28 gennaio 2013

Diario dalla Cina

GENNAIO 2013

 

Dopo campo di lavoro, una donna e’ rimasta chiusa tre anni in obitorio

Una donna cinese, dopo aver trascorso 18 mesi in un campo di lavoro, da tre anni è tenuta segregata in un obitorio in disuso. Lo riferisce il Global Times, che cita un servizio effettuato dalla Radio Nazionale cinese. Le vicissitudini di Chen Qingxia, questo il nome della donna, hanno avuto inizio nel 2007 quando si era recata a Pechino per protestare contro il governo che, a suo dire, avrebbe maltrattato suo marito, arrestato nel 2003 per essere entrato in una zona sottoposta a quarantena durante l’epidemia della Sars. Ma giunta a Pechino la donna fu arrestata e mandata per 18 mesi in un campo di lavoro. Suo figlio, allora dodicenne, durante il suo viaggio a Pechino, scomparve misteriosamente e di lui non si è saputo più nulla. Trascorsi i 18 mesi tuttavia, Chen, anziché essere rilasciata venne collocata in un edificio abbandonato nella città di Yichun, un ex obitorio. Ammalata e ridotta su una sedia a rotelle, la donna è sorvegliata 24 ore su 24 e le è consentito solo di avere contatti minimi con alcuni dei suoi familiari, tra i quali la sorella, che le porta ogni tanto cibo e medicine. “Voglio andare a casa, ho molta voglia di tornare a casa mia – ha detto la donna ad un reporter della radio che ha dovuto fingere di essere un familiare per poterla avvicinare – ma se me ne vado la polizia tornerà da me non mi lasceranno andare”. Il reporter ha poi raccontato di essere stato fermato dalla polizia, che lo ha vessato ispezionando la sua casa e sequestrando la scheda sim del suo cellulare. Da qualche settimana sui media cinesi sono rimbalzate notizie secondo le quali si starebbe pensando alla cancellazione o, comunque, alla revisione del sistema dei laojiao, i campi di lavoro ai quali si può essere inviati fino a tre anni senza nessun tipo di condanna formale di un tribunale.

 

Aumentano utenti telefonia mobile, 1,11mld nel 2012

Il numero di utenti di telefonia mobile ha raggiunto in Cina gli 1,11 miliardi alla fine del 2012. Lo rivelano dati ufficiali pubblicati dal ministero dell’Industria e dell’Information Technology (MIIT) in un suo comunicato. Nella nota del ministero si legge anche che nel paese del dragone ci sono 82,6 telefoni cellulari ogni cento persone, nove in più rispetto al 2011. Lo scorso anno la Cina ha registrato 125,9 milioni nuovi utenti di telefonia mobile, tra i quali 104,38 milioni erano utenti di telefonia mobile 3G. In notevole aumento anche gli utenti di Internet, cresciuti di 51 milioni in un anno fino ad arrivare a 564 milioni di persone, di cui il 74,5% (ovvero 420 milioni di persone) ‘navigano’ attraverso il cellulare. Il tasso di penetrazione di Internet ha raggiunto il 42,1% alla fine dello scorso anno, in crescita del 3,8% rispetto al 2011.

 

Basta pc o gadget elettronici: studenti cinesi vogliono in dono chirurgia estetica

Sempre più diffusa la richiesta, da parte di giovani studenti cinesi ai loro genitori, di avere in regalo non abiti, accessori, gioielli o costosi computer ma interventi di chirurgia plastica. Con l’approssimarsi del capodanno cinese (la festa più importante dell’anno in Cina in cui per tradizione in famiglia e tra amici ci si scambiano i regali) sono sempre di più i giovani, specie gli studenti universitari, molti ospedali registrano il tutto esaurito di prenotazioni anche perché i ragazzi approfittano del periodo delle feste, in cui le scuole e le università sono chiuse, per effettuare questi interventi. “Abbiamo effettuato oltre 100 consulti questo mese per studenti universitari – ha commentato Liu Qi, medico presso l’ospedale di chirurgia plastica di Shanghai – il 20% in più del solito”. Tra gli interventi più popolari e richiesti, specie dalle ragazzine cinesi, quello per allargare gli occhi facendoli sembrare ‘piu’ occidentalì. In particolare, dopo il successo di ‘The Legend of Zhen Huan’ una serie televisiva basata su un dramma ambientato nel 17simo secolo, molte ragazze si sono rivolte a specialisti di chirurgia estetica chiedendo di poter avere gli occhi come quelli della protagonista della fiction televisiva, l’attrice Sun Li. Il dottor Liu Qi ha raccontato che una ragazza cinese dopo aver effettuato già due interventi per modificare la forma degli occhi in precedenza, si é recata in ospedale chiedendo un terzo intervento per somigliare di più all’eroina del romanzo televisivo. “Ma questa volta abbiamo rifiutato di fare l’operazione – ha detto il medico – i suoi occhi non possono sopportare tutti questi interventi e cambiamenti”. Solo pochi mesi fa una ricerca aveva messo in evidenza un forte aumento in Cina degli interventi di chirurgia plastica tra i giovanissimi. Secondo un’inchiesta dello Shanghai Daily, tra il 10% e il 20% di coloro che si sottopongono alla chirurgia plastica sono minorenni. Per contrastare questo fenomeno la città di Guangzhou (la ex Canton) ha proposto una legge secondo la quale i medici potranno procedere a interventi estetici sui minori di 18 anni solo se necessari per motivi di salute e comunque dopo aver informato i genitori o il tutore legale dei rischi connessi all’operazione.

