28 maggio 2012

Dalla Cina (marzo - maggio)

Giovani miliardari cinesi artefici delle proprie fortune, non le hanno ereditate

Oltre tre quarti dei giovani miliardari della Cina continentale hanno guadagnato i propri soldi e sono stati essi stessi gli artefici delle loro ricchezze senza ereditarle. Secondo uno studio pubblicato dalla rivista Hurun sulla ricchezza, su 33 persone di età inferiore ai 40 anni e con un patrimonio personale di almeno 1 miliardo di yuan (oltre 100 milioni di euro), solo otto lo hanno ereditato dalla famiglia. “I risultati della ricerca – ha commentato Rupert Hoogewerf, ricercatore ed editore del rapporto di Hurun – negano l’assunto molto diffuso secondo il quale i giovani cinesi molto ricchi lo sono per tradizione familiare. In realtà le cose stanno molto diversamente”. Primo nella lista dei miliardari ‘fai da te’ cinesi, è Fang Wei, 39 anni, presidente di Fangda Group a Pechino, con una fortuna di 15 miliardi di yuan. Fondata nel 1991, la Fangda è un gruppo industriale specializzato in prodotti chimici, farmaceutici, acciaio e ferro. Oltre a numerosi altri imprenditori, nella lista, sia pure all’ultimo posto tra i self made men anche la star della pallacanestro Yao Ming, con 1 miliardo di yuan. L’atleta, dopo il ritiro dalla NBA avvenuto lo scorso anno, ha lanciato una propria azienda di vini in esclusiva per il mercato cinese. L’industria dell’intrattenimento e delle tecnologie conta per il 15% dei miliardari (includendo sia i self made men che quelli diventati tali per eredità), il settore dell’energia per il 13%. A seguire il settore manifatturiero (11%) e quello finanziario e degli investimenti (9%). La provincia del Guangdong fa la parte del leone nel club dei miliardari, vantando in totale sei persone nella lista di quest’anno. Cinque i miliardari di Shanghai nella lista, seguita da Pechino con 4 e dalle province del Jiangsu, Sichuan e Zhejiang ciascuna con tre. L’età media dei ricconi cinesi è di 35,5 anni. Otto le donne in lista, tra cui quattro tra quelle che si sono fatte da sé. Ma la preoccupazione è che molti di questi siano in realtà solo dei prestanome.

 

Shanghai sprofonda sotto il peso dei grattacieli

Rischia di sprofondare sotto il peso delle sue altissime torri Shanghai, la più moderna e accattivante delle città cinesi. Se da un lato la metropoli del sudest della Cina diventa sempre di più la città del futuro e la capitale economica del paese, sfavillante con i suoi grattacieli sempre più alti e dalle forme innovative, dall’altro Shanghai suscita le preoccupazioni dei geologi. Secondo quanto riferisce il Times, infatti, a causa di vari fattori come l’aumento della popolazione dovuta ai fenomeni migratori, la morbidità del suolo e il surriscaldamento globale, dal 1921 ad oggi il livello della città è calato di quasi due metri. Un problema che, tuttavia, riguarderebbe non solo Shanghai, ma diverse altre città della Cina, tra cui la capitale Pechino e Xìan (la città nota ai più per ospitare il celebre esercito di terracotta). Le cronache segnalano larghe buche che si aprono come voragini in queste città, e di incidenti che hanno coinvolto pedoni e autoveicoli. È successo recentemente proprio a Shanghai, nella zona finanziaria dove continuano i lavori per ultimare la costruzione della Shanghai Tower, destinata a divenire il grattacielo più alto della Cina (con i suoi 632 metri di altezza anche il secondo più alto al mondo dopo il Burj Khalifa di Dubai). Nelle vicinanze del cantiere si è aperta una falla nel manto stradale lunga oltre sei metri e mezzo. La società costruttrice della torre, dopo che le immagini si sono diffuse nella rete e su molti blog, ha reagito immediatamente, definendo la superficie stradale “sotto controllo e priva di rischi”. Ma senza convincere tutti. Shanghai si trova su un terreno soffice a causa della sua posizione geografica, alla foce del fiume Yangtze. Ma non solo. Secondo gli esperti, il peso dei grattacieli e il riscaldamento globale giocano comunque un ruolo importante, aggravando ulteriormente la situazione. Secondo un rapporto dell’Istituto per le ricerche geologiche di Shanghai, il peso dei grattacieli può incidere per il 30% sui cedimenti della superficie della città. Il problema, secondo i geologi, sarebbe sorto già negli anni cinquanta, ma é stato solo nei primi anni ottanta che se ne è cominciato a parlare. C’è chi sostiene che il governo abbia sottovalutato il problema, agendo con troppa lentezza, perchè solo di recente è stato approvato un piano apposito per “la prevenzione del crollo del territorio”. “Ma non è sufficiente – spiega Li, un esperto dell’accademia di scienze sociali di Shanghai – il problema da affrontare a monte è quello dell’urbanizzazione. Una opzione potrebbe essere quella di diminuire la densità degli edifici, il che significherebbe un minor numero di grattacieli pesanti”. In base ai dati dell’ultimo censimento, Shanghai ha raggiunto nel 2010 una popolazione di 23 milioni di abitanti. Con l’aumento della popolazione sono aumentati anche i grattacieli, sorti in breve tempo uno accanto all’altro. Nel solo 2011 sono stati costruiti 200 nuovi grattacieli e si calcola che entro il 2016 il numero totale potrebbe arrivare a superare gli 800.

