18 dicembre 2012

Diario dalla Cina

DICEMBRE 2012

 

Quattro arresti a Chongqing per diffusione notizie sulla fine del mondo

La polizia cinese ha arrestato quattro persone per aver diffuso notizie sulla fine del mondo. Lo riferisce l’agenzia Nuova Cina. I quattro sono stati arrestati in due diversi episodi a Chongqing, nel sud-ovest della Cina. Due persone sono state arrestate dopo aver girato per alcune strade della città e, usando un megafono, annunciavano la fine del mondo. Altri due invece sono stati arrestati mentre distribuivano volantini sull’imminente fine del mondo. Tutti e quattro sono stati condannati a dieci giorni di detenzione amministrativa nelle celle della polizia del luogo. Con l’approssimarsi del 21 dicembre, data nella quale secondo i Maya ci sarà la fine del mondo, in Cina si diffondono sempre più notizie e stranezze sulla paura della fine del mondo, nonostante le autorità civili e di polizia continuino ad informare i cittadini di non credere a queste voci. Anzi: la polizia informa che coloro che diffondono notizie della fine del mondo vanno incontro a punizioni dal momento che causano il disturbo dell’ordine sociale e tendono a defraudare gli altri.

 

Cinque tibetani scappano da arresto polizia e si gettano in fiume: morti

Cinque tibetani sono morti affogati per scappare dalla polizia cinese che li inseguiva per arrestarli. Lo riferisce Radio Free Asia. Il 9 dicembre scorso, in occasione della giornata mondiale per i diritti umani, sette tibetani della contea di Driru, nella prefettura di Nagchu, nella provincia autonoma tibetana, avevano pianificato di auto-immolarsi. La polizia cinese ha scoperto il tentativo e ha fatto irruzione nel luogo dove i sette si erano riuniti, arrestandone due. Cinque invece si sono dati alla fuga e, inseguiti dagli agenti, rifiutandosi di arrendersi, si sono gettati in un fiume e sono morti. Il giorno dopo nei pressi degli uffici governativi di Driu e in altri luoghi della città sono apparsi volantini in tibetano che, chiedendo il ritorno del Dalai-lama e la liberazione del Panchem Lama (rapito nel 1995 quando era bambino e del quale da allora non si sa piu’ nulla) oltre che dell’allontanamento dei cinesi dal Tibet, incitava a nuove azioni di protesta e ricordava il sacrificio di coloro (95 dal 2009, 81 dal gennaio di quest’anno) che si sono immolati asserendo che molti altri sono pronti a questo sacrificio, a dare la vita per la libertà.

 

Pressing autorità di Shanghai per secondo figlio

Le autorità di Shanghai stanno chiedendo alle coppie che rientrano in quelle autorizzate dalla legge ad avere un secondo figlio di mettere alla luce un bambino, per venire incontro alla carenza di welfare e all’aumento dell’età della popolazione. Lo scrive la stampa cinese. La legge del figlio unico, infatti, prevede delle deroghe, come quella di poter avere un bambino se il primogenito è morto o se è gravemente malato o se entrambi i genitori sono a loro volta figli unici. Ma, a causa dell’alto costo della vita nella capitale economica cinese, sono in pochi coloro che decidono di avere il secondo figlio e le autorità stanno anche pensando ad alcune agevolazioni. Al momento gli anziani a Shanghai rappresentano un quarto della popolazione, mentre i bambini sotto i 14 anni sono solo l’8,6%, come rivelano i dati della municipalità. Alla fine di settembre, Shanghai ha registrato 23,7 milioni di abitanti, con 14 milioni di residenti e 9,7 milioni di lavoratori migranti. L’anno scorso circa 3,5 milioni di residenti avevano oltre i 60 anni, 2,3 milioni oltre i 65 anni e secondo le stime nel 2015 gli over 60 saranno un terzo di tutta la popolazione, aumentando di 200.000 unità all’anno. Questo nonostante Shanghai stia registrando un record di nuove nascite dal 2006 e lo farà fino al 2017. Circa 220.000 nuovi nati quest’anno, il numero più alto dal 2000 e 40.000 in più rispetto all’anno scorso. Ma questo non bilancia l’incremento dell’età della popolazione. Le difficoltà economiche spingono le coppie a non avere il secondo figlio anche se potrebbero: sulle 12.000 coppie che l’anno scorso potevano avere un secondo figlio, solo meno della metà lo hanno fatto. Quest’anno, solo l’8,6% delle coppie di Shanghai che potrebbero hanno avuto un secondo figlio. Nelle coppie, infatti, lavorano entrambi i genitori ed avere un secondo figlio significherebbe per la donna perdere il lavoro, che al momento comporta non pochi problemi visto l’alto costo della vita. 

