21 luglio 2022

Vertice a Teheran fra Russia, Turchia e Iran

I presidenti della Turchia, della Russia e dell’Iran, Recep Tayyip Erdoğan, Vladimir Putin ed Ebrahim Raisi si sono incontrati il 19 luglio a Teheran per il settimo vertice sulla Siria nel ‘formato di Astana’. Questo tipo di incontri trilaterali prende il suo nome dalla capitale del Kazakistan dove Iran, Russia e Turchia nel 2016 iniziarono a confrontarsi per tentare di trovare una soluzione diplomatica al conflitto siriano. In questi anni, la capitale del Kazakistan ha cambiato nome, da Astana a Nur-Sultan, mentre invece la pacificazione della Siria appare ancora lontana. Il vertice è stato preceduto da incontri bilaterali, che forse sono quelli che hanno dato esiti più consistenti; per il resto i risultati sembrano più evidenti sul piano dell’immagine che della sostanza.

Per Putin si è trattato del primo viaggio fuori dallo spazio ex sovietico dopo l’inizio del conflitto armato in Ucraina; utile dunque per certificare che l’isolamento della Russia non è assoluto. Mosca ha dimostrato di avere voce in capitolo su importanti dossier, come quello sulla Siria, e di poter interloquire con le altre potenze regionali, una delle quali fa parte addirittura della NATO. Questo effetto simbolico è ovviamente incrinato dal fatto che proprio sul presente e sul futuro della Siria ci sono importanti divergenze. Sono però emerse anche alcune convergenze, spendibili nello scenario globale. In primo luogo il rafforzamento delle relazioni economiche tra Russia e Iran; sulla base di un memorandum d’intesa fra Gazprom e National Iranian Oil Company (NIOC) Mosca si impegna a investire 40 miliardi di dollari nel settore energetico iraniano. In particolare, le intese riguardano il North Pars, uno dei più grandi giacimenti di gas del mondo. Inoltre, Mosca e Teheran perseguiranno il tentativo di creare un sistema di pagamenti alternativo allo SWIFT; i loro scambi inizieranno a non utilizzare più il dollaro. Per quanto riguarda il bilaterale fra Erdoğan e Putin ci sono stati passi avanti sulla questione dell’esportazione di grano ucraino sulla base del piano elaborato il 13 luglio a Istanbul da delegazioni di Russia, Ucraina, Turchia e rappresentanti dell’ONU. Restano ancora questioni da sciogliere rispetto alla sicurezza dei porti e delle navi, ma la trattativa sembra ben avviata.

Paradossalmente è proprio sulla questione siriana che sono apparse le divisioni più marcate: Erdoğan ha annunciato ormai da tempo una campagna militare che possa creare una zona di sicurezza profonda 30 km, cacciando i ‘terroristi’ del PKK (Partîya Karkerén Kurdîstan, Partito dei lavoratori del Kurdistan) da Manbij e Tall Rifaat. Ma secondo Teheran «qualsiasi attacco alla Siria sarebbe dannoso per la Turchia e per la regione, a beneficio dei terroristi». La posizione di Vladimir Putin è più possibilista, ma un contrasto di fondo permane; del resto, fin dall’inizio del conflitto in Siria, Russia e Iran hanno sostenuto il regime di Assad, mentre la Turchia ha dato il suo appoggio ai ribelli di matrice islamista. Secondo la maggior parte degli osservatori, è probabile che Erdoğan, nonostante il monito dei suoi interlocutori, persegua lo stesso i suoi obiettivi e attui la campagna contro i Curdi. Da questa constatazione, si evince che i tre protagonisti del vertice di Teheran hanno più situazioni a cui si oppongono concordemente che obiettivi in positivo condivisi; si sono infatti pronunciati unitariamente contro le incursioni israeliane in Siria e contro la presenza militare degli Stati Uniti sulla sponda orientale dell’Eufrate.

Se le loro intese sono fragili, nondimeno creano preoccupazioni per gli Stati Uniti che hanno accusato Teheran di voler fornire alla Russia droni da combattimento, che potrebbero essere utilizzati nel conflitto attuale. L’Iran da un lato ha smentito, ribadendo però con le parole del comandante delle forze di terra dell’esercito iraniano Kiumars Heidari che il Paese è pronto a vendere armi come i droni «a Paesi amici». Il vertice di Teheran ha svolto una funzione principalmente simbolica ma non è detto che le concordanze fra i tre Paesi coinvolti non abbiano conseguenze pratiche. 

 

Immagine: Da sinistra, Recep Tayyip Erdoğan e Vladimir Putin (19 gennaio 2020). Crediti: kremlin.ru [CC BY 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/4.0)], attraverso Wikimedia Commons