 

Chen è partito per gli Usa. Studierà legge a New York

Ventisette giorni dopo la sua rocambolesca fuga dalla casa-prigione nella quale era stato confinato per 19 mesi, Chen Guangcheng, l’attivista cieco ‘avvocato’ dei deboli, ha lasciato oggi la Cina alla volta degli Stati Uniti. A New York, insieme alla sua famiglia – la moglie ed i due figli – potrà coronare il suo sogno di studiare legge. Ma della sua partenza non c’è traccia su internet in Cina: i censori del regime stanno cancellando informazioni e post anche da Weibo, il Twitter cinese, e sugli altri servizi di microblogging molto diffusi tra i giovani del paese. Quello del visto per studio è stato l’escamotage trovato dalle autorità cinesi e americane che erano arrivate in un momento di crisi profonda quando Chen, eludendo la sorveglianza degli agenti nel suo villaggio di Dongshigu nella provincia nord orientale cinese dello Shangdong, era scappato lo scorso 22 aprile rifugiandosi, grazie all’aiuto di alcuni attivisti, nell’ambasciata americana di Pechino. Le porte della residenza diplomatica statunitense per il dissidente si erano aperte poco prima che arrivasse in Cina Hillary Clinton che doveva incontrare i vertici cinesi nell’ambito del dialogo strategico economico. La Cina chiese (e non ha mai ottenuto) le scuse di Washington per quella che bollò come un’ingerenza nei propri affari interni. Il 2 maggio Chen è stato ricoverato in un ospedale di Pechino, dove si riunì con moglie e i due figli piccoli. Ospedale dal quale è uscito oggi per andare direttamente in aeroporto. Nei giorni scorsi funzionari governativi avevano detto che erano in corso le procedure per emettere il passaporto di Chen e dei suoi familiari, ma che ci sarebbe voluto tempo. Nell’attesa, Chen non aveva smesso di parlare con i giornalisti e soprattutto di chiedere attenzione per quello che stava succedendo nel suo villaggio ai suoi familiari, in particolare a suo fratello e al figlio di questi. Suo nipote Chen Kegui, infatti, è stato arrestato all’indomani della fuga dello zio e accusato di omicidio volontario: ora rischia la pena di morte. Gli sono stati negati gli avvocati di parte, mentre suo padre, fratello del dissidente, è stato picchiato. Anche Bob Fu, presidente di ChinaAid, una Ong americana che si batte per i diritti civili in Cina e che è molto vicino a Chen (è stato lui a dare la notizia che il dissidente cieco sarebbe partito oggi), nel ringraziare le autorità per aver permesso a Chen di partire, ha chiesto di non abbassare l’attenzione sulle sorti dei familiari del dissidente. A Chen, che sarebbe dovuto partire, è stato detto all’ultimo momento. In aeroporto, dopo ore di attesa, gli sono stati consegnati i passaporti di tutta la famiglia. Il suo volo, lo United Airlines 88 (ironia della sorte l’8 è il numero fortunato per i cinesi) è partito intorno alle 18 ore locali. La conferma della partenza di Chen è arrivata con una frase ermetica dall’agenzia Nuova Cina, un’ora dopo la partenza, quando l’aereo americano si trovava fuori dalla Cina. “Chen ha fatto domanda di un visto di studio secondo la legge”, ha scritto la Nuova Cina. Più esplicito, poco dopo, il Dipartimento di Stato Usa, che in un comunicato della portavoce Victoria Nuland, ha scritto: “Lo aspettiamo al suo arrivo negli Usa. Esprimiamo il nostro apprezzamento per il modo nel quale siamo stati in grado di risolvere questa questione e sostenere il desiderio di Chen di studiare negli Usa e conseguire i suoi obiettivi”. Secondo testimoni, Chen era sull’aereo dietro una tenda scortato da una guardia del corpo. Da domani, un’altra vita per lui che, come scrivono molti attivisti su internet, forse non lo porterà mai più in Cina.