 

Aumenta a novembre l’inflazione cinese, così come la produzione industriale

Aumenta l’inflazione cinese a novembre. Secondo i dati diffusi oggi dall’Ufficio Nazionale di Statistica di Pechino, il dato registrato lo scorso mese è del 2%, contro l’1,7% di ottobre che rappresentava il dato più basso da 33 mesi. L’inflazione è stata portata in alto dai prezzi alimentari che sono aumentati del 3% rispetto all’anno precedente, incidendo per lo 0,95% sul dato finale. Solo i vegetali sono aumentati dell’11,3%. La produzione industriale e le vendite al dettaglio in Cina sono cresciute oltre le attese a novembre. La produzione industriale, secondo quanto riferisce l’agenzia Bloomberg, ha segnato un rialzo del 10,1% rispetto al novembre 2011 e contro il +9,8% atteso dagli analisti. È la prima volta da marzo, ha precisato l’Ufficio nazionale di statistica di Pechino, che il tasso di crescita della produzione industriale supera il 10%. Accelerano anche le vendite al dettaglio, che il mese scorso hanno registrato una crescita del 14,9% su base annua, contro il +14,5% di ottobre.

 

Monaco tibetano e nipote arrestati per incitamento immolazioni

La polizia cinese ha arrestato due persone, un monaco e suo nipote, con l’accusa di aver incitato alcuni attivisti a immolarsi. Lo scrive l’agenzia Nuova Cina. Lorang Konchok, monaco di 40 anni del monastero di Kirti (uno dei più importanti del buddismo tibetano e al centro di focolai di proteste contro il controllo cinese del Tibet) nella contea di Aba (Ngaba per i tibetani) nella provincia meridionale del Sichuan, è stato arrestato con l’accusa di aver spinto 8 persone ad immolarsi dal febbraio 2009, da quando sono cominciate questo tipo di proteste. Tre sono morte. Dall’inizio dell’anno sono 80 gli attivisti tibetani che si sono dati fuoco, ieri gli ultimi due. Nel complesso, dal 2009, sono 94. Il primo a immolarsi è stato il monaco di Kirti, Tapey. Secondo le autorità citate da Nuova Cina, l’uomo avrebbe agito ”su istruzione del Dalai Lama e dei suoi seguaci”, come avrebbe lui stesso confessato alla polizia. Lorang avrebbe usato la sua influenza per incoraggiare altri monaci a immolarsi. L’uomo avrebbe detto che le immolazioni non sono contro la dottrina buddista e che gli immolati sono degli eroi. Per questa opera di convincimento, Lorang Konchok avrebbe reclutato anche suo nipote, Lorant Tesring, di 31 anni. In un comunicato, la polizia di Aba afferma che i due registravano tutte le informazioni sulle persone ‘reclutate’.

 

Altre due autoimmolazioni oggi per il Tibet, 80 da inizio 2012, 94 dal febbraio 2009

Altre due persone si sono immolate oggi per il Tibet in Cina occidentale: dall’inizio dell’anno sono 80 questi atti estremi, 94 dal febbraio 2009, da quando è stata registrata la prima immolazione. I due attivisti sono morti. La prima immolazione di oggi è avvenuta dinanzi alla principale sala di preghiera del monastero di Shitsang a Luchu (o Kluchu) nella zona di Kalnho (Gannan per i cinesi), nella provincia del Gansu. Erano circa le 16.30 locali quando, secondo fonti della diaspora tibetana in India, Pema Dorjee, 23 anni, si è dato fuoco, intonando canti e slogan per il Tibet libero dal controllo cinese e per il ritorno del Dalai Lama. Il giovane è morto sul posto, poco dopo, a causa delle ferite riportate. Subito dopo, il monastero è stato messo sotto stretto controllo da parte delle autorità cinesi. Luchu è stato già teatro di altre immolazioni e la presenza della polizia in zona era già massiccia. Un’ora dopo la morte di Pema Dorjee, anche un altro giovane tibetano, Kunchok Phelgye, monaco di 24 anni, si è dato fuoco dinanzi la sala di preghiera del monastero Taktsang Lhamo Kirti a Dzoege (Ruòergai per i cinesi), prefettura di Ngaba (Aba per i cinesi), nella provincia del Sichuan. Il giovane, che mentre era avviluppato dalle fiamme gridava slogan per il ritorno del Dalai Lama e per l’allontanamento dei cinesi, è morto poco dopo. Le immagini del suo corpo martoriato stanno facendo il giro della rete. Entrambe le immolazioni sono avvenute nel giorno nel quale i tibetani ricordano la morte di Lama Tsongkhapa, un maestro buddista del XIV secolo.

