12 luglio 2022

Vittoria dei liberaldemocratici in Giappone

Come previsto, il Partito liberaldemocratico (LDP, Liberal Democratic Party) esce vittorioso dalla tornata elettorale di domenica 10 luglio che riguardava il rinnovo parziale della Camera dei consiglieri, la camera alta della Dieta giapponese. Sono stati assegnati in questa occasione 125 seggi su un totale di 248; il Partito liberaldemocratico ne ha ottenuti 63 e 13 sono stati attribuiti agli alleati di Komeito. La principale forza dell’opposizione, il Partito costituzionale democratico del Giappone, ne ha invece ottenuti soltanto 17, perdendone 6. I due partiti che sostengono il governo di Fumio Kishida avranno quindi una larga maggioranza, con 146 seggi su 248. Naturalmente sull’esito del voto ha pesato, se non altro emotivamente, l’omicidio dell’ex premier Shinzo Abe, avvenuto venerdì 8 luglio a Nara, durante un comizio elettorale in appoggio a un candidato locale. L’autore dell’omicidio, il quarantunenne Tetsuya Yamagami, con un passato nelle Forze di autodifesa, immediatamente arrestato, ha motivato il suo gesto in modo piuttosto confuso e collegato a vicende personali, a una sua generica «insoddisfazione» piuttosto che a ragioni politiche. L’uomo si è dichiarato convinto che l’ex primo ministro avesse una stretta relazione con un’organizzazione a cui apparteneva sua madre e che era stata fonte di gravi problemi per la famiglia. Anche se appare scaturita da un caso di profondo disagio psichico e priva di una matrice politica, l’azione ha scosso fortemente la nazione e la comunità internazionale, in considerazione dell’importante ruolo che Shinzo Abe ha ricoperto negli anni.

Per quanto riguarda le elezioni, il tragico evento ha sicuramente accresciuto i consensi intorno a Fumio Kishida, che era comunque ampiamente favorito. Più complessa un’analisi delle conseguenze.  Il primo ministro giapponese, raccogliendo l’eredità di Shinzo Abe, ha manifestato l’intenzione di realizzare il principale obiettivo politico dell’ex primo ministro e cioè la riforma della Costituzione pacifista del Giappone. In particolare, verrebbe modificato l’art. 9 che vieta al Giappone di detenere forze armate. Nella Dieta, oltre a quelle della maggioranza di governo, ci sono altre forze politiche favorevoli a questo cambiamento, come il conservatore Nippon Ishin no Kai.

La maggioranza di due terzi, necessaria per emendare la Costituzione, può essere quindi raggiunta; questo obiettivo, che si intreccia con un forte rilancio del nazionalismo, sembra ora più vicino ma gli ostacoli sono ancora molti. Infatti, anche se la Dieta approvasse la revisione della Costituzione, rimane il fatto che le modifiche dovrebbero essere ratificate tramite un referendum popolare. Non è detto che gli elettori siano favorevoli; la tradizione pacifista ha messo forti radici nel Paese. Comunque Kishida ha anche ribadito la volontà, sempre nel rispetto degli indirizzi impressi al Paese da Shinzo Abe, di aumentare le spese militari che dovrebbero raggiungere il 2% del PIL. Secondo alcuni osservatori, Kishida vorrebbe muoversi su questo difficile terreno con equilibrio e prudenza, sia per rispetto delle preoccupazioni interne di una parte dell’opinione pubblica sia per non scuotere troppo bruscamente i difficili equilibri in Asia, e in particolare i rapporti con la Cina;  una parte importante del partito, portatrice di un nuovo nazionalismo, invece vorrebbe investire subito proprio sul terreno del riarmo e della revisione costituzionale l’effetto della vittoria di domenica. Se questa accelerazione ci sarà, il cambio costituzionale e l’investimento militare dovrebbero favorire e accompagnare un nuovo ruolo, molto più attivo, del Giappone nello scenario geopolitico in Asia e a livello globale.

 

Immagine: Fumio Kishida (ottobre 2017). Crediti: 切干大根 [CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)], attraverso Wikimedia Commons