 

Skyfall arriva in Cina ma censurato

James Bond sbarcherà lunedì nei cinema cinesi, ma il film vedrà diverse scene censurate. Skyfall, l’ultimo film della saga dell’agente segreto al servizio di Sua Maestà britannica, con un ritardo di almeno due mesi, sarà proiettato nei cinema del paese del dragone. Il film doveva originariamente essere distribuito a novembre, ma le autorità cinesi chiesero di posticipare l’uscita con la motivazione ufficiale della volontà di dare più spazio a blockbuster locali. Questo ha anche dato la possibilità a produttori e distributori di ‘armonizzare’ – come sostengono le autorità – il film secondo le richieste della censura cinese. Dal film, infatti, è sparita la scena nella quale a Shanghai il cecchino francese uccide una guardia giurata a custodia di un grattacielo. Censurati anche i riferimenti alla induzione alla prostituzione della bella cinese incontrata nel casinò di Macao e alle torture subite dal Javier Bardem da parte dei cinesi. La stessa sorte era capitata l’anno scorso a Men in Black 3, quando dalla versione proiettata nelle sale cinesi, furono tagliati diversi minuti relativi ad un cinese che diventata un alieno e la scena nella quale un gruppo di turisti cinesi che avevano assistito ad uno scontro con un alieno, vengono sottoposti all’azzeramento della memoria. Skyfall è il primo grande film straniero nelle sale cinesi quest’anno. Alla fine del mese, arriverà Cloud Atlas, dopo 16 giorni Jack Reacher e alla fine di febbraio The Hobbit. Attualmente nelle sale cinesi sta riscuotendo un insolito successo Lost in Thailand, commedia cinese costata circa 4 milioni di euro e che dal 12 dicembre ha incassato 130 milioni di euro.

 

Crescita della Cina nel 2012 al 7,8% (peggiore da 13 anni); nell’ultimo trimestre dell’anno scorso crescita al 7,9%

Secondo i dati appena diffusi dall’istituto naizonale di statistica, nel 2012 la crescita della Cina è stata del 7,8%, superiore al target governativo fissato al 7,5%. Nell’ultimo trimestre dell’anno, la crescita registrata è stata del 7,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Il governo cinese a marzo dell’anno scorso abbassò le stime di crescita sotto l’8%, per la prima volta sotto questa soglia in otto anni. La crescita del pil della Cina era stata infatti del 9,3% nel 2011 e del 10,4% nel 2010. In termini assoluti, il pil della Cina e’ stato nel 2012 di 8,28 trilioni di dollari, aggiunge l’Ufficio di statistica. Il dato del Pil di quest’anno, rappresenta quello più basso da 13 anni.

 

Dopo Pechino anche Shanghai fortemente inquinata

Dopo Pechino, anche Shanghai sta sperimentando un alto tasso di inquinamento. Ieri infatti, secondo le centraline diffuse nella capitale economica della Cina, i residenti di Shanghai hanno respirato la peggiore aria da oltre due mesi, con la concentrazione di particelle Pm 2.5, cioe’ il particolato di diametro fino a 2,5 micron, che in alcuni punti ha superato i 300, il limite fissato come pericoloso per la salute. Alta anche la concentrazione di Pm 10, che ha raggiunto i 300. Il tasso alto di inquinanti e’ stato registrato anche nelle aree limitrofe a Shanghai e nelle province vicine, complice non solo l’aria che arriva dal nord, ma anche dell’alta concentrazione industriale dell’area. Le autorita’ hanno annunciato misure, anche se un fronte freddo ha pulito stamattina l’aria di Shanghai. Nello scorso week end a Pechino sono state registrate fino a 900 Pm 2.5. Secondo uno studio condotto dall’Asian Development Bank e dalla Tsinghua University, sette citta’ cinesi (Taiyuan, Pechino, Urumqi, Lanzhou, Chongqing, Jinan e Shijiazhuang) sono tra le prime dieci citta’ piu’ inquinate al mondo. Nella ricerca si evidenzia che solo l’1% di 500 citta’ cinesi hanno un tasso di qualita’ d’aria che rispetta le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanita’.

 

Nel 2012 calano investimenti stranieri diretti in Cina. E per il WSJ, la Cina non è più fabbrica del mondo

Scendono gli investimenti diretti stranieri (Fdi) in Cina nel 2012 di quasi il 4%, il primo dato negativo in nove anni, secondo i dati del ministero del commercio di Pechino. Per l’anno scorso, infatti, i tecnici del ministero hanno calcolato nel 3,7% il calo degli Fdi rispetto all’anno precedente, a 111,7 miliardi di dollari. Soltanto a dicembre in Cina sono entrati 11,7 miliardi di dollari, in ribasso del 4,5%, nel settimo declino mensile continuativo. Per i tecnici il dato negativo e’ dovuto ad una diminuzione nel manifatturiero, in quanto in molti son andati via dalla Cina per cercare paesi con minori costi di lavoro. La Cina nella prima meta’ dell’anno scorso ha superato gli Usa diventando il piu’ grande mercato per gli Fdi. Secondo i dati diffusi, i capitali dall’Unione europea sono scesi nel 2012 del 3,8% a 6,11 miliardi, con pero’ inversioni di tendenza da parte di Germania, Olanda e Svizzera, i cui investimenti in Cina sono aumentati, rispettivamente del 29,5%, 49,1% e 58,1%. La Cina sta perdendo il proprio ruolo di ‘fabbrica del mondo’, con i produttori che si spostano verso altri paesi piu’ economici del sud est asiatico. Un cambio di rotta confermato anche dal primo calo del flusso degli investimenti esteri diretti in Cina, calati nel 2012 del 3,7% a 111,72 miliardi di dollari. Si tratta del primo calo dal 2009. La flessione – riporta il Wall Street Journal – e’ il risultato del rallentamento della crescita cinese, dalla crisi dell’Europa ma anche dell’aumento dei salari e di altri costi di produzione che rendono il ‘Made in China’ meno attraente. L’andamento degli investimenti esteri in Thailandia e in Indonesia, saliti rispettivamente del 63% e del 27% nel 2012, conferma l’inversione in atto.

