27 gennaio 2022

Yemen, un conflitto oltre i suoi confini

 

Lunedì 17 gennaio la città emiratina di Abu Dhabi è stata colpita da un attacco tanto violento quanto unico nel suo genere. L’assalto, condotto secondo le prime ricostruzioni con droni esplosivi, ha causato sei feriti e tre morti nella zona dell’aeroporto internazionale. Le vittime sono due operai indiani ed un pakistano che lavoravano all’interno di uno dei depositi della compagnia petrolifera emiratina ADNOC. Non è affatto raro, infatti, che negli Stati del Golfo la manovalanza sia per lo più straniera e proveniente da Paesi in via di sviluppo dell’Asia. L’offensiva è stata rivendicata dal gruppo ribelle sciita Ansarullah, operante in Yemen e spesso associato al nome del clan Houthi. Si tratta della prima volta che i ribelli, sostenuti economicamente e logisticamente dall’Iran, colpiscono direttamente gli Emirati Arabi Uniti (EAU), che fanno parte della coalizione internazionale a guida saudita impegnata in Yemen contro gli Houthi e a sostegno del governo di Abd Rabbu Mansour Hadi. L’esecutivo, l’unico riconosciuto dalle Nazioni Unite, ha spostato la sua sede nella città meridionale di Aden, dopo che la capitale Sana’a è stata occupata dagli Houthi nel 2014.

Nel corso degli ultimi sette anni, lungo il tragitto di una delle guerre più sanguinose e dimenticate del nostro tempo, gli Houthi hanno più volte preso di mira con razzi e droni obiettivi più o meno strategici situati in territorio saudita. Spesso si è trattato di infrastrutture legate all’estrazione e alla lavorazione dei prodotti petroliferi. Tuttavia, come già detto, questa è la prima volta che i ribelli filoiraniani indirizzano i loro sforzi direttamente – e con successo - contro gli EAU. L’attacco ad Abu Dhabi rischia di bloccare nuovamente gli sforzi diplomatici per porre fine al conflitto con una soluzione politica e negoziata, anziché col clangore delle armi. Secondo funzionari di Riyad – citati dalla stampa del regno ‒ i sistemi di difesa sauditi hanno abbattuto nove droni che i ribelli sostenuti dall’Iran hanno lanciato lo stesso giorno dell’attacco ad Abu Dhabi, ma quelli sulla metropoli emiratina sono comunque andati a segno.

Quella da parte degli Houthi sembra una dimostrazione di forza, il cui messaggio sotteso è che il movimento è in grado di colpire non solo i sauditi ‒ come periodicamente avviene ‒ ma anche gli alleati regionali di Riyad che contribuiscono al confronto bellico in Yemen. La coalizione a guida saudita, dal canto suo, ha prontamente reagito effettuando – martedì 18 gennaio ‒  raid aerei su Sana’a, i più violenti dal 2019, nei quali sono morte almeno venti persone, tra cui alcuni civili. Fra le vittime, riferiscono i media sciiti filoiraniani, figura anche Abdullah Qassim al-Junaid, uno degli alti papaveri del movimento ribelle dello Yemen.

Le reazioni dei principali attori regionali sono state unanimemente solidali verso gli Emirati, tanto che persino Israele – sull’onda della normalizzazione delle relazioni diplomatiche coi vicini arabi ‒ ha offerto sostegno in termini d’intelligence e sicurezza ad Abu Dhabi. Si esclude, naturalmente, l’Iran, che considera gli Houthi non come ribelli da sgominare, ma piuttosto come un gruppo di resistenza islamica di fronte alle angherie dei sauditi.

Il surriscaldarsi della situazione nel Golfo ha importanti riflessi anche in ottica americana. Poco dopo essere entrato in carica, infatti, il presidente Joe Biden ha disposto la rimozione di Ansarullah dalla lista nera delle organizzazioni terroristiche. L’inquilino della Casa Bianca ha motivato la decisione affermando che tale designazione influiva negativamente sui tentativi di fornire sostegno umanitario al popolo dello Yemen, che oltre ai danni “convenzionali” della guerra deve affrontare anche malnutrizione e condizioni sanitarie a dir poco precarie. Secondo il sito statunitense Axios, che cita fonti del Golfo, il ministro degli Esteri degli Emirati, Abdullah Bin Zayed al-Nahyan, ha chiesto al segretario di Stato americano, Antony Blinken, di designare nuovamente i ribelli sciiti dello Yemen come organizzazione terroristica, sulla scia dell’attacco ad Abu Dhabi. Lo Stato arabo sembra più che mai intenzionato a fare pressione sugli americani in questo senso anche in sede ONU, in particolare nell’ambito del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

In questo contesto non cessano gli sforzi per abbassare la tensione tramite la diplomazia. Mercoledì 19 gennaio il portavoce del dipartimento di Stato americano, Ned Price, ha fatto sapere che l’inviato speciale degli Stati Uniti per lo Yemen, Timothy Lenderking, in questi giorni sarà impegnato in un tour diplomatico che lo porterà nelle principali cancellerie del Golfo e poi a Londra. L’obiettivo del diplomatico, spiega la relativa nota ufficiale, sarà quello di «rinvigorire gli sforzi di pace in coordinamento con le Nazioni Unite, alti funzionari del governo regionale e altri partner internazionali». Per parte sua, l’inviato delle Nazioni Unite in Yemen, Martin Griffiths, ha fatto appello alla moderazione e alla calma, invitando tutte la parti coinvolte a mantenere lo «slancio positivo» dei colloqui tenutisi in Svezia nell’ormai lontano 2018.

La situazione in Yemen non sembra, per ora, destinata a migliorare. Il conflitto che dal 2015 affligge il Paese arabo colpisce l’intera cittadinanza, ma soprattutto le fasce più a rischio della popolazione, come i minori. Secondo un rapporto di Save the Children divulgato a ottobre 2021, infatti, un quarto delle vittime totali della guerra in Yemen è rappresentato da bambini. I più piccoli, oltre alla fame e alle precarie condizioni sanitarie, devono fare i conti anche con la dispersione scolastica. Il 60% degli alunni la cui scuola è stata distrutta durante i combattimenti ‒ spiega ancora Save the Children ‒ non torna più fra i banchi, rischiando così di lasciarsi sfuggire di mano non solo il presente, ma anche il futuro.

 

Immagine: La grande distruzione causata dalla guerra ha danneggiato la maggior parte della città e dei suoi quartieri, Taiz City, Yemen (12 aprile 2019). Crediti: anasalhajj / Shutterstock.com

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