 

Non si spegne il Tibet: 90 immolazioni dal 2009, 28 solo a novembre. Urge azione

La protesta dei tibetani diventa sempre più drammatica e disperata: a novembre si è data alla fiamme quasi una persona al giorno, 28 in tutto.  È quindi arrivato a 90 dal febbraio 2009 il bilancio delle autoimmolazioni di tibetani che protestano per quella che definiscono l’occupazione cinese del Tibet. A segnalare un deteriorarsi della situazione negli ultimi giorni, le persone che hanno compiuto l’estremo gesto di denuncia sono state 11 solo dal 22 novembre. Tre erano anche minorenni. Il 2012 sta per passare alla storia di questa guerra silenziosa per l’autonomia e il rispetto delle tradizioni e della lingua tibetana come il più cruento da quando, il 27 febbraio 2009, Tapey, un monaco del monastero di Kirti nella contea di Ngaba (Aba per i cinesi), nella provincia cinese del Sichuan, si è immolato. Per un macabro caso, anche il novantesimo immolato, Kunchok Kyab di 29 anni, si è dato alle fiamme a Ngaba, ieri sera. Secondo le informazioni che arrivano dalla diaspora tibetana in esilio in India, l’incidente è avvenuto ieri mattina intorno alle ore nove locali. Il giovane si è immolato nei pressi di una stazione di benzina, urlando slogan per la liberazione del Tibet dal controllo cinese e per il ritorno del Dalai Lama. Di Kyab non si hanno notizie: poco dopo che le fiamme avevano avvolto il suo corpo, dei poliziotti sono giunti sul posto e, dopo aver spento le fiamme, hanno portato il giovane in luogo sconosciuto. Non si conoscono neanche le sue condizioni di salute. L’auto sulla quale è stato portato via il giovane è stata seguita da tibetani che protestavano, ma sono stati dispersi. Solo nel 2012, dal primo gennaio, sono state 76 le immolazioni. E le prospettive non lasciano presagire che il fenomeno possa fermarsi. Anzi: Pechino sempre più rafforza il suo controllo e la sua presenza nei territori tibetani sia della provincia autonoma del Tibet sia nelle aree a maggioranza tibetana delle altre province. Migliaia di paramilitari continuano a perlustrare strade e monasteri nel tentativo di bloccare le immolazioni. Le offerte per le delazioni aumentano, così come il numero di agenti che pattugliano ‘armati’ di estintori. Ma i maggiori controlli, che hanno provocato anche l’isolamento stradale, telefonico e telematico di intere zone tibetane, non hanno bloccato le proteste. E a portarle con forza per strada, in un rituale ormai consolidato, i giovani tibetani, studenti ma anche scolari giovanissimi, che sfidano i manganelli della polizia (che in più di una occasione li hanno portati in ospedale) per manifestare il loro dissenso contro il controllo cinese delle loro zone. Non a caso, molte immolazioni sono avvenute proprio dinanzi a uffici governativi cinesi, in una aperta sfida al controllo di Pechino. Che continua a mandare militari e ad accusare la "cricca del Dalai Lama”, il "lupo vestito d’agnello”, il ”separatista”, di fomentare questi atti estremi. Da Dharamsala nel Nord dell’India, dove vive in esilio il leader religioso dei tibetani e dove risiede il governo tibetano, si esprime preoccupazione per l’escalation di immolazioni. Preoccupazioni espresse anche dal governo americano. Sia l’ambasciatore americano a Pechino Gary Locke (in una intervista alla Cnn) che l’assistente del segretario di Stato per la democrazia, il lavoro e i diritti umani Michael Posner (che ha incontrato i familiari di alcune persone che si sono autoimmolate) hanno espresso forte preoccupazione, annunciando per la prossima settimana un comunicato da parte della segreteria di Stato americana sulla questione.