 

Fondatore Alibaba lascia posto di amministratore delegato, forse verso Ipo

Grandi cambiamenti ad Alibaba, il gigante cinese dell’e-commerce. Il fondatore Jack Ma ha deciso di dimettersi da amministratore delegato “per far largo ai giovani” e la società prepara lo sbarco alla Borsa di Hong Kong. L’offerta pubblica iniziale dovrebbe raccogliere tra i 3 e i 4 miliardi di dollari, potenzialmente la maggior Ipo di un gruppo Internet dopo quella di Facebook, e farebbe seguito al riacquisto di azioni da Yahoo! dello scorso anno in un affare che ha fatto schizzare il valore della società cinese a 35 miliardi di dollari. Secondo fonti vicine al dossier, lo sbarco in Borsa sarà gestito da Credit Suisse e Goldman Sachs. Ma sia Alibaba che i due colossi bancari al momento restano abbottonati, con la società che smentisce di aver dato qualsiasi mandato alle due banche mentre queste si trincerano dietro un secco “no comment”. La decisione di Jack Ma di lasciare l’incarico è stata annunciata dallo stesso fondatore in una lettera ai dipendenti. Il miliardario cinese si toglierà l’abito da ceo il 10 maggio prossimo, ma manterrà l’incarico di presidente. Ma, 48 anni, ex insegnante d’inglese, è stato alla guida di Alibaba fin dalla sua creazione nel 1999 e – secondo il Billionaires Index di Blooomberg – possiede un patrimonio netto di 3,4 miliardi di dollari. Il padre di Alibaba ha spiegato che questo suo nuovo ruolo riflette la volontà di dare una maggiore spinta al passaggio del timone del gruppo alle nuove generazioni: “Voglio incoraggiare i nostri giovani manager a farsi avanti per assicurare una transazione morbida”, ha detto. “I giovani della nuova generazione di Alibaba sono molto più preparati a gestire un ecosistema Internet come questo”. Alibaba nasce come un mercato online per le aziende cinesi ed in poco più di dieci anni ha visto una crescita esponenziale, offrendo altri servizi come il cloud computing, i pagamenti online, le aste per i clienti e dando lavoro a 24.000 persone. Nei nove mesi del suo anno fiscale, terminato lo scorso 30 giugno, il gigante cinese dell’e-commerce ha più che triplicato l’utile a 781,7 milioni di dollari, con un fatturato in rialzo del 74% a 2,9 miliardi di dollari. E la crescita di Alibaba sembra destinata a proseguire senza sosta nei prossimi anni quando si esamina il mercato cinese. Alla fine del 2012 la Cina contava 564 milioni di internauti, +10% sull’anno precedente, secondo cifre ufficiali, e ha anche più compratori online degli Stati Uniti. Le vendite su internet nel Paese asiatico dovrebbero triplicare a 360 miliardi di dollari entro il 2015, in base alle stime del Boston Consulting Group.

 

Bulgari saluta in Cina l’anno del serpente

Con l’approssimarsi dell’anno del serpente nel calendario cinese (comincerà a febbraio), è stata Bulgari la prima a dare il benvenuto al nuovo anno, allestendo con un grande serpente luminoso lo spazio antistante il Plaza 66, il più importante centro commerciale di Shanghai, nel quale é stato rinnovato il negozio dell’azienda italiana del lusso. Alla presenza di Sabina Belli, Group Brand and Communication Managing Director di Bulgari; Umberto Macchi, Group Worldwide Managing Director of Sales di Bulgari; Lelio Gavazza, Managing Director di Bulgari Greater China; Vincenzo De Luca, console italiano a Shanghai, Chang Ziyi, una delle più famose attrice cinesi al mondo (tra i suoi film La Tigre e il Dragone, Hero, Memorie di una Geisha, La foresta dei pugno volanti) ha illuminato il grande serpente nel centro di Shanghai. Molti gli attori e attrici presenti che hanno partecipato ad un esclusivo party con tema del serpente. La collezione serpenti fu creata la prima volta negli anni ’40 del secolo scorso, mentre gli orologi della linea arrivarono una ventina di anni dopo. L’anno scorso, in omaggio a questi, la maison del Lungotevere l’ha ripensata e per il prossimo anno sarà la collezione di punta in Cina, in occasione dell’anno del serpente. La festa di saluto del nuovo anno sarà poi replicata a Pechino alla fine di gennaio.

