famiglia. Vi sono drammatiche divisioni tra quanti, più o meno volontariamente, hanno collaborato con i russi, e quanti si sono opposti. Ci sono divisioni tra chi è andato a combattere, e a volte a morire, e chi è fuggito o ha cercato di nascondersi in Occidente». Prosegue il prete diplomatico: «Bisogna fin d’ora pensare a quando, dopo l’auspicata tregua, si dovranno fare i conti, non solo quelli economici, legati all’immenso compito della ricostruzione. Un bel giorno, infatti, a Kherson, a Kharkiv o nel Donbass, si ritroveranno vicine persone che sono state nemiche o almeno contendenti. Sarà oltremodo necessario, allora, oltre che l’impiego di forze internazionali militari di controllo, anche la presenza di ‘forze speciali di riconciliazione’. Gente che non ha paura di essere giudicata ‘filorussa’ o ‘filoucraina’, gente per cui non è importante se sei russo o ucraino: l’importante è che sei un essere umano, e per questo hai una dignità inalienabile».

Naturalmente, nota Canetta, in primis è necessario che la comunità internazionale si impegni a cercare vie per un cessate il fuoco che papa Francesco chiede da tempo nei suoi numerosi appelli. Poi servirà ricostruire gradualmente la fiducia, tramite la presenza di intermediari nella stessa società. Secondo l’ex vicario apostolico dell’Asia centrale, «un corpo di volontari disarmati potrebbe includere persone di paesi dell’ex Unione Sovietica, che quindi parlano la lingua del popolo, o anche persone che hanno vissuto in quelle aree e che non odiano né gli uni né gli altri». Canetta sogna «un corpo di pace multietnico e multireligioso» e non esita a dire: «Mi offro anch’io come volontario e credo che molti altri ex studenti dell’Accademia Diplomatica di Astana, in Kazakistan, sarebbero disposti a svolgere questo servizio. Vi sono persone di etnia russa, ucraina, armena, kazaka, che avvertono il desiderio di servire la pace e il dialogo. Questa iniziativa potrebbe essere un fattore costruttivo di un più ampio piano di pace che le potenze internazionali hanno il dovere di pensare e attuare, per evitare un disastro mondiale». Una campagna e un’azione nonviolenta, spiega Canetta, non significano sposare un atteggiamento di passiva accettazione dell’aggressione, ma considerare «idee e pratiche che possono contribuire a risolvere un conflitto a partire dalle sue cause profonde e senza mezzi violenti», proprio con lo scopo di interrompere la spirale dell’escalation armata tramite azioni di interposizione, solidarietà, denuncia pubblica.

Canetta, infine, non può esimersi dal ricordare che, «al di là delle differenze degli idiomi, e in parte dell’alfabeto, Russia e Ucraina hanno una storia in comune. Bisognerebbe riscoprire quanto unisce questi popoli. Russi e ucraini hanno un’antica, comune, grande tradizione cristiana che, nei secoli passati, li ha uniti spesso anche nella difesa di questa identità: si pensi alle lotte con l’Impero Ottomano e alla resistenza contro l’invasione nazista. A questo patrimonio – conclude – bisogna tornare ad attingere per avviare un percorso di pacificazione e riconciliazione».

 

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Immagine: Protesta contro la guerra davanti all’ambasciata russa a Varsavia, Polonia (24 febbraio 2022). Crediti: Grand Warszawski / Shutterstock.com

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