 

Banca centrale taglia riserve obbligatorie banche 

La Banca popolare della Cina, cioè l’istituto centrale del Paese, ha tagliato di mezzo punto percentuale i requisiti obbligatori di riserve per gli istituti di credito. Si tratta della terza manovra espansiva della banca centrale dopo quelle di dicembre e febbraio, in un’inversione di tendenza dovuta alla frenata della crescita e dell’offerta di credito.

 

Nipote Chen Guangcheng rischia pena di morte 

Potrebbe essere condannato a morte Chen Kegui il nipote dell’attivista cieco Chen Guangcheng, arrestato il giorno dopo la scoperta della fuga dell'"avvocato" a Pechino. Lo afferma l’organizzazione ChinaAid. Contro il giovane c’e’ una accusa di omicidio intenzionale. L’arresto formale con l’accusa è stato notificato alla madre di Chen Kegui due giorni fa dall’ufficio del procuratore della contea di Yinan, anche se il giovane era stato prelevato la notte del 26 aprile dalla casa di sua padre, fratello dell’attivista cieco. La preoccupazione degli attivista di ChinaAid è che, data la sua parentela con Chen Guangcheng, Chen Kegui possa non avere un processo regolare. Agli arresti domiciliari è stato messo anche uno dei legali del giovane, che ha raccontato che il giovane, nell’occasione della suo arresto, era intervenuto per difendere i genitori che avevano aperto la porta a persone che non si erano qualificate, e che avevano cominciato a picchiarli. Pensando ad un agguato e cercando di proteggere i genitori, il giovane Chen si è difeso brandendo un coltello ed è stato assalito dagli sconosciuti, venendone picchiato ma ferendone tre che ha scoperto dopo essere ufficiali di polizia. Un altro avvocato che ha tentato di avvicinarsi al villaggio dove vivono i Chen per incontrare i genitori del giovane, è stato prelevato e portato in luogo sconosciuto dalle autorità. Proprio la salvaguardia della sua famiglia è stata una delle richieste che Chen Guangcheng aveva fatto al premier Wen Jiabao in un appello video. E ieri, in una telefonata con Bob Fu, presidente e fondatore di ChinaAid, il dissidente cieco, dall’ospedale di Pechino dove è ricoverato, ha lanciato un appello affinché le autorità dello Shandong cessino le azioni contro i suoi familiari che, secondo lui, vengono colpiti come vendetta per la sua fuga, chiamando questi atti ”illegali e barbarici”. ChinaAid ha lanciato così un appello internazionale e specialmente al governo americano, affinché possano agire in favore della famiglia di Chen.

 

Calano inflazione e produzione industriale ad aprile 

In Cina l’inflazione ha rallentato in aprile. L’indice dei prezzi al consumo ha fatto registrare un aumento del 3,4%, secondo i dati diffusi oggi dall’Ufficio centrale di statistica. La produzione industriale cinese nel mese di aprile ha segnato un rialzo su anno del 9,3%, ben al di sotto delle previsioni (12,2%) e ai minimi dal 2009.

