22 novembre 2022

Una nuova distensione nei rapporti USA-Cina?

Il rapporto tra la Repubblica Popolare Cinese (RPC) e gli Stati Uniti d’America è sempre stato difficile e altalenante, tra periodi di avvicinamento che si sono accompagnati a una proficua collaborazione ad altri di elevata tensione e grande attrito, evidente anche nella raffigurazione della Cina da parte di Washington come partner o competitore strategico. Negli ultimi anni le relazioni tra le due superpotenze hanno toccato i minimi storici, complice la guerra commerciale e tecnologica avviata dall’amministrazione Trump, la pandemia da Covid-19, la crisi ucraina e l’annosa questione taiwanese. Per tale ragione, l’incontro tra Xi Jinping e Joe Biden, lo scorso 14 novembre a Bali, a margine del vertice del G20, è stato senza dubbio uno dei più attesi dell’ultimo biennio, la cui maggiore rilevanza risiede nel solo fatto che ci sia stato. Per la verità, non era la prima volta che i due si incontravano di persona – era già successo al Forum economico mondiale di Davos, nel gennaio 2017, in occasione del quale il presidente della RPC, in maniera del tutto inedita,  aveva tenuto il discorso inaugurale, all’insegna della difesa della globalizzazione –, ma all’epoca Biden era ‘solo’ il vicepresidente di Barak Obama.

A Bali, entrambi i leader hanno espresso la propria soddisfazione per aver avuto la possibilità di incontrarsi di persona, in quanto, come sottolineato dal presidente statunitense, «niente può sostituire i colloqui faccia a faccia», soprattutto quando ci si trova davanti a una situazione di elevata tensione tra due superpotenze mondiali chiamate a «gestire le differenze e prevenire che la competizione possa sfociare nel conflitto». Anche per Xi Jinping, «il mondo si aspetta che la Cina e gli Stati Uniti gestiscano le loro relazioni in modo appropriato», in quanto «lo stato attuale delle relazioni bilaterali non è nell’interesse fondamentale dei due paesi e dei due popoli, né è ciò che la comunità internazionale si aspetta». Per tale ragione, «Cina e Stati Uniti devono avere un senso di responsabilità per la storia, per il mondo e per le persone, esplorare il modo giusto per andare d’accordo nella nuova era, mettere la relazione sulla giusta rotta e riportarla indietro sul binario di una crescita sana e stabile a vantaggio dei due Paesi e del mondo intero».

Al di là di tali dichiarazioni di facciata, che sono apparentemente servite per riportare sui binari un treno che negli ultimi mesi sembrava aver deragliato, l’incontro non pare aver portato a nulla di concreto. I problemi rimangono – da Taiwan alla guerra in Ucraina, dalla crisi economica alle violazioni dei diritti umani da parte di Pechino – e non saranno facilmente risolti, se è vero, come ha messo in evidenza il leader cinese con riferimento specifico alla crisi ucraina «non esistono soluzioni semplici per problemi complessi». Né questo sembrava essere nelle intenzioni dei protagonisti, al contrario. Come ha specificato Biden nella sua conferenza stampa al termine dell’incontro con Xi Jinping, «I’m not looking for conflict, I’m looking to manage this competition responsibly». In altre parole, pur nella consapevolezza che Pechino e Washington «continueranno a competere in modo vigoroso», secondo il presidente statunitense è importante accertarsi che «la competizione abbia dei limiti», ossia che si definiscano regole chiare e che si faccia «tutto il possibile per garantire che la competizione non degeneri in conflitto». Insomma, l’obiettivo sarebbe quello di evitare che la tensione crescente non sfoci in conflittualità, poiché sempre secondo Biden «non deve esserci alcuna nuova Guerra fredda con la Cina».

In questo senso, come hanno messo in evidenza in tanti, l’esito più importante dell’incontro sembra essere stato il fatto di essersi incontrati e di essere tornati a parlarsi, in modo «diretto e schietto», dunque senza troppi giri di parole, sulle questioni chiave che alimentano da sempre lo stato dei rapporti tra i due Paesi, a partire da Taiwan. E di questi tempi, verrebbe da dire, non è poco. Soprattutto se questo dialogo avviene all’indomani delle rivelazioni fatte da una fonte autorevole quale è il Financial Times, che ha riportato le testimonianze di alcuni funzionari cinesi (che hanno voluto mantenere l’anonimato), secondo i quali Xi Jinping non avrebbe avuto da Vladimir Putin alcuna indicazione circa la sua volontà di invadere l’Ucraina, a dispetto dell’amicizia “illimitata” che sembrava legare Mosca e Pechino all’indomani della dichiarazione congiunta siglata il 4 febbraio durante la visita del presidente russo nella capitale cinese per l’inaugurazione delle Olimpiadi invernali. Un segnale importante che in un certo senso contribuisce a restituire alla Cina di Xi, fresco di rinnovo di mandato (il terzo), un minimo di credibilità, e tanto più rilevante in quanto arriva in un momento in cui l’amministrazione statunitense non fa mistero dell’assoluta necessità di porre fine alla guerra in Ucraina, poiché, come asserito dal segretario al Tesoro Janet Yellen, questo sarebbe «il modo migliore per porre fine al tumulto economico mondiale». Alla luce di tali considerazioni, le parole del leader cinese ‒ secondo il quale di fronte a una crisi globale e composita come quella in Ucraina, è importante riflettere seriamente sul fatto che «conflitti e guerre non producono vincitori», che «non c’è soluzione semplice a una questione complessa» e che «il confronto tra i principali Paesi deve essere evitato», ragion per cui è auspicabile oltre che la ripresa dei colloqui di pace tra le due parti in causa, anche il dialogo tra Stati Uniti,  NATO, UE e Russia ‒, assumono un peso ancora più significativo.

Sebbene, dunque, non ci sia stata – né d’altro canto ci si attendeva – alcuna svolta significativa nelle relazioni bilaterali tra Cina e Stati Uniti, l’incontro tra i leader delle due superpotenze mondiali ha senza dubbio contribuito ad abbassare momentaneamente i toni, facendo appello al senso di responsabilità e a chiarire contestualmente le rispettive posizioni, nella consapevolezza che «il mondo è abbastanza grande perché i due Paesi possano coesistere e prosperare insieme», ma tracciando al contempo i confini di quello che rimane sotto molti punti di vista uno scontro aperto e di non facile risoluzione.

 

Immagine: Le bandiere di Stati Uniti e Cina. Crediti: vaalaa / Shutterstock.com

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