21 gennaio 2021

Unità, coraggio, esperienza e il tanto altro che servirà

Anno primo e giorno primo della presidenza Biden. Cosa abbiamo visto è già dietro le spalle, ci sono subito le crisi da rincorrere. Il discorso del presidente democratico le elenca, una per una, per ricordare come la sua presidenza prenda le mosse in tempi non normali.

«Milioni di posti di lavoro sono andati persi. Centinaia di migliaia di aziende hanno chiuso. Il grido che chiede giustizia razziale è vecchio di 400 anni. E il sogno della giustizia per tutti non sarà più rinviato. Il grido di sopravvivenza che viene dal pianeta stesso non potrebbe essere più disperato o chiaro. E adesso anche un aumento dell’estremismo politico, del suprematismo bianco e del terrorismo interno che affronteremo e sconfiggeremo». Sfide immediate ed epocali, elencate   ricordando a ogni passaggio che in fondo al tunnel c’è luce se le si affronta assieme. Il messaggio di unità è quello che ha caratterizzato la campagna Biden e sarà quello che caratterizza la sua presidenza. E le parole forti su giustizia razziale e il clima, come quelle sul suprematismo bianco vanno evidenziate perché non sono quelle di un discorso inaugurale di circostanza.

Nel suo discorso di quattro anni fa il presidente Trump descrisse un’America dilaniata e minacciata che non esisteva («american carnage») mentre negava, come ha fatto durante il corso della sua presidenza, le minacce reali: il virus e la crisi economica da esso generato, il riscaldamento del pianeta, le diseguaglianze e il razzismo istituzionale e non.

«So che parlare di unità può suonare ad alcuni come una fantasia sciocca. So che le forze che ci dividono sono profonde e reali, ma so anche che non sono nuove. La nostra storia è stata una lotta costante tra l’ideale americano (...) e la dura, brutta realtà e lacerazioni prodotte dal razzismo, il nativismo, la paura, la demonizzazione». Biden sa di avere un compito immane per rispondere alle crisi e non si nasconde la difficoltà anche solo di ritrovare un filo del discorso comune con larghe porzioni della società, di far finire quella che definisce «uncivil war». Compito ancora più difficile se pensiamo che c’è una porzione di società americana che è stata portata a credere «a fatti manipolati o addirittura creati dal nulla» ‒ questo l’unico attacco a Trump e alla sua teoria delle elezioni rubate. Il richiamo all’unità, insomma non viene negando o mettendo sotto il tappeto la difficoltà di ricucire strappi profondi e antichi, non solo figli di questi anni tormentati.

Non basta quindi un discorso ben calibrato e neppure la rappresentazione dell’America contemporanea della virtuale Parade Across America andata in onda al posto della parata ufficiale. Sugli schermi abbiamo visto gli hawaiani e i cinesi-americani, i centri culturali e i corpi di ballo, le bande militari, le pensionate bianche dell’Idaho, gli sportivi e i Navajos del Wyoming. Una cartolina a tratti kitsch come lo sanno essere le celebrazioni americane, ma anche la foto dell’America rassicurante che Biden promette. Nelle scuole, negli ospedali, nello sport, nella musica cooperiamo, cerchiamo di farlo anche quando parliamo di politica. Il messaggio è questo, ed è un messaggio che una parte maggioritaria degli americani voleva ascoltare. Quattro anni di Trump, la pandemia, la crisi e le vecchie malattie della società americana hanno fiaccato le minoranze e quella classe operaia bianca che in alcuni Stati ha votato per il presidente uscente. Per rispondere alle domande diverse che vengono da questi mondi servono riforme radicali. Biden ne ha enunciate alcune e sembra intenzionato a fare di talune questioni care alle comunità nera e ispanica una priorità. Per realizzarle un messaggio unitario non basta.

Come ha scritto Arnaldo Testi «L’amministrazione Biden-Harris ha un compito enorme, e lo sa. Lo sa a giudicare da quello che i suoi esponenti dicono, da quello che promettono di fare, dal tipo di personale di governo che hanno reclutato. Lo sa a giudicare dal barrage di ordini esecutivi annunciato per le prime ore, per i primi giorni, che deve lanciare un messaggio immediato di discontinuità, di rapido cambiamento. Lo sa a giudicare dalle prime proposte legislative da inviare al Congresso, i provvedimenti anti-crisi, le riforme dell’immigrazione, che dovrebbero cominciare ad affrontare i dolori del presente e quelli accumulati nel più lungo passato». Ricordiamolo: gli Stati Uniti sono già tornati nella WHO e negli Accordi di Parigi, il Muslim Ban non c’è più e il debito studentesco è stato congelato per il tempo della crisi.

La grande differenza con l’approccio alla crisi di Barack Obama nel 2009 è avere messo insieme molta parte di quella squadra di allora che si è pentita di non aver fatto abbastanza, di non aver avuto abbastanza coraggio. Lo “stimulus” proposto da Biden vale il doppio di quello del 2008: se si annunciano cambiamenti, questi devono essere percepiti. E in fretta, aggiungiamo, visto che in America si vota ogni due anni e senza maggioranza in Congresso tutto diventa difficile, come proprio Obama ha sperimentato. L’ambizione e la speranza dei progetti democratici è quella di lanciare una grande ciambella di salvataggio alla classe media che ha paura di scivolare indietro e una fune per finalmente tirare su le minoranze.

Mario Del Pero ha sottolineato l’ambizione del piano di Biden, e quanto sia fragile lo spazio di manovra al Congresso. Fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare e il Congresso degli Stati Uniti, come dicevamo in precedenza.

Non basta un buon discorso, come non bastano la presenza radiosa di Amanda Gorman che ha recitato una poesia che più americana non poteva essere, come americana al 100% era la galleria di facce sorridenti dello show celebrativo. A Biden servirà tutta l’esperienza nei negoziati accumulata in anni di vita politica nelle istituzioni americane, un buono staff e la spinta di quella mobilitazione sociale che ha accompagnato gli anni di Trump. E poi un briciolo di collaborazione da parte dei repubblicani e una buona dose di buona sorte. Almeno 81 milioni di americani gli augurano di averne.

 

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Immagine: Il presidente Joe Biden giura alla cerimonia di inaugurazione accanto alla first lady, Jill Biden, Campidoglio degli Stati Uniti, Washington D.C. (20 gennaio 2021). Crediti: mccv / Shutterstock.com

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