 

Ad aprile rallenta crescita export e import 

Rallenta in aprile la crescita del commercio con l’estero della Cina. Secondo i dati forniti dall’Amministrazione Generale delle Dogane (GAC) il mese scorso si è registrato un aumento del 2,7% su base annua a 308,08 miliardi di dollari, con un surplus di 18,42 miliardi, tasso di crescita che tuttavia rappresenta un rallentamento del 7,1% rispetto a marzo. Le esportazioni ad aprile, (163,25 mld dollari) sono cresciute del 4,9% su base annua. Solo lo 0,3% in più invece per le importazioni. Nei primi quattro mesi dell’anno, il commercio estero del paese è cresciuto del 6% rispetto all’anno precedente (1,17 miliardi di dollari), con esportazioni ed importazioni in crescita rispettivamente del 6,9% e del 5,1% (593,24 miliardi di dollari e 573,94 miliardi di dollari). Sempre nel periodo gennaio aprile, secondo i dati del Gac, la Cina ha registrato un avanzo commerciale di 19,3 miliardi di dollari. L’Unione europea è rimasta il principale partner commerciale della Cina nei primi quattro mesi, ma la crescita degli scambi bilaterali ha subito un notevole rallentamento (appena +0,3% anno su anno con 170.53 miliardi di dollari). I dati resi noti dal GAC evidenziano poi anche come, sempre durante il periodo gennaio-aprile, il commercio della Cina con gli Stati Uniti – il suo secondo partner commerciale – è aumentato del 9,2% anno su anno arrivando a 146,1 miliardi di dollari.

 

Possibili voci su rinvio del congresso del Politburo 

La serie di scandali che ha colpito la Cina, ma soprattutto il partito comunista ad alti livelli, potrebbero portare alla decisione di spostare di qualche mese il congresso per l’elezione del politburo che guiderà per i prossimi 10 anni la Cina. Anche se la vicenda del dissidente cieco Chen Guangcheng fuggito dalla sua casa/prigione, rifugiatosi nell’ambasciata americana ed ora in ospedale in attesa di partire per gli Usa ha focalizzato l’attenzione dei media stranieri nei giorni scorsi, lo scandalo che ha portato a marzo all’epurazione di Bo Xilai, il potente segretario del partito di Chongqing, è ancora vivo e mina le fondamenta stesse del gruppo di saggi nei quali lo stesso Bo Xilai voleva entrare. La voce del rinvio del congresso, previsto per la fine del prossimo settembre o ottobre, era già circolata. La proposta che si sta valutando sarebbe quella di spostare il 18/mo Congresso tra novembre e gennaio. Lo slittamento, se deciso, comporterà un minor periodo di transizione tra i vecchi e i nuovi leader, considerando che in ogni caso è previsto che i nuovi non assumano le proprie cariche prima del marzo 2013. Se non ci sono dubbi su chi (Xi Jinping) prenderà il posto di Hu Jintao alla guida del partito e del paese, né sembrano essere dubbi sull’identità del nuovo premier (Li Keqiang), lo scandalo di Bo Xilai, uno dei maggiori candidati ad occupare un posto nel politburo, ha rimescolato le carte per le assegnazioni delle altre sette poltrone. Da qui la possibilità di rinviare le nomine. Tra i ‘magnifici nove’ attualmente al potere, anche Zhou Yongkang, il potente capo dei servizi di sicurezza cinesi, che secondo voci sarebbe caduto in disgrazia perché sarebbe stato complice di Bo Xilai. Su Zhou è caduta anche la tegola di Chen Guangcheng: un uomo cieco ha eluso i controlli della sua casa prigione (per la quale pare si spendano milioni di euro per tenerla sott’occhio), scavalcando un muro, venendo aiutato da altri dissidenti e raggiungendo Pechino, da dove lancia anche un video messaggio. Il budget di Zhou, aumentato rispetto all’anno scorso e rilevato dal budget ufficiale pubblicato dal governo di Pechino, è di 72 miliardi di euro. Quello ufficiale dell’esercito è di 68 miliardi (anche se questo pare essere molto inferiore alla vera cifra). Numeri che comunque danno la tara della situazione del controllo dell'"armonia" in Cina. Del rinvio potrebbe giovare Wen Jiabao e i riformisti che potrebbero assestare qualche colpo sul piano delle riforme, anche se i tempi sono stretti. Ma il momento è difficile. Bo è in carcere (pare faccia lo sciopero della fame). Sua moglie è accusata dell’omicidio di un britannico. Bo sarebbe colpevole di aver eliminato anche fisicamente avversari, di aver tentato di portare fuori dalla Cina ingenti ricchezze, di aver spiato presidente e premier cinese. Lo scandalo è emerso grazie alle dichiarazioni del suo braccio destro, l’ex super poliziotto Wang Lijiun che prima, di Chen, si era rifugiato il 6 febbraio in una sede diplomatica americana, venendo poi prelevato 24 ore dopo dagli agenti di Pechino. Il vertice del partito, che poi è il vero governo del paese, vuole rinnovarsi ma prendendo le distanze sulla corruzione, male indicato come il peggiore da tutti i leader cinesi. Un rinvio del congresso, potrebbe certamente aiutare a ricomporre i cocci e le differenze.

