18 giugno 2012

Diario dalla Cina

GIUGNO 2012

 

Centinaia di manifestanti per corpo dell’uomo immolatosi pro Tibet

Oltre 300 tibetani hanno manifestato ieri dinanzi agli uffici della polizia della contea di Chentsa, nella provincia nord occidentale cinese del Qinghai, dove ieri mattina un uomo si è immolato dandosi fuoco e morendo sul colpo. Lo riferiscono fonti delle associazioni che si battono per i diritti dei tibetani. Tamdin Thar, un pastore tra i 45 e i 60 anni, ieri mattina si è immolato e le autorita’ di polizia hanno preso e tenuto il suo corpo, rifiutandosi di darlo alla famiglia. Da qui la protesta dei tibetani che solo dopo diverse ore sono riusciti ad avere indietro la salma di Thar ed operare per lui i riti funebri. Ma l’immolazione di Thar, la trentanovesima in Cina dal 2009, ha provocato anche l’aumento della presenza delle forze dell’ordine e di sicurezza nell’area. Secondo le poche informazioni raccolte, Tamdin Thar apparteneva ad una famiglia di nomadi del villaggio di Lowa, nella città di Chentsathang, ed era giunto nella contea a seguito dell’ordinanza governativa cinese per la ricollocazione dei nomadi. La maggior parte delle immolazioni per la liberazione del Tibet avvenute in Cina, come l’ultima di ieri, hanno visto come teatro la parte occidentale del paese, nelle province del Sichuan, Qinghai e Gansu, dove e’ forte la presenza dei tibetani.

 

Aumentano divorzi dopo esami per accesso al college

Aumenta a Pechino il numero dei divorzi nel periodo successivo l’esame di stato degli studenti che permette l’accesso ai college universitari nazionali. Lo rivelano dati raccolti dal Beijing Legal Times. Secondo quanto hanno riferito al giornale diversi giudici, nei 20 giorni precedenti al gaokao sono quasi nulle le richieste di divorzio da parte di genitori tra i 40 e i 50 anni, quindi genitori di ragazzi che sono sottoposti all’esame, che invece rappresentano il 70% di coloro che a giugno, periodo di esami, chiedono di divorziare. E proprio l’esame, lo stress che comporta e le scelte successive sono una delle maggiori cause di divorzio addotte dai genitori. Dall’11 giugno scorso, infatti, il primo giorno lavorativo dopo l’esame, il numero delle richieste dei divorzi è aumentato: i dati non sono ancora definitivi, ma nel 2011 nei 20 giorni seguenti all’esame di stato il numero dei divorzi (che in Cina viene concesso in tempi brevissimi) era di 2,3 volte superiore al numero dei divorzi prima del gaokao. Secondo gli esperti, questo perché non solo i genitori temono che il loro divorzio possa influire sulla riuscita dell’esame dei figli (e quindi lo rimandano fino a dopo l’esame ritenuto0 cruiciale per il percorso accademico dei ragazzi cinesi), ma anche perché proprio il risultato dello stesso spesso scatena le liti in famiglia fra i genitori, che pretendono molto dai loro figli. Le statistiche, inoltre, dicono che prima o durante l’esame i genitori che chiedono di divorziare adducendo proprio contrasti sul gaokao, vedono rifiutata la loro domanda, cosa che invece non succede dopo l’esame. Secondo gli esperti citati dal giornale, lo stress emotivo per il gaokao da parte dei genitori, acuisce i contrasti già presenti e determina così la decisione di divorziare.

 

A fine giugno nuovo vescovo senza autorizzazione Papa

Una nuova ordinazione vescovile senza autorizzazione papale, dovrebbe avvenire in Cina il prossimo 29 giugno. Lo riferiscono fonti cattoliche cinesi. Padre Joseph Yue Fusheng, 48 anni, sara’ ordinato vescovo di Heilongjiang, nel nord est della Cina. Padre Joseph e’ stato eletto candidato vescovile per quella sede gia’ nel 1999 e la sua ordinazione e’ stata confermata durante un incontro della chiesa cinese lo scorso 16 maggio in una votazione tra i 64 rappresentanti chiamati a decidere, che ha visto uno solo astenersi e uno votare contro. Ma, secondo molte fonti, diversi prelati non hanno alzato la mano per votare, nonostante il loro voto sia stato contato come positivo, sotto la spinta dei funzionari governativi che controllavano la votazione. Padre Joseph Yue e’ il vice presidente della Chiesa Cattolica Patriottica Cinese (Chinese Catholic Patriotic Association, Ccpa), che osteggia la chiesa di Roma. Yue e’ l’unico esponente del clero in seno ai vertici della Ccpa a non essere ancora vescovo. Gli altri due vicepresidenti dell’associazione, Joseph Huang Bingzhang e Paul Lei Shiyin, sono stati ordinati l’anno scorso vescovi di Shantou e Leshan senza mandato papale, ricevendo la conseguente scomunica. La scelta della data dell’ordinazione non e’ casuale: oltre ad essere la stessa nella quale Lei Shiyin l’anno scorso e’ stato ordinato vescovo di Leshan, e’ anche la ricorrenza dei Santi Pietro e Paolo, lanciando cosi’ un chiaro segnale alla Chiesa di Roma. La chiesa del Sacro Cuore di Gesu’ ad Harbin, capoluogo della provincia dell’Heilongjiang, e’ attualmente in restauro e questo fa presupporre che ospitera’ l’ordinazione. Nella provincia opera anche un vescovo approvato dal Papa, Joseph Wei Jingyi di Qiqihar. La diocesi dell’Heilongjiang e’ stata creata dalla chiesa cinese, senza approvazione papale che non la riconosce, nel 1959 unendo tutti i territori della provincia e rinominandola diocesi di Heilongjiang nel 1983. 

