23 ottobre 2017

Xi Jinping al XIX Congresso del PCC: la nuova era del socialismo cinese

Il presidente della Repubblica popolare cinese, Xi Jinping, ha aperto ufficialmente il XIX Congresso del Partito Comunista Cinese (PCC) con un discorso solenne dalla durata di tre ore e mezza. Xi Jinping, secondo soltanto a Mao Zedong in termini di fama e popolarità, è il segretario generale del partito dal 2012, e presidente della Repubblica popolare dal 2013. Xi Jinping ha subito rivendicato i successi del socialismo, che si appresta a entrare in una “nuova era”. Il leader carismatico, nell’ottica di trasformare la Cina sempre più in una potenza globale, ha delineato i piani di crescita rispettivamente fino al 2020 (vigilia del centenario della fondazione del partito), al 2035 e al 2049 (centenario della Repubblica popolare), promettendo a tutto il popolo cinese una vita migliore e più felice e un Paese più bello e armonioso. Rinnovare il Paese “non sarà una passeggiata nel parco” ma entro il 2049 la Cina, da “società moderatamente prospera” quale sarà nel 2020, si ergerà sicuramente a essere un Paese socialista moderno, “democratico”, all’avanguardia sia dal punto di vista militare che culturale e “bello”. Xi Jinping ha tenuto a rimarcare la crescita del PIL sotto la sua guida: negli ultimi cinque anni infatti è passato da 8,2 a 12 trilioni di dollari.

Il presidente ha promesso anche che i tassi d’interesse e i tassi di cambio dello yuan guarderanno più al mercato, in maniera tale da favorire maggiormente l’apertura della Cina in campo economico. Oggi la Cina è la seconda maggiore economia al mondo e negli ultimi sei mesi ha registrato una crescita superiore al 6,9%. Inoltre, Xi Jinping ha evidenziato che dal 2012 alla fine dello scorso anno i cittadini cinesi che vivono in condizioni di povertà sono diminuiti da 98,9 a 43,3 milioni. Per migliorare le condizioni di vita di tutta la popolazione e favorire l’uguaglianza sociale adesso la vera sfida sarà quella di “sollevare dalla povertà la popolazione delle aree rurali più depresse del Paese”. Per raggiungere gli obiettivi prefissati occorre anche dare più forza al partito e al suo capo, opponendosi fermamente a qualunque iniziativa che possa arrecare danno agli interessi del popolo. La campagna anticorruzione, che ha già portato all’epurazione del 10% dei componenti del Comitato centrale, all’arresto di 280 funzionari ministeriali e all’allontanamento di 1,3 milioni di burocrati, continuerà senza sosta. “Le volpi da stanare”, ovvero i politici e gl’imprenditori che sono scappati all’estero sottraendo centinaia di miliardi al popolo, saranno chiamati a rispondere dei loro reati.

Per quanto riguarda la politica estera, a sorpresa, non è stato fatto alcun cenno ai rapporti con Donald Trump o ai lanci missilistici della Corea del Nord. Molto più importante, invece, che Taiwan torni presto a far parte della Repubblica popolare cinese. Tra gli obiettivi del Partito comunista non figureranno mai “egemonia ed espansionismo” ma questo non significa che la Cina non debba essere difesa da “un esercito costruito per combattere”. In altre parole, si vuole colmare al più presto il gap militare nei confronti degli Stati Uniti. Dal punto di vista ambientale, pur ammettendo che nella capitale l’inquinamento è ai massimi storici, Xi Jinping ha voluto sottolineare che i dirigenti del partito respirano la stessa aria del popolo, fornendo rassicurazioni anche sullo “sviluppo verde” che proteggerà l’ambiente e renderà la Cina sempre più bella. Infine, grandi novità potrebbero scaturire dai lavori del congresso: dal pensionamento di cinque dei sette membri del Comitato permanente all’inclusione del pensiero politico di Xi Jinping nella costituzione del partito, passando magari anche per la designazione del suo successore politico dal momento che l’attuale presidente non ha eredi.   


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