27 febbraio 2012

Diritti umani nel 2011

Come ogni anno, Amnesty International ha pubblicato il calendario delle buone notizie: i casi in cui, nel corso del 2011, la battaglia per i diritti umani ha riportato significativi risultati, anche grazie all’apporto di Amnesty e di altre organizzazioni. Prigionieri politici liberati, condanne a morte commutate, sgomberi forzati fermati: tra gli episodi più significativi, la parziale amnistia in Myanmar, l’ex Birmania,la libertà di alcuni prigionieri di coscienza in Tunisia, Cuba, Azerbaigian, la prima condanna per un caso di stupro di massa in Congo. Il colonnello Kibibi Mutware è stato infatti giudicato colpevole di aver ordinato lo stupro di 35 donne del villaggio di Fizi, durante un'operazione militare delle forze armate congolesi. Nel 2011 si registrano anche le condanne, certo molto tardive, per i militari argentini colpevoli di uccisioni e torture ai tempi della dittatura; tra di essi l'ex presidente Reynaldo Bignone, al potere tra il 1982 e il 1983, a cui è stato comminato l'ergastolo. Infine un tribunale ecuadoregno ha condannato, dopo 18 anni di battaglie legali, la compagnia petrolifera statunitense Chevron(ex Texaco) a pagare 8 miliardi e mezzo di euro per disastro ecologico e danni alla salute della popolazione.

Naturalmente, anche il semplice elenco delle buone notizie riporta inevitabilmente a quelle che buone non sono, a quelli che in prigione ci restano, ai torturati, agli oppressi che non hanno visto il riconoscimento dei loro diritti. Il 2011 è stato, sotto questo profilo, un altro, normale, terribile anno.


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