 

Come un non vedente ha messo in crisi Cina e Usa

La storia del dissidente cieco Chen Guangcheng e della sua fuga nell’ambasciata americana a Pechino (dove pare sia anche se non ci sono conferme ufficiali da parte di Cina e Usa) crea non pochi imbarazzi sia nel paese del dragone che in quello di Zio Sam, per una serie di ragioni che tento di spiegare di seguito, schematizzandole. – Ad essere imbarazzato è sicuramente il governo di Pechino che si trova a gestire una crisi notevole, poco dopo aver dovuto affrontare (e non ancora superato) quella relativa allo scandalo Bo Xilai. In entrambi, due persone sono scappate verso istituzioni americane: a febbraio Wang Lijun verso il consolato di Chengdu, domenica Chen verso l’ambasciata americana. – Imbarazzo anche per Zhou Yongkang, il potente capo della sicurezza interna cinese. Un uomo cieco ha eluso i controlli della sua casa prigione (per la quale pare si spendano milioni di euro per tenerla sott’occhio), scavalcando un muro, venendo aiutato da altri dissidenti e raggiungendo Pechino, da dove lancia anche un video messaggio. Il budget di Zhou, aumentato rispetto all’anno scorso e rilevato dal budget ufficiale pubblicato dal governo di Pechino, è di 72 miliardi di euro. Quello ufficiale dell’esercito è di 68 miliardi (anche se questo pare essere molto inferiore alla vera cifra). Numeri che comunque danno la tara della situazione del controllo dell’"armonia" in Cina. Le vie sono ora due: si potrà privilegiare chi critica un certo riformismo del duo Hu-Wen e una linea forse morbida (per quanto morbida possa essere la linea del governo cinese), premiando Zhou al punto di aumentare ancora poteri, spese e controlli. Oppure si può decretare il suo fallimento (in relazione anche alla questione Bo Xilai, del quale Zhou era amico), aumentando i controlli nel paese e sostituendolo. – Imbarazzo nell’ambasciata americana. I diplomatici a stelle e strisce si trovano ad affrontare una situazione difficile. A febbraio probabilmente rifiutarono a Wang Lijun l’asilo, convincendolo a consegnarsi agli emissari di Pechino ai quali ha raccontato le malefatte di Bo e di sua moglie. Amici di Chen hanno detto che lui non vuole chiedere asilo. Ma come fanno a mandarlo via? A differenza di Wang, Chen è un dissidente, uno che si batte per i diritti civili, è non vedente, di lui ha parlato anche la Clinton a novembre in un discorso chiedendo maggiore rispetto per i diritti. Potrebbe diventare un nuovo Fang Lizhi, l’astrofisico considerato il “Sakharov cinese”, uno degli ispiratori di Tiananmen che nel 1989 si rifugiò nell’ambasciata Usa e vi rimase un anno, prima di andare in esilio in Inghilterra e poi negli Usa dove è morto il mese scorso. A questo punto Chen può lasciare l’ambasciata Usa, credo, in tre casi: 1) va in esilio subito negli Usa insieme alla sua famiglia. Non credo, lui non vuole l’esilio e vuole continuare ad essere una spina nel fianco per Pechino, andando via non ci riuscirebbe. 2) Resta per parecchio tempo come Feng e poi vai in esilio. Anche questo non lo credo. 3) Torna a casa dopo una “assicurazione” del governo cinese di non accanirsi (come già successo) contro di lui e contro la sua famiglia. Potrebbe essere anche se non so quanto valgano le assicurazioni. – imbarazzo per il governo americano. Il prossimo tre maggio, Hillary Clinton (segretario di stato Usa) e Timothy Geithner (segretario al tesoro) saranno a Pechino per l’annuale riunione sul partenariato strategico. La visita è stata confermata. Da Washington è giunto a Pechino in tutta fretta Kurt Campbell, vice della Clinton, forse proprio per risolvere la questione Chen. La Clinton a novembre aveva parlato di Chen, chiedendo più attenzione. Ma come scrive Marco Del Corona sul  Corriere, all’inizio dell’esperienza Obama la moglie dell’ex presidente Usa aveva auspicato che i diritti umani non interferissero nei rapporti fra Cina e Usa. Ora la situazione si fa dura, Obama ha ricevuto nel frattempo il Nobel per la Pace. Lo stesso Obama che è accusato dal rivale repubblicano Mitt Romney di essere troppo morbido sulla Cina. Le elezioni americane sono vicine e gli americani sono sensibili a queste situazioni.