 

Mille operai in rivolta in fabbrica iPad

Oltre 1000 operai della Foxconn, l’azienda taiwanese che per conto della Apple produce e assembla in Cina gli iPhone e gli iPad, avrebbero partecipato ad una rivolta scoppiata nella fabbrica di Chengdu, nella provincia sud-occidentale del Sichuan. Le autorità locali, secondo il Global Times, hanno smentito la circostanza. Incerti i motivi della rivolta: si parla di reazione a un intervento della sicurezza o a proteste per tagli ai salari. Secondo fonti di stampa taiwanese, la rivolta sarebbe scoppiata in un dormitorio mercoledì sera, dopo che due membri dello staff addetto alla sicurezza avevano tentato di bloccare un ladro che si trovava appunto nel dormitorio, suscitando la reazione degli altri operai presenti. I dipendenti avrebbero cominciato a lanciare oggetti, sedie, bidoni, arrecando danni alle strutture. Solo l’arrivo della polizia avrebbe riportato la situazione alla calma. I poliziotti avrebbero anche arrestato alcuni dipendenti più violenti. Secondo un’altra versione, riportata dal Global Times e su alcuni microblog, tutto sarebbe nato all’interno di un ristorante limitrofo alla fabbrica, dove sette operai ubriachi avrebbero avuto una rissa col proprietario del ristorante e con sua moglie, che li accusavano di essere troppo rumorosi e di dare loro fastidio. I proprietari del ristorante, secondo questa versione, avrebbero chiamato le forze dell’ordine, che hanno seguito gli operai mentre rientravano al dormitorio. Lì sarebbe poi scattata la rissa. Due funzionari di stazioni di polizia situate nei pressi della fabbrica, contattati dal Global Times, hanno rifiutato di commentare l’incidente. Intanto nella rete si fa strada anche una terza versione, quella per la quale si sarebbe trattato di una protesta, da parte degli operai, contro alcune recenti politiche aziendali legate soprattutto ai pagamenti dei salari e alle modalità di gestione del dormitorio. Sembra, a quanto si legge in alcuni post, che molti operai siano preoccupati da anomale riduzioni dell’orario di lavoro e di mezze giornate libere non motivate che, essi temono, si rifletteranno in diminuzioni nella busta paga. La Foxconn è diventata famosa per essere stata al centro, negli anni passati, di una serie di suicidi di suoi dipendenti, a causa delle pessime condizioni di lavoro a cui erano sottoposti.

 

Ancora mistero dietro morte dissidente Li Wangyang

È ancora fitto il mistero dietro la morte dell’attivista Li Wangyang, suicidatosi, secondo le autorità cinesi, mercoledì in un ospedale di Shaoyang, nella provincia meridionale dello Hunan. Alcune foto su internet mostrano Li Wangyang con una corda al collo ma con i piedi a terra, il che farebbe pensare ad una messinscena. Sono stati la sorella e il cognato dell’attivista, detenuto per oltre 20 anni, ad avere ricevuto avuto la notizia della morte dell’attivista in ospedale dove era ricoverato per gravi motivi di salute. Li Wangyang, a causa delle torture subite, era cieco e aveva gravi problemi cardiaci. Il suo corpo è stato preso dalla polizia e, nonostante le proteste dei familiari, sarebbe stata disposta una autopsia e poi la cremazione. Nessuno della famiglia è riuscito a vedere il corpo dell’attivista. Li Wangyang aveva subito varie condanne. Dopo aver partecipato attivamente alle dimostrazioni di piazza del 1989 che sfociarono nel massacro di piazza Tiananmen, fu arrestato e condannato a 13 anni di carcere. Rilasciato nel 2000 per motivi di salute (gli furono riscontrati gravi problemi cardiaci e segni di percosse probabilmente subiti in carcere) Li cominciò a protestare contro il governo, e fece tra l’altro un lungo sciopero della fame. Arrestato nuovamente nel 2001 per incitamento e sovversione dei poteri di stato fu condannato a 10 anni. Era stato rilasciato nel maggio del 2011 e si trovava da alcuni mesi in ospedale per le sue difficili condizioni di salute.


© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata

0