 

Pechino in “stato di allerta” per le isole contese con il Giappone

La Cina è in stato di “alta allerta” per la tensione nel Mar della Cina Orientale, dove è in corso un pericoloso confronto col Giappone sulle isole contese Senkaku/Diaoyu. Lo ha affermato oggi il portavoce del ministero degli esteri Hong Lei. Parlando in una conferenza stampa a Pechino, il portavoce ha fatto riferimento alle notizie secondo le quali il ministro della difesa di Tokyo Itsunori Onodera ha sostenuto che il Giappone “risponderà secondo gli standard internazionali” ai sorvoli dell’ aviazione militare cinese sulle isole. “I pattugliamenti condotti dalle navi e dagli aerei cinesi nelle acque e nello spazio aereo delle isole sono un normale esercizio di sovranità”, ha sostenuto. La tensione sulle Senkaku/Diaoyu è in crescita dallo scorso settembre, quando il governo di Tokyo le ha “comprate” da un cittadino giapponese che sosteneva di esserne il proprietario, scatenando l’ ira di Pechino. Le Senkaku/Diaoyu sono rivendicate anche da Taiwan. A conferma della tensione tra i due giganti asiatici, il neo-primo ministro giapponese Shinzo Abe ha scelto il Vietnam – che si contende con la Cina la sovranità su altri due gruppi di isole, le Paracelse e le Spratili, nel Mar Cinese Meridionale – come meta del suo primo viaggio all’ estero. Abe é partito oggi per Hanoi e in seguito visiterà Thailandia e Indonesia.

 

Donna tibetana si dà fuoco a Pechino contro acquisizione forzata delle terre

Una donna tibetana si è data fuoco in segno di protesta a Pechino. Il fatto è accaduto lo scorso settembre, ma la notizia è emersa solo ora. Lo riferisce il sito Phayul che cita l’amministrazione tibetana in esilio, a Dharamsala, nell’India del nord (dove risiede anche il Dalai Lama). In base a quanto si è appreso, la donna, Passang Lhamo, 62 anni, si è data fuoco per protestare contro l’acquisizione illegale di terra da parte delle autorità cinesi nella regione di Keygudo, nel Tibet orientale, dopo il terremoto del 2010. Dopo vani e ripetuti appelli alle autorità della sua regione, Lhamo si era recata nella capitale per cercare di sottoporre il problema al governo centrale ma, continuando a non ottenere nulla, ha deciso di immolarsi. Secondo le poche informazioni disponibili, la donna è stata poi trasportata in ospedale per essere curata in seguito alle gravi ustioni riportate. Le acquisizioni illegali di terre da parte delle autorità hanno generato negli ultimi anni numerose proteste anche nella regione di Keygudo. Nel 2011, nella zona, 300 persone parteciparono ad una manifestazione di protesta. Molti rimasero feriti negli scontri che ne seguirono e parecchi altri furono arrestati nella successiva repressione messa in atto da parte delle autorità. A giugno scorso un’altra donna, madre di due bimbi, si diede fuoco nella città di Keygu, vicino al monastero di Dhondupling, sempre per protestare contro le acquisizioni di terre. Trasportata in ospedale, di lei non si è saputo più nulla.

 

Continua cappa record di smog, e i giornali chiedono interventi e dati certi

Preoccupazione in Cina per l’elevato tasso di inquinamento della capitale, che ha raggiunto livelli record. E la preoccupazione è stata accolta e appoggiata anche dagli organi di stampa che oggi hanno chiesto, in diversi articoli ed editoriali, che il governo adotti provvedimenti in tempi rapidi e dia informazioni trasparenti e veritiere sulla qualità dell’aria. Il Quotidiano del Popolo, l’organo ufficiale del partito, punta il dito contro l’ossessione della crescita economica. “Come possiamo uscire da questo assedio soffocante di inquinamento?” è scritto in un editoriale in prima pagina. “Cerchiamo di vedere chiaramente come gestire la situazione dell’inquinamento ambientale, con un senso di urgenza”. Il problema inquinamento si è fatto sentire con forza a Pechino durante lo scorso week end quando lo smog ha reso impossibile in alcune zone la visibilità a 100 metri costringendo la gente a rimanere in casa e determinando anche ritardi e cancellazioni dei voli. Le centraline che registrano la concentrazione di particelle PM 2.5, cioé il particolato di diametro fino a 2,5 micron, hanno segnato valori di 993 microgrammi per metro cubo, circa 40 volte di più del limite massimo indicato dall’Organizzazione mondiale della sanità, 75 volte superiore ai limiti imposti dai rilevatori americani. Le centraline hanno registrato un livello stabile a 700, quando 300 è il limite massimo per dichiarare l’aria pericolosa. L’Oms chiede che il dato resti sotto i 20. Ancora oggi la situazione a Pechino è molto difficile, con livelli registrati tra i 250 e i 400. Gli ospedali della capitale hanno visto un picco di casi di malattie respiratorie, soprattutto in bambini e anziani. Le autorità cittadine hanno ordinato a molte fabbriche di ridimensionare le emissioni e alle scuole in diversi distretti é stato ordinato di cancellare le attività all’aria aperta. In diversi negozi sono scomparse dagli scaffali le mascherine antismog, prese d’assalto da molti. In un editoriale il Global Times, vicino all’organo ufficiale del partito, ha chiesto con insistenza che “Pechino cambi l’ approccio finora adottato al problema e pubblichi i dati reali”. Il giornale ha infatti sottolineato la differenza tra i dati “ufficiali” delle autorità cinesi e quelli resi noti dai rilevamenti dell’ambasciata americana a Pechino negli ultimi mesi, gli stessi dati che il governo di Pechino voleva l’anno scorso censurare tanto da portare ad una crisi fra i due Paesi. “I problemi ambientali – si legge ancora nell’articolo del Global Times – non dovrebbero essere mischiati con quelli politici”. Di tono simile anche il China Daily, che però punta il dito soprattutto verso l’eccessiva e troppo rapida ubanizzazione delle città cinesi e sulla eccessiva quantità di automobili sulla strade. Il tema dell’inquinamento e dello smog domina comunque anche sul web cinese. Moltissimi, su sina weibo, il twitter cinese, i commenti di gente infuriata che dice di non sentirsi più sicura ad uscire di casa e di temere per la propria salute.

