6 maggio 2021

Vittoria del Partito popolare nella Comunità autonoma di Madrid

Le elezioni nella Comunità autonoma di Madrid, che si sono svolte martedì 4 maggio, hanno dato una forte scossa alla politica nazionale. Le sorprese non sono mancate, anche se i vincitori, cioè il Partido popular (PP) e Isabel Díaz Ayuso, presidente uscente, erano i favoriti. Ma le proporzioni della vittoria e in qualche modo anche della sconfitta del PSOE (Partido Socialista Obrero Español) e di Unidas podemos non erano certo scontate. La prima sorpresa è stata l’alta percentuale di partecipazione (76% degli aventi diritto) nonostante si votasse in un giorno feriale e con l’epidemia di Covid-19 tutt’altro che domata.

Il Partido popular ha raggiunto il 44,73% dei voti, ottenendo 65 deputati; un risultato strepitoso considerando che partiva dal 22,23% del 2019 che aveva procurato al partito soltanto 30 seggi. I popolari raddoppiano in pratica i loro consensi, in soli due anni; una vittoria netta che però non basta a governare da soli. Isabel Díaz Ayuso ha bisogno del voto di 69 deputati, poiché in tutto sono 136. Nella precedente legislatura Ayuso aveva governato, sia pur tra polemiche e difficoltà, con l’appoggio dei liberali di Ciudadanos, che nel 2019 avevano eletto 26 deputati, e dell’estrema destra di Vox. Una maggioranza che si è però presto sfaldata, portando alle elezioni anticipate del 4 maggio. Ciudadanos in questa tornata elettorale non ha ottenuto neanche un seggio, non avendo superato la soglia di sbarramento del 5%; sono indispensabili quindi i 13 voti dell’ultradestra di Vox. Nelle prime dichiarazioni dopo la vittoria, Ayuso si è mostrata ottimista circa la possibilità di raggiungere un accordo con Vox, che le consenta di governare.

Ben diversa la situazione a sinistra. Il PSOE ottiene soltanto 24 deputati contro i 37 del 2019, quando il partito aveva ottenuto il 27,21% dei voti, risultando come il primo partito. Adesso i socialisti sono terzi, surclassati dai popolari, ma superati per numero dei voti anche da Más Madrid, formazione politica progressista con accenti populisti. I tre partiti di sinistra hanno ottenuto in tutto 58 seggi, dunque meno dei popolari da soli; i socialisti hanno annunciato che non cambieranno il loro gruppo dirigente e aspettano di tenere il congresso locale per immaginare un rilancio.

Il terremoto elettorale che ha sconvolto la sinistra, ha però provocato le dimissioni di Pablo Iglesias, leader di Unidas podemos, che annuncia addirittura il ritiro dalla politica. Iglesias aveva lasciato il governo nazionale per candidarsi a Madrid e impedire l’affermazione della destra; pensava probabilmente che la sua figura carismatica avrebbe contribuito alla riunificazione della sinistra e a una vittoria. I risultati sono deludenti, anche se Unidas podemos cresce, sia pur di poco, rispetto al magro risultato del 2019. Sorprendendo ancora una volta sostenitori e avversari Iglesias si assume dunque l’onere della sconfitta e si fa da parte, auspicando che il suo gesto possa favorire il riscatto del partito. La prospettiva della regione di Madrid governata da una maggioranza di destra che comprenda Vox è un segnale politico di grande rilevanza nazionale, che suscita in alcuni timori e in altri speranze. Il governo di Pedro Sánchez appare indebolito, anche se sembra difficile che si vada presto a nuove elezioni nazionali. Le componenti emotive hanno giocato comunque un grosso ruolo in questa campagna elettorale. Secondo molti osservatori Isabel Díaz Ayuso ha moltiplicato i propri consensi opponendosi alle politiche rigorose del governo in materia sanitaria e spingendo fortemente sul tasto delle riaperture e della ripresa economica, presentandosi quindi come paladina dell’ottimismo e della centralità dell’economia. Un messaggio che almeno sul breve periodo si è mostrato vincente.

 

Immagine: Isabel Díaz Ayuso (2 maggio 2021). Crediti: Populares de Madrid [Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)], attraverso flickr.com

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