26 novembre 2012

Diario dalla Cina

NOVEMBRE 2012

 

Corsa a chi tocca prima il cielo: imprenditore costruisce un grattacielo in 90 giorni

La gara ad aggiudicarsi il primato di chi riesce a toccare più facilmente il cielo registra in Cina una nuova follia: un’azienda infatti ha annunciato la costruzione del grattacielo più alto del mondo in 90 giorni. La notizia è stata data dalla Broad Sustainable Building, società parte di una più grande azienda che costruisce impianti industriali per aria condizionata. L’intenzione è quella di costruire, utilizzando il loro sistema sperimentato che ricorda le costruzioni Meccano o Lego, un grattacielo per civili abitazioni, uffici ed altro entro marzo dell’anno prossimo, escludendo le fondamenta che dovrebbero essere realizzate, se le autorizzazioni arriveranno in tempo, nelle prossime settimane. L’azienda di Zhang Yue, l’uomo che nella provincia meridionale dello Hunan, nella sua Changsha, vuole costruire il grattacielo più alto del mondo alto 838 metri con 220 piani, non è nuova ad iniziative del genere. Alla fine del 2011 il video (in velocità aumentata) della costruzione in 15 giorni di un edificio destinato ad albergo di 30 piani sempre nello Hunan ma sul lago Dongting, impiegando 200 operai, ha fatto il giro del mondo diventando virale. Ora, dopo aver costruito con lo stesso sistema di moduli in alluminio prefabbricati, simili a schede che contengono anche già il cavedio e le altre strutture, in Cina e a Cancun in Messico, Zhang è pronto per la sfida. Secondo i piani dei suoi tecnici, alcuni ingegneri e architetti hanno lavorato alla realizzazione del Burj Khalifa di Dubai, che attualmente detiene il record di grattacielo più alto del mondo ma che sarà superato di una decina di metri da quello di Changsha. L’edificio accoglierà 17.400 persone e ospiterà anche alberghi, ospedali, scuole e uffici. La reception-hall del palazzo, come in tutte le strutture di Zhang, sarà una piramide costruita esternamente all’edificio. Quella di Zhang è solo l’ultima follia in termini di grattacieli che tocca la Cina, il paese che con 4 strutture (esclusa una a Hong Kong) ne ha il maggior numero nell’elenco dei dieci edifici più alti al mondo. Negli ultimi tempi le città cinesi hanno visto un enorme sviluppo in verticale. Nel 2015, tra i dieci più alti palazzi al mondo (oltre i 500 metri), cinque (compreso quello di Zhang) saranno in Cina; tre di questi sono già in costruzione e due, quello di Zhang e un altro a Tianjin, dovrebbero vedere presto l’inizio dei loro lavori. In Cina la via verso la costruzione verticale ha avuto un boom non solo per dimostrare la potenza del paese e competere con i grandi paesi occidentali, ma anche per abbassare il costo della terra edificabile, molto alto in Cina a causa del sovraffollamento delle grandi città. Sull’esempio di Hong Kong (dove peraltro il territorio edificabile è geograficamente poco), città come Shanghai, Shenzhen, Pechino, Guangzhou, si stanno sempre più sviluppando in verticale. Non senza problemi: a causa ad esempio del grande numero di scavi per la costruzione dei grattacieli nella parte nuova di Shanghai, la città ha registrato un aumento nel suo inabissamento, facendo accendere un campanello d’allarme alle autorità che hanno da pochissimo deciso nuove misure. Negli ultimi 40 anni, la città si è abbassata di 29 cm, sui 4 metri di media altitudine sul livello del mare che ha Shanghai. In alcune aree, l’abbassamento è stato anche di 3 metri negli ultimi 5 anni. L’anno scorso nella zona dove stanno costruendo uno dei grattacieli più alti del mondo, si è aperta una crepa con una voragine di oltre 100 metri sulla strada. Molte altre si vedono spesso in diverse città cinesi. È stato stimato che per ogni millimetro di cedimento di costa a Shanghai, risulta per le case comunali una spesa di 20 milioni di dollari per sistemare e conservare.