 

Cina punta ad aumento del limite degli investimenti stranieri in borsa

La Cina punta ad aumentare, di almeno 10 volte, il limite autorizzato degli investimenti esteri su azioni, obbligazioni e depositi bancari nazionali, attualmente fissato a 80 miliardi di dollari. Lo ha detto oggi al Financial Forum di Hong Kong, Guo Shuqing, presidente della China Securities Regulatory Commission, la commissione di regolamentazione dei mercati finanziari del paese. Guo ha anche detto che la Cina continuerà l’internazionalizzazione dello yuan e l’incoraggiamento ai cinesi ad investire all’estero, chiedendo di innalzare il livello di qualità degli intermediari necessari. Lo scorso anno Pechino ha assegnato quasi 16 milioni di dollari di quote a investitori stranieri, equivalente al totale concesso negli ultimi sei anni. Gli operatori esteri al momento riescono a investire sui mercati cinesi grazie al programma Qfii (investitori istituzionali stranieri qualificati) e al piano Rqfii (rmb investitori istituzionali stranieri qualificati), istituito quest’ultimo nel 2011 con una quota iniziale di 20 miliardi di yuan (oltre 2 miliardi di euro) e cresciuto a 70 miliardi di yuan lo scorso anno. Attualmente il limite fissato degli investimenti stranieri in Borsa è di 80 miliardi di dollari, saliti ad aprile dai precedenti 30. Guo ha anche annunciato la creazione di un nuovo organismo per contribuire a diversificare i suoi 3.310 miliardi di dollari americani nelle riserve ufficiali. Dopo l’annuncio di oggi di Guo Shuqing, la borsa di Shanghai ha guadagnato in chiusura il 3,7%.

 

Prima immolazione pro Tibet nel 2013, sono 96 dal febbraio 2009

Un giovane tibetano di 19 anni si è immolato ieri per protestare contro il controllo cinese del Tibet, portando a 96 il numero delle immolazioni da febbraio 2009. Quella di ieri è la prima immolazione del 2013. Secondo le informazioni, Tseba, di 19 anni, si è dato fuoco nella città di Achok, nella prefettura di Kanlho (Gannan per i cinesi), nella provincia cinese del Gansu, alle 13 circa di ieri, morendo sul posto a causa delle ferite riportate. Dandosi fuoco, il giovane ha urlato slogan per la liberazione del Tibet dall”occupazione’ cinese e in favore del ritorno del Dalai Lama. Il corpo è stato consegnato alla famiglia. L’area nella quale il giovane si è dato fuoco, è stata già teatro di molte immolazioni nell’anno scorso, che è terminato con un bilancio di 81 di questi atti estremi, il più alto da quando, nel febbraio 2009, è cominciata questa forma di protesta contro la Cina. L’ultima immolazione risaliva al 9 dicembre scorso. Le immolazioni sono riprese nonostante le autorità cinesi abbiano rafforzato i controlli nelle aree tibetane, offrendo anche ricompense economiche, e taglie per ottenere informazioni sulle immolazioni. Non solo: da diverso tempo, le comunicazioni nelle aree tibetane cinesi sono a singhiozzo, mentre in alcune sono state tagliate. Non funzionano reti cellulari e telefoniche, inesistenti collegamenti internet. Nei giorni scorsi agenti di polizia hanno anche sequestrato in case e monasteri (come era già successo a dicembre) antenne satellitari e ricevitori, per vietare ai locali di poter seguire trasmissioni straniere. Il leader spirituale dei buddisti tibetani, Il Dalai Lama, in esilio dal 1959 a Dharamsala nel nord dell’India, la scorsa settimana ha chiesto alle autorità di Pechino di capire le ragioni di questi atti, respingendo le accuse, rivoltegli dal governo cinese, di essere dietro a questi atti estremi. Per il leader tibetano, le immolazioni sono indice della disperazione a cui i tibetani sono stati trascinati dalla politica di disinformazione e di censura operata da Pechino, che annienta la cultura tibetana nelle aree.

 