 

Due nuove immolazioni pro Tibet, vittime salgono a 35

Due giovani tibetani si sono suicidati dandosi fuoco nella provincia cinese del Sichuan, portando a 35 il totale delle immolazioni di protesta contro il governo di Pechino. Lo afferma in un comunicato diffuso oggi il gruppo Campagna Internazionale per il Tibet. Le due nuove immolazioni si sono verificate ieri nella prefettura di Aba, teatro a partire dal marzo del 2009 della maggior parte delle immolazioni. I due giovani, che la Campagna identifica come Sonam e Choephak Kyap, entrambi di circa vent’anni, sono morti. Secondo le scarse informazioni sui suicidi, una decina dei 35 immolati sono ancora vivi, in ospedale e sotto il controllo della polizia cinese. Le autorità cinesi hanno rafforzato la loro presenza e i controlli sulla popolazione locale nella Regione Autonoma del Tibet e nelle altre aree a popolazione tibetana della Cina dopo la rivolta anti-cinese del 2008 e alcune zone, come Aba, sono completamente isolate.

 

Chiusa mostra di Bulgari a Shanghai

Sono almeno 80.000 i visitatori che hanno affollato le sale dell’Aurora Museum di Shanghai dove si è chiusa la mostra di Bulgari “125 anni di Magnificenza Italiana” allestita, dallo scorso 16 febbraio, nella capitale economica cinese. La retrospettiva Bulgari, un viaggio nei 125 anni di creazioni dell’azienda, raccoglie circa 600 tra gioielli, orologi e altri oggetti preziosi realizzati in un arco temporale che va dall’apertura del primo negozio Bulgari in Via Sistina nel 1884 fino ai giorni nostri. L’esposizione era già stata al museo nazionale di Pechino lo scorso settembre, ma è stato a Shanghai che per la prima volta che in Cina sono stati esposti, oltre a quelli antichi, i gioielli di Elizabeth Taylor come la spilla che fu il regalo di fidanzamento di Richard Burton all’attrice nel 1962 (in smeraldi e diamanti con uno smeraldo centrale di taglio ottagonale di 23.44 carati) e fu anche l’unico gioiello che la Taylor volle indossare il giorno del matrimonio con Burton il 15 marzo 1964. Parte della mostra, alcuni gioielli e i video, si trasferiranno ora all’ex padiglione italiano dell’Expo di Shanghai, ribattezzato Shanghai Italian Center, che riaprirà i battenti sabato 28 aprile sotto forma di un museo italiano. Bulgari, nel corso di un anno cambierà almeno tre volte la sua esposizione offrendo ai cinesi una visione sulla storia e la produzione della maison italiana di gioielli. Lo spazio, inteso come un luogo di dialogo tra l’Italia e la Cina, ospiterà mostre ed esibizioni di noti marchi italiani. La mostra dello spazio pubblico è curata dalla Triennale di Milano sul tema “Tradizione ed innovazione”. Partendo dall’icona del Rinascimento italiano – la statua del David di Michelangelo – verranno poi mostrati anche i modellini del disegno di Da Vinci e il museo Ferrari, il primo lontano da Maranello. A partire dal prossimo settembre anche il secondo piano del padiglione vedrà diverse esposizioni, organizzate dalla fondazione Altagamma. Lo Hengyuanxiang Xiangshan Museum, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Shanghai, offrirà la copia delle quattro statue michelangiolesche della Sagrestia Nuova di Firenze (il crepuscolo, l’aurora, il giorno e la notte). Nel limitrofo padiglione di Lussemburgo l’Istituto Marangoni aprirà il suo Training Center, la prima scuola del genere in Cina e il quarto per Marangoni dopo quelli di Milano, Parigi e Londra. 

