15 giugno 2021

Vertice di Bruxelles: anche la NATO è tornata

Il vertice della NATO del 14 giugno a Bruxelles si presenta come un tentativo di ripensarsi in vista delle nuove sfide del futuro e di rilanciarsi, dopo le difficoltà degli ultimi anni, segnati da profondi contrasti interni e da una tendenziale inerzia, che aveva portato nel 2019 il presidente francese Macron a parlare di «morte celebrale» dell’Alleanza atlantica. Sullo sfondo c’erano la scarsa fiducia di Donald Trump verso le istituzioni sovranazionali, le polemiche permanenti sui costi, l’irrequietezza neo-ottomana della Turchia che aveva portato a contrasti fortissimi con gli Stati Uniti, con la Francia e soprattutto con la Grecia. È evidente la volontà di Joe Biden di dare una svolta a questa situazione e di rilanciare la NATO, anche e forse soprattutto per contrastare l’attivismo della Cina e della Russia, consolidando il rapporto con l’Europa e con i tradizionali alleati, uscendo dall’isolamento. Questo è il senso complessivo della missione europea del presidente americano, che prevedeva la partecipazione al G7 di Carbis Bay, nel Regno Unito, dall'11 al 13, al vertice NATO il 14 e a quello Unione Europea-USA il 15 giugno. Tre tasselli diversi di un unico mosaico: America is back. Ed è tornata con l’idea di rilanciare l’alleanza con l’Europa, a cui significativamente il presidente dedica la sua prima missione all’estero, e quindi la NATO.

In generale gli europei hanno mostrato il loro apprezzamento e più o meno apertamente sottolineato il sollievo per la fine dell’epoca trumpiana, anche se con accenti diversi. Più convinti da parte dell’Italia, con Mario Draghi che ha mostrato chiaramente il suo sostegno alla svolta multilaterale degli Stati Uniti; con maggiori riserve da parte di Germania e Francia, orientate a sviluppare comunque, anche nell’era Biden, una maggiore autonomia dallo storico alleato in termini di difesa e di politica estera. Il documento finale in 79 punti sottoscritto dai 30 Stati membri rappresenta comunque un passo avanti per la politica di Biden. Si parla anche della minaccia del terrorismo, degli attacchi informatici, dell’impatto sulla sicurezza dei cambiamenti climatici. Ma di importanza fondamentale, e non a caso ripreso dalle agenzie di stampa di tutto il mondo, il terzo paragrafo delle conclusioni dove si afferma: «La crescente influenza della Cina e le sue politiche internazionali possono presentare sfide sistemiche che dobbiamo affrontare insieme come Alleanza». Il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg ha precisato: «Non stiamo entrando in una nuova Guerra fredda. La Cina non è il nostro avversario, né il nostro nemico». Nondimeno il segnale è forte e la critica delle politiche di Pechino netta; in tre paragrafi delle conclusioni si parla approfonditamente proprio del rapporto con la Cina, un’attenzione che rappresenta una novità, anche se più spazio viene comunque dedicato ai contrasti con la Russia nei vari scenari.

La convergenza tra i due Paesi viene inoltre avvertita come una minaccia all’equilibrio internazionale. Insomma se l’obiettivo di Biden era quello di consolidare l’Alleanza e mandare un segnale forte a Mosca e a Pechino, l’intento è stato raggiunto anche se questo non significa che tutti i problemi siano risolti, a partire dalla relativa fragilità difensiva dei Paesi europei. Inoltre, sul piano della coesione interna non sono mancati alcuni elementi di discordia con la Turchia, che ha per l’ennesima volta rimproverato agli Stati Uniti l’appoggio ai «terroristi curdi» in Siria. L’incontro bilaterale fra i due presidenti è stato però definito da Erdoğan «sincero e costruttivo» e da Biden «ottimo», e nonostante le divergenze su alcuni punti è stata ribadita l’alleanza strategica fra i due Paesi; va avanti inoltre il disgelo fra Turchia e Grecia, sancito anche da un incontro bilaterale tra il premier ellenico Kyriakos Mitsotakis e il presidente turco Erdoğan. Anche qui, molti nodi restano irrisolti ma le due parti non vogliono tornare alle tensioni laceranti del 2020. Non tutta la comunità internazionale sarà soddisfatta, ma l’impressione è che anche la NATO sia tornata a giocare un ruolo nello scenario globale. 

 

Immagine: La sede della NATO a Bruxelles, Belgio (22 febbraio 2018). Crediti:  NATO North Atlantic Treaty Organization [Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)], attraverso www.flickr.com

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