Tim Cook in Cina: spero paese diventi primo mercato al mondo per Apple

”La Cina è un mercato molto importante per noi.”. E’ questo il fulcro dell’intervista che il Ceo di Apple, Tim Cook, ha rilasciato all’agenzia di stampa cinese Nuova Cina, durante un suo  (secondo)  viaggio a sorpresa in Cina. ” La Cina – ha proseguito Cook – è attualmente il nostro secondo mercato ma credo che diventera’ il nostro primo mercato. Credo fortemente che accadra”’. ”Stiamo crescendo molto velocemente – ha proseguito il Ceo di Apple, che si e’ dichiarato molto colpito dal mercato cinese – stiamo continuando ad investire in negozi al dettaglio qui e se ne apriranno molti altri nel corso degli anni successivi. Abbiamo selezionato alcuni siti, la nostra base produttiva è qui, e qui abbiamo partner incredibili. Quindi la Cina è sicuramente un paese molto, molto importante per noi”. Apple ha attualmente 11 punti vendita tra Pechino, Shanghai, Shenzhen, Chengdu e Hong Kong. Quello inaugurato lo scorso ottobre nel centro commerciale di Wangfujing a Pechino è il piu’ grande in Asia. Cook non ha rivelato i dettagli dei suoi colloqui con il ministero cinese dell’Industria e dell’Information Technology e con la China Unicom, primo partner di Apple in Cina né con gli altri operatori di telefonia in Cina. ”La gente di tutto il mondo, senza distinzione di cultura – ha detto Cook a Nuova Cina – vuole i migliori prodotti. Penso che le persone amino della Apple soprattutto il fatto che crei prodotti che rendono la vita piu’ facile e migliore”. Nessun accenno invece alle voci relative all’ipotesi del lancio su alcuni mercati, tra cui la Cina, di un iPhone piu’ economico. ”Non ci sono prodotti Apple che non sono per la Cina – ha anzi detto Cook – penso che siano tutti perfetti per questo paese”. A proposito della Foxconn, fornitore di Apple in Cina, le cui fabbriche sono in passato state coinvolte in problemi relativi soprattutto a proteste degli operai per condizioni di lavoro inique e salari troppo bassi, Cook ha detto che ”Apple ha rigorosi codici di condotta che i fornitori devono rispettare e se non lo fanno, Apple non fa affari con loro”. ”Ci preoccupiamo di ogni operaio che tocca un prodotto Apple – ancora aggiunto Cook – sia che si occupi di vendita, di assemblaggio, di assistenza o altro. Ci teniamo a mantenere uno standard molto alto”. L’amministratore delegato dell’azienda di Cupertino ha infine ricordato la visita da lui effettuata nel marzo scorso alla linea di produzione di iPhone della Foxconn a Zhengzhou durante la quale fece il giro dei dormitori e volle vedere di persona come vivono e lavorano lì gli operai. Con 80.000 dipendenti, Apple ha generato un utile netto di oltre 41 miliardi di dollari nel 2012.

 

Possibile crescita cinese al 7,7% nel 2012 sopra stime, secondo funzionari partito

La crescita economica cinese nel 2012 potrebbe aver superato l’obiettivo fissato dal governo al 7,5%. In mancanza dei dati ufficiali, la notizia arriva comunque da una fonte ufficiale, Zhang Xiaoqiang, vice ministro della commissione di sviluppo nazionale e di riforme. Secondo Zhang, nel 2012 il pil della Cina sarà al 7,7%, grazie al miglioramento di alcuni dati congiunturali, come la produzione industriale, gli investimenti e il commercio. I dati ufficiali, sia per l’ultimo trimestre sia per l’intero 2012, saranno resi noti il 18 gennaio. Sempre secondo Zhang, l’inflazione cinese per il 2012 sarà del 3,5%. Il governo cinese a marzo dell’anno scorso abbassò le stime di crescita sotto l’8%, per la prima volta sotto questa soglia in otto anni.

 

Legge del figlio unico: donne costrette ad impianto spirale

Donne costrette ad adottare misure di controllo delle nascite, in cambio della registrazione del primo figlio sul libretto di famiglia. Secondo quanto denuncia un lungo editoriale del Global Times, in alcune province cinesi e’ piuttosto diffusa la pratica in base alla quale le autorita’ impongono alle donne di sottoporsi 

all’applicazione della spirale contraccettiva se vogliono ottenere il cosiddetto ”hukou”, cioe’ la registrazione del nuovo nato sul libretto familiare. Dopo le rimostranze di numerose donne che si sono lamentate della pratica coercitiva, rivendicando di voler decidere autonomamente se e come ricorrere alla contraccezione, un gruppo di 13 avvocati ha formalmente richiesto all’autorita’ cinese per la pianificazione familiare di sospendere tali pratiche coercitive. ”Non c’e’ nessuna legge – ha detto l’avvocato Zhang Lijuan al Global Times – che stabilisca che una donna debba sottoporsi all’impianto della spirale per ottenere la registrazione sull’hukou del suo primo figlio”. La spirale e’ uno dei principali metodi di controllo delle nascite in Cina, specie nelle zone rurali. Secondo i dati forniti dal Ministero della Sanita’, nel solo 2009 7,8 milioni di donne cinesi sono state sottoposte all’intervento per l’inserimento della spirale. Gli impianti forzati hanno cominciato ad essere effettuati negli anni ’80 per impedire alle donne di avere un secondo figlio. Una donna della provincia dello Jiangxi ha raccontato che dopo essere stata ”invitata” a sottoporsi all’inserimento della spirale per poi poter ottenere la registrazione del suo primogenito, lei e suo marito hanno chiesto spiegazioni alla commissione per la pianificazione familiare sentendosi rispondere che l’intervento si rendeva necessario ”in quanto lei non aveva provato ad usare un contraccettivo efficace di lunga durata”. ”Ho detto ai medici che potevo provvedere da sola ad adottare misure per evitare un secondo figlio – ha raccontato un’altra donna della provincia dell’Hubei – ma mi hanno detto che se mi fossi rifiutata non avrei ottenuto i documenti di cui avevo bisogno. Suonava come una minaccia e quindi non ho avuto altra scelta che farlo”. La liberta’ delle donne in tema di sessualita’ e contraccezione ha cominciato in Cina ad essere limitata nel 1979 quando e’ stata introdotta la legge del figlio unico che prevede che le coppie possano avere solo un figlio. Eccezioni sono ammesse per le coppie delle zone rurali se il primo figlio e’ femmina, e in altri pochi casi. Le autorita’ sostengono che la legge del figlio unico ha impedito, dal 1979 al 2011, circa 400 milioni di nascite. Prima del 1979 lo Stato, per cercare di frenare le nascite, incoraggiava la sterilizzazione maschile, considerata pero’ piu’ rischiosa e con maggiori effetti collaterali. Una legge controversa quella del figlio unico che se da un lato e’ apprezzata tuttora da chi considera indispensabile un controllo delle nascite in un paese che gia’ conta oltre un miliardo di persone, dall’altro e’ malvista da chi la vede in contrasto con la liberta’ personale. Inoltre, al di la’ dei problemi etici e relativi alla liberta’ di scelta, c’e’ anche chi solleva, a proposito della spirale, problemi relativi alla salute temendo che alcuni di questi dispositivi, specie a lungo andare, possano causare infezioni o altri problemi.