 

È una possibile trappola mortale il grattacielo più alto del mondo che sarà costruito in Cina

Sky City, il grattacielo che dovrebbe sorgere a Changsha, nella provincia cinese dell’Hunan, in soli 90 giorni, diventando il più alto del mondo, potrebbe diventare una trappola mortale. Secondo quanto riferisce il China Daily, l’allarme è arrivato da alcuni esperti per i quali l’edificio non risponderebbe ai requisiti minimi di sicurezza. Se dovesse alla fine sorgere, Sky City dovrebbe essere di 220 piani per un’altezza totale di 838 metri, dieci metri in più dell’attuale edificio più alto del mondo, il Burj Khalifa di Dubai. Dovrebbe accogliere 4000 famiglie in appartamenti che saranno collocati tra il sedicesimo e il centottantesimo piano e poi ospedali, alberghi, banche e uffici, oltre a numerosi ristoranti. “Ci sarebbe un numero impressionante di persone che gravitano nell’edificio – ha dichiarato Li Xun, vicepresidente dell’accademia cinese di pianificazione urbana e design – che accadrebbe se all’improvviso scoppiasse un incendio ad esempio?”. Normalmente infatti le scale usate dai pompieri per spegnere gli incendi possono arrivare fino a un massimo di 100 metri. Scettico anche Wang Youwei, vicepresidente dell’accademia cinese per la ricerca nelle costruzioni, che ha evidenziato come ci sarebbero problemi anche con gli ascensori che impiegherebbero troppo tempo ad arrivare da pianoterra. “Si tratterebbe di minuti cruciali in situazioni di emergenza – ha detto Wang – in cui un uomo potrebbe morire”. Il portavoce della Broad Group, la società costruttrice del grattacielo, ha rifiutato di commentare queste critiche. In molti sostengono poi che grattacieli così alti possono anche creare problemi di abbassamento del suolo, creando pericolosi avvallamenti. Lo scorso settembre un rapporto di un’organizzazione internazionale che si occupa dell’habitat urbano e che ha sede negli Stati Uniti, ha evidenziato come la Cina sia il paese al mondo che sta pianificando la costruzione, nei prossimi anni, di più grattacieli, con 239 edifici alti più di 200 metri che sono già in costruzione in tutto il paese.

 

Aumentano casi di Aids in Cina

In preoccupante aumento in Cina i casi di Hiv, in particolare nella fascia di età tra i 15 e i 24 anni e in quella degli over 50. Le autorità sanitarie cinesi hanno annunciato che, secondo i dati recenti, da gennaio a ottobre 2012 si sono registrati nel paese 16.131 nuovi casi di Hiv tra persone che hanno superato i 50 anni (che rappresenta rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente un incremento del 20,2%) e 9514 nuovi casi tra i giovanissimi, in aumento del 12,8%. Sempre nei primi 10 mesi dell’anno, secondo i dati del ministero della sanità, ci sono stati 17.740 decessi riconducibili all’Aids, anche qui in crescita dell’8,6% rispetto all’anno scorso. In totale in Cina ci sono al momento 492.191 casi di Hiv/Aids. Sun Xinhua, membro della Commissione per il controllo e la prevenzione delle malattie, ha dichiarato che l’84,9% dei nuovi casi registrati quest’anno è il risultato di episodi di sesso non protetto e che in particolare si è verificato un aumento degli ammalati fra gli omosessuali di sesso maschile. Il vice premier Li Keqiang, prossimo ormai a diventare il nuovo premier, ha fatto sapere che nell’agenda governativa la lotta all’Aids ha un ruolo prioritario. In base al piano per la lotta all’Aids per il quinquennio 2011-2015, pubblicato lo scorso febbraio dal Consiglio di Stato, il paese mira a ridurre le morti per Aids del 30% e i nuovi casi del 25% entro il 2015. Dalla fine del 2003 il governo cinese ha iniziato una serie di politiche sociali a favore di coloro che sono affetti da questa malattia, che includono test sul sangue gratis, istruzione scolastica gratuita per gli orfani di genitori morti di Aids, consulti medici gratuiti, e terapie gratuite per le donne affette dalla malattia ma in gravidanza.


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