 

I cinesi sono tra i peggiori al mondo per quanto riguarda l’inglese

I cinesi sono in tutto il mondo tra quelli che parlano e comprendono peggio l’inglese. Lo rivela uno studio di ‘Education First’, una organizzazione privata leader mondiale nell’insegnamento delle lingue. La ricerca, effettuata tra il 2009 e il 2011 su 1,7 milioni di persone in 54 paesi del mondo nei quali l’inglese non è la prima lingua, ha mostrato come ai primi posti ci siano paesi europei. I migliori in assoluto sono risultati essere gli svedesi, seguiti dai danesi e dagli olandesi. La Cina si è classificata solo trentaseiesima. “Facendo un raffronto con altri paesi asiatici come India e Singapore – ha detto Caroline Engstler, esperta di First Education – in Cina non c’è un ambiente favorevole per imparare e praticare l’inglese. Si studia solo a scuola e una volta trovato lavoro le persone smettono di studiare e praticare la lingua e quindi spesso poi in seguito dimenticano anche quanto imparato a scuola. Inoltre anche gli stessi studenti, fuori della scuola, hanno poche possibilità di parlare in inglese e tenersi in esercizio”. La Engstler, inoltre, ha aggiunto che nella maggior parte dei casi gli studenti si concentrano sullo studio dell’inglese scritto, per potere superare i test di accesso alle scuole e alle università ad esempio, ma non sono abituati a parlarlo o ad ascoltarlo. I margini di miglioramento tuttavia, sembrano esserci. “La Cina – ha concluso – è il paese con il maggior numero di studenti di inglese al mondo. Anche se la competenza dei cinesi per questa lingua è ancora scarsa e necessita di migliorare, la Cina resta uno dei mercati più importanti al mondo per l’educazione linguistica. Al momento in Cina ci sono almeno 100.000 insegnanti di madrelingua inglese che lavorano a questo scopo”.

 

Rafforzate misure di sicurezza per il Congresso, no a piccioni, coltelli e giocattoli vari

Continua il rafforzamento delle misure di sicurezza in Cina in vista dell’ormai imminente inizio del Congresso nazionale che porterà al rinnovamento dell’establishment politico cinese. Le conferenze, le manifestazioni musicali e sportive previste a Pechino nei giorni del Congresso, a partire da giovedì 8 novembre, sono state cancellate. Per gli appassionati di uccelli vietato far uscire i piccioni dalle gabbie. Questo perché i piccioni sono stati utilizzati in passato, già dai primi anni '90, dai dissidenti come veicolo per far circolare messaggi di protesta. I negozianti sono stati invitati a non esporre e non vendere oggetti come palloni, elicotteri e aerei telecomandati e coltelli. Tutti coloro che vogliono entrare a piazza Tienanmen, sia cinesi che turisti stranieri in visita, devono evitare di indossare cappelli o sciarpe che possano coprire il viso in modo da essere sempre facilmente riconoscibili e devono portare con sé sempre un documento di riconoscimento da esibire, se richiesto dalla polizia. I controlli riguarderanno anche le borse e le valigie di quanti escono e entrano dalla piazza che potranno essere perquisite.

 

Arrestato per avere pubblicato sua foto con immagine Mao spezzata

Le autorità della provincia centrale cinese dell’Henan hanno arrestato un attivista per aver pubblicato on line una foto che lo ritrae mentre mostra una foto di Mao Zedong spezzata in due parti. Lo riferisce il sito di Radio Free Asia. Secondo quanto hanno riferito alcuni testimoni oculari, Cao Xiaodong, questo il nome dell’attivista, è stato portato via dalla propria abitazione dalla polizia senza ricevere spiegazioni. La notizia dell’arresto si è subito diffusa sui microblog cinesi e molti internauti hanno espresso on line nei loro commenti solidarietà a Cao, promuovendo anche una petizione per chiedere alle autorità cinesi di liberarlo al più presto. La Cina ha lanciato, in vista dell’ormai imminente inizio del Congresso nazionale previsto per il prossimo 8 novembre, una campagna di repressione contro attivisti e dissidenti, arrestando molti di questi o confinandoli in campi di lavoro. Secondo quanto ha riferito un gruppo per la tutela dei diritti umani dell’Hubei, nella provincia orientale dello Shandong il capo del villaggio di Shikuanglan è stato arrestato insieme a due suoi fratelli e al momento nessuno sa dove i tre siano stati portati. Un altro attivista, Liu Zhengyou, nella provincia meridionale del Sichuan, è stato portato via dalla sua casa dalla polizia un paio di giorni fa mentre, sempre nel Sichuan, un altro attivista, Li Yu, è stato rimandato forzatamente nella sua città di origine e messo agli arresti domiciliari. Nel frattempo, le autorità della provincia del Guangdong hanno rifiutato ad un gruppo di persone, per lo più funzionari in pensione, di creare una organizzazione per la difesa dei loro diritti. “Si tratta di un’organizzazione – ha detto uno dei fondatori, Tao Changshi – che vorrebbe occuparsi di questioni come la lotta alla corruzione, i diritti della gente, la religione. Le autorità della contea hanno detto che non avrebbero dato l’approvazione perché non avrebbero osato farlo, trattandosi di temi troppo sensibili”.


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