 

Dopo reporter del Nyt cacciato, è stretta su stampa: chiuso sito rivista riformista e obbligo editoriale ‘positivo’ per altro giornale

Il governo cinese non cessa la sua azione di controllo e censura della stampa, bloccando quella non “armonizzata” e orientando il resto. In pochi giorni, i vertici di Pechino hanno chiuso il sito di una famosa rivista riformista, obbligato un giornale a pubblicare un editoriale pro partito comunista e smentito di aver espulso dal paese il corrispondente del New York Times. Chir Buckley è uno dei giornalisti stranieri più famosi di Cina, dove vive da 15 anni. Dopo aver lavorato per Reuters, ad ottobre si è spostato al New York Times. Alla fine del 2012 il suo visto non è stato rinnovato. Ancora oggi, non sa se riuscirà a tornare. Sia il Foreign Correspondents’ Club of China, l’associazione dei giornalisti stranieri, che molti osservatori, legano il diniego del visto all’inchiesta che   ad ottobre ha pubblicato una inchiesta che ha svelato un patrimonio di oltre 2,7 miliardi di dollari per la famiglia del premier Wen Jiabao. Anche il capo dell’ufficio di corrispondenza del quotidiano americano, Philip Pan, aspetta da nove mesi il rinnovo del visto. Come lui, altri 20 giornalisti stranieri hanno atteso oltre 4 mesi per ottenere il visto. E il sito del Nyt, così come quello di Bloomberg (che a giugno pubblicò una inchiesta sul patrimonio milionario della famiglia dell’attuale segretario del partito Xi Jinping) risulta ancora bloccato in Cina. Ma oggi, la portavoce del ministero degli esteri cinese, Hua Chunying, ha spiegato che il ritardo nel visto a Buckley deriva semplicemente dal fatto che il giornalista ha violato le leggi sull’occupazione, perché né lui né la Reuters hanno mai comunicato la cessazione del loro rapporto lavorativo agli organi competenti. Ma non ha detto niente sulla possibilità che la situazione venga sanata. E da oggi non è raggiungibile il sito del mensile Yanhuang Chunqiu (la Cina attraverso i tempi), una importante voce per il riformismo cinese che dal 1991 raccoglie opinioni riformiste di giornalisti e funzionari a riposo. Nell’ultimo editoriale pubblicato alla fine dell’anno, si chiedeva una nuova Costituzione e riforme politiche in Cina che, secondo il giornale, hanno un forte sostegno popolare. La notizia della chiusura del sito, è arrivata alla giornale via email dal Ministro della Tecnologia il 31 dicembre, riportando problemi di registrazione. Ma c’é chi si oppone al potere e al controllo governativo. Giornalisti ed editorialisti del Southern Weekly, una pubblicazione della provincia meridionale del Guangdong, hanno pubblicato una lettera aperta, iniziando un microblog su internet, chiedendo la rimozione del capo della propaganda della provincia, Tuo Zhen. Professori universitari, giornalisti, impreditori e scrittori hanno sfidato le autorità dopo che il giornale è stato costretto, dagli uffici di Tuo, a pubblicare un editoriale che esalta il partito comunista, il suo leader Xi Jinping e il ‘sogno cinese’, cancellando invece un articolo sulla necessità di un miglioramento della costituzione. Il cambiamento dell’edizione del giornale, già sotto inchiesta in passato per altre notizie non ritenute ‘armoniche’, è stato ordinato senza consenso da parte degli editori o dei giornalisti. E’ estremamente raro che in Cina i giornalisti si oppongano alle autorità, in quanto questo normalmente poi costa loro severe conseguenze, a cominciare dalla perdita del posto di lavoro.

 

Il 4 gennaio giorno fortunato, boom di matrimoni

Boom di matrimoni oggi in Cina. Secondo quanto riferisce lo Shanghai Daily, moltissime coppie hanno deciso di sposarsi oggi, 4 gennaio, in quanto data considerata di buon auspicio. Infatti in lingua cinese la data 4-1-2013 si pronuncia in modo simile all’espressione ”ti amero’ per tutta la vita”. Intanto tutte le giovani coppie cinesi sono state invitate a recarsi, ieri e oggi, a Tian’ai Road a Shanghai, considerata la via dell’amore (Tian’ai significa letteralmente ”la strada del dolce amore”), per un party destinato agli innamorati. Alle coppie verra’ data durante l’evento l’opportunita’ di scambiarsi frasi d’amore in video. Spazio non solo alle coppie ma anche ai single, che potranno conoscere nuove persone e forse incontrare l’anima gemella. I partecipanti saranno poi anche invitati a effettuare giochi a premi e gare di vario tipo all’interno degli spazi offerti da una scuola superiore del quartiere e infine potranno effettuare un giro panoramico della citta’ a bordo di un autobus turistico a due piani.