 

Trentesima immolazione pro Tibet in Cina in poco più di un anno

Trentesima immolazione in un anno da parte dei tibetani in Cina che protestano per l’occupazione cinese del Tibet. Sherab, un monaco di 20 anni, si è immolato ieri sera nella strada principale di Cha, nella contea di Ngaba (Aba per i cinesi) nella provincia del Sichuan, la contea dove si contano piu’ immolazioni. Il giovane ha incitato al ritorno del Dalai Lama e alla fine dell’occupazione cinese del Tibet mentre le fiamme lo avvolgevano. La notizia è arrivata da fonti tibetane in esilio a Dharamsala, in India. Sherab è morto poco dopo. La polizia, giunta sul posto, ha preso il corpo dell’uomo e dopo aver spento le fiamme, lo ha portato in un luogo segreto. Decine di tibetani hanno chiesto alla polizia il corpo del monaco, senza ottenerlo. Sherab dallo scorso ottobre era monaco di Kirti, il monastero al centro di numerose proteste dal 2008 e del maggior numero di casi di immolazione dal 16 marzo dello scorso anno. La città, già teatro di un’altra immolazione il 5 marzo scorso, è stata messa sotto controllo dalla polizia. Sherab è il trentesimo tibetano immolatosi dal 16 marzo del 2011, il trentunesimo dal 2009. A questi si deve aggiungere anche il giovane Jemphel Yeshi, un ventisettenne tibetano che tre giorni fa si è immolato a New Delhi alla vigilia della visita del presidente cinese Hu Jintao in India per partecipare al vertice Brics.

 

Aumentano i ricchi in Cina, spendono molto per lusso

Aumentano i ricconi cinesi. Secondo un rapporto pubblicato ieri sul consumo dei beni di lusso da parte dei cinesi, redatto dalla Industrial Bank in collaborazione con l’Istituto di ricerca Hurun, in Cina ci sono attualmente almeno 2,7 milioni di persone con un patrimonio personale netto di oltre 6 milioni di yuan (oltre 600.000 euro). Sei su 10 sono uomini con un’età media di 39 anni. Ci sono poi 63.500 persone con un patrimonio personale che supera i 100 milioni di yuan (oltre 1 milione di euro), i cosiddetti ultra ricchi, il 10% in più rispetto alla scorso anno. I settori nei quali investono di più restano quello immobiliare e quello azionario. I ricchi e gli ultra ricchi spendono soprattutto in viaggi, acquisto di beni di lusso, nell’educazione dei figli e in regali. Di media, secondo il rapporto, lo scorso anno hanno fatto 3,6 viaggi di piacere all’anno all’interno della Cina e 2,4 viaggi all’estero. Tra le destinazioni preferite per lo shopping Hong Kong rimane in vetta alle preferenze (73%). Specie gli ultra ricchi mostrano sempre più interesse nell’acquisto di beni di lusso come jet privati e yacht. Circa l’85% dei ricchi dichiara di avere intenzione di mandare i propri figli a studiare all’estero. La percentuale raggiunge e persino supera il 90% quando si parla di ultra-ricchi.

 


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