06 marzo 2017

Elezioni olandesi: come l'odio ha sedotto un paese

Quando gli storici del futuro studieranno le elezioni olandesi del 2017 e le loro conseguenze sui fragili equilibri europei, un momento chiave si staglierà su tutti gli altri: il giorno in cui il premier in carica, Mark Rutte, attaccò gli immigrati che non si comportavano “in modo normale”, intimando loro di lasciare il paese. L'annuncio a pagamento del Partito per la Libertà e la Democrazia (VVD) contenente le dichiarazioni di Rutte, pubblicato sui principali quotidiani olandesi lo scorso 23 gennaio, marca infatti il momento in cui un'idea nata nelle frange estreme del populismo nazionalista si consolida definitivamente e trasversalmente, divenendo mainstream. Chiaramente, la volontà di Rutte era soltanto quella di riconquistare elettori sedotti dalla retorica antimusulmana di Gert Wilders, leader del partito populista ed euroscettico PVV. Ciò che, però, ha ottenuto è stato di sdoganarne di fatto i temi, fornendo loro una legittimità che fino ad allora soltanto una parte minoritaria del paese gli riconosceva. Ma il percorso per arrivare a questo momento è stato più lungo e travagliato. E lo stesso Wilders ne è soltanto un protagonista recente. Per capire dove sia originata questa rabbia nei confronti degli immigrati, bisogna tornare a più di quindici anni fa, quando sull'onda emotiva dell'attentato alle torri gemelle, l'eccentrico e carismatico sociologo Pim Fortuyn attacca per primo il modello multiculturale olandese. L'essenza della piattaforma politica con cui Fortuyn si candida alle elezioni del 2002 è molto semplice: gli immigrati di religione islamica sono una minaccia ai valori progressisti olandesi. La rivoluzione di Fortuyn consiste nel proporre un nuovo nazionalismo che, se attacca gli stranieri come nella tradizione dell'estrema destra, lo fa non per difendere i valori tradizionali di Dio, Patria e Famiglia, ma all'opposto quelli della modernità, assurta a nuovo canone identitario: libertà individuale, conquiste civili, parità per le donne e diritti per la comunità LGBTQ. Lo stesso Fortuyn, gay dichiarato e proveniente dalla partito laburista, non accetta per il proprio movimento l'etichetta di “estrema destra”. Nei suoi discorsi, invece, attacca gli immigrati e i musulmani come simbolo stesso del conservatorismo retrogrado cui si oppone. La sua campagna elettorale dura pochi mesi: nel maggio del 2002 Fortuyn viene assassinato. Non da un immigrato musulmano, ma da un cittadino olandese. Un ambientalista che lo ritiene un pericolo per gli stessi valori di tolleranza che Fortuyn intendeva rappresentare. È però proprio la sua morte a dare forza alla sue idee, che iniziano a diffondersi nella società olandese. Per poi esplodere definitivamente due anni dopo, quando il controverso (e più convenzionalmente di estrema destra, a partire dall'esplicito antisemitismo) regista Theo van Gogh viene ucciso da un musulmano radicale, offeso da un suo film che attaccava l'Islam. È a questo punto che a raccogliere il testimone giunge Geert Wilders. Il quale, nonostante nei successivi dieci anni non si verifichi nei Paesi Bassi alcun attacco terroristico da parte di immigrati musulmani (ma anzi aumentino i casi di violenze nei loro confronti), riesce a capitalizzare l'ormai crescente timore nei confronti dell'Islam. Anche Wilders, figlio di madre indonesiana e sposato con una ungherese, respinge ufficialmente ogni accusa di razzismo. Ma fino alle dichiarazioni involontariamente apologetiche del premier Rutte, le sue posizioni erano giudicate estremiste e inaccettabili per gli standard olandesi, con tanto di condanne in tribunale per incitamento all'odio razziale. Nel breve termine, la tattica di Rutte potrebbe rivelarsi efficace: gli ultimi sondaggi danno il VVD sostanzialmente appaiato al PVV di Wilders, per la prima volta dopo molti mesi di fuga solitaria. Ma sono in molti a nutrire il dubbio che, al di là degli immediati risultati elettorali, la sua decisione potrebbe avere conseguenze a lungo termine ben più deleterie sulla salute della società olandese, rischiando di avvelenarne ulteriormente il clima e indebolirne le difese immunitarie di tolleranza: il valore che tutti dichiarano essere il più importante per l'identità nazionale, ma che al tempo stesso nessuno sembra più interessato a praticare.

 


© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata

0