 

Sette bambini morti in incendio piccolo orfanotrofio

Sette bambini sono morti stamattina in un incendio sviluppatosi in una casa nella contea di Lankao, nella provincia settentrionale cinese dell’Henan. Lo riferisce l’Agenzia Nuova Cina. Secondo le poche informazioni sinora disponibili, l’incendio sarebbe scoppiato intorno alle 08.30 ora locale. Quattro bambini sono morti subito mentre altri tre sono stati portati in ospedale dove sono deceduti poco dopo a causa delle gravissime ustioni. Un bimbo, ferito, è in ospedale e i medici stanno cercando di salvarlo. Non si sa esattamente quanti fossero i bimbi presenti nella casa quando l’incendio è divampato né quali siano state le cause. La casa è una sorta di piccolo orfanotrofio privato gestito da una donna del posto che usa la propria dimora per ospitare bimbi abbandonati o in difficoltà. Le operazioni di soccorso sono ancora in corso anche se l’incendio è stato ormai domato. E’ stata aperta un’indagine sulle cause dell’incendio.

 

In Cina carenza di sangue, si diffonde mercato nero

Cresce sempre di piu’ in Cina il mercato nero del sangue a causa della carenza di scorte negli ospedali. Secondo quanto riferisce la stampa locale, moltissime persone che si trovano in gravi condizioni e la cui vita e’ legata alla possibilita’ di una trasfusione, accettano di comprare sangue anche a carissimo prezzo – talvolta che oltre 10.000 yuan (oltre 1000 euro) – da venditori senza scrupoli. Nel corso dell’anno scorso la polizia cinese ha condotto una campagna mirata proprio a bloccare questo tipo di commercio, arrestando numerose persone sia a Pechino che in altre citta’ come Guangzhou (la ex Canton) e Wuhan. Tuttavia le autorita’ fanno sapere che, nonostante i loro sforzi, fino a quando in Cina negli ospedali scarseggera’ il sangue, il problema del mercato nero non si risolvera’ mai del tutto. A fine novembre scorso Pechino poteva contare solo su 10.000 sacche di sangue da 200 millilitri, che rappresenta meno della meta’ del reale fabbisogno degli ospedali della citta’. Per incoraggiare i cittadini della capitale a donare, la Croce Rossa ha recentemente lanciato delle politiche speciali che offrono ai dipendenti delle aziende che decidano di donare sangue un trattamento preferenziale in caso di bisogno futuro per se e per i propri congiunti. Il Ministero della sanita’ ha fatto sapere che la quantita’ di sangue utilizzato nelle procedure mediche in tutto il paese e’ aumentato del 15% all’anno negli ultimi anni, superando di gran lunga le donazioni legali. E cosi’ sono aumentate le donazioni di ”mutuo soccorso” di parenti o amici del malato che pero’ lasciano spazio anche ad attivita’ illegali. ”In base alla legge – ha spiegato un venditore di sangue alla stampa locale – i donatori possono essere solo la famiglia o gli amici di un paziente. Ma spesso la gente non ha familiari che possano donare sangue o amici disposti a farlo e quindi entrano in gioco i venditori”. Sul mercato nero il sangue costa mediamente intorno ai 1500-2000 yuan (170-240 euro) per 400 cc. Intanto le autorita’ sanitarie mettono in guardia anche sui rischi legati alla salute in quanto il sangue sul mercato nero non sempre e’ stato previamente controllato e quindi spesso porta malattie tra cui l’HIV e l’epatite.

 

Milionaria spazza le strade per dare esempio a figli

Una ricca donna cinese, milionaria, dedica ogni giorno parte della sua giornata a fare la spazzina per dare il buon esempio ai suoi figli. Yu Youzhen, una cinquantatreenne di Wuhan, possiede 17 appartamenti per un valore complessivo di oltre 10 milioni di yuan (oltre 1 milione di euro). Potrebbe vivere di rendita, grazie ai soldi che percepisce ogni mese dall’affitto degli appartamenti, ma invece ha deciso di lavorare comunque, dando il buon esempio. ”Voglio essere un modello per i miei figli – ha spiegato la donna alla stampa cinese – non voglio stare seduta e sprecare i miei soldi e soprattutto non voglio dare ai miei figli l’impressione di essere una donna che si limita a incassare denaro senza dare un contributo. Questo stile di vita, a lungo andare, li danneggerebbe”. E cosi’ dal 1998 ad oggi, sei giorni su sette, Yu pulisce un tratto di strada della sua citta’ e guadagna 1420 yuan al mese (intorno ai 170 euro). La donna ha spinto anche i suoi due figli, ormai adulti, a trovarsi un lavoro e a non adagiarsi sul benessere economico della loro famiglia. Il figlio fa l’autista e guadagna circa 2000 yuan al mese (240 euro) e la figlia ha anche lei un impiego che le garantisce uno stipendio di 3000 yuan mensili (360 euro). Come molte persone nella zona della Cina centrale, Yu proviene da una famiglia molto povera e non ha mai dimenticato le sue origini. La sua fortuna inizio’ negli anni 80 quando insieme al marito riusci’ a mettere da parte una piccola somma con la quale acquistarono un palazzetto di cinque piani che poi affittarono. Alcuni anni piu’ tardi lo stato esproprio’ un grosso pezzo di terra di propRieta’ della donna e in cambio le diede, a titolo di risarcimento, 21 appartamenti, di cui quattro sono poi stati venduti.


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