6 aprile 2020

L’epidemia negli USA. Il fronte di medici e infermieri

 

«Oggi mi sono licenziata. Ero stata assegnata a un paziente Covid, in una unità convertita per il Covid. Gli infermieri non indossavano mascherine, nemmeno di tipo chirurgico (…). L’America non è pronta, gli infermieri non sono protetti». Questa è la voce di un’infermiera americana che ha deciso di licenziarsi dopo aver protestato con il manager del suo ospedale. Ha raccontato la sua scelta, in lacrime, di fronte a una telecamera. «Oggi ho scelto per la mia vita, per quella dei miei familiari e di quelli fra loro che hanno problemi di salute». Il video di questa infermiera è uno dei tanti che circolano in questo momento. Si tratta di un terribile film già visto, il remake di una storia italiana ripresa e adattata per il pubblico americano. Infermieri e medici esausti, fotografie shock, racconti dalla prima linea nei quali i medici cercano di far sapere al pubblico ‒ in alcune parti del Paese ancora molto disattento ‒ quanto la malattia sia seria. E poi tanti, tantissimi video: non solo quelli autoprodotti dagli operatori della sanità, ma anche gli eccezionali documenti che i media americani sanno offrirci. Due link, fra i tanti: uno di The Atlantic, un altro del New York Times. Se cercate, ne troverete molti altri, ma quello di The Atlantic è un piccolo capolavoro, un collage di sette minuti di storie raccontate direttamente dai protagonisti. Con una postilla per il lettore italiano: si rivivono, con fatica, tutte le sofferenze e la disperazione delle settimane che (forse) ci siamo appena lasciati alle spalle.

 

Il presidente Donald Trump ha un problema. Come più volte abbiamo riportato, sta andando meglio nei sondaggi, nonostante emergano alcune palesi difficoltà nella gestione della crisi: ma ha un problema con il mondo degli esperti e dei medici. Continua a convincere i suoi, e cerca di rassicurare gli elettori indipendenti sul fatto che la situazione è sotto controllo. Il conflitto politico, asprissimo, è con i governatori democratici, soprattutto Andrew Cuomo. Al centro del contendere le scorte ‒ mancanti ‒ di ventilatori polmonari: lo Stato di New York ne ha acquistati persino di tipo manuale; la Louisiana prevede di non averne più a disposizione da giovedì (New Orleans è la città che la più alta percentuale di morti pro capite). Ma i problemi del presidente col fronte medico-sanitario sono tre.

 

Del primo abbiamo appena parlato, ed è la questione della “narrative”. La sua, dall’alto, è cambiata spesso (vi ricordate che non molto tempo fa aveva promesso di “riaprire” l’America a Pasqua?), e nonostante abbia convenuto con i suoi esperti che si stia entrando in una settimana terribile, Trump cerca sempre un tono ottimistico. Il presidente è pur sempre in campagna elettorale: e se è vero che nella conferenza stampa giornaliera di ieri il suo surgeon general ha parlato di una nuova Pearl Harbor in arrivo, il presidente dice di «vedere la luce in fondo al tunnel». Il racconto che arriva dal basso, quello che trovate nei link a inizio articolo, sta però cambiando il tono della discussione, immettendo dosi di realtà sempre più forti.

 

Il secondo è una questione che sta assumendo la dimensione del conflitto sindacale. Il principale sindacato dei lavoratori dei servizi, la SEIU (Service Employees International Union), riporta casi di licenziamento, di scioperi, di mancanza di materiali protettivi (al centro il ritardo, in molti Stati, della maschera di tipo N95). In California ne mancano 40 milioni e la società che si occupava della loro allocazione è già stata denunciata per truffa. Gli ospedali sono spesso aziende autonome, non necessariamente inserite in un sistema di distribuzione efficiente, e fanno fatica a coordinarsi. La paura più grande ‒ oltre quelle che possiamo immaginare: il timore per se stessi, per le proprie famiglie, la capacità di proseguire il proprio lavoro una volta ammalatisi, accedere a nuovi piani assicurativi che proteggano dalla malattia ‒ è proprio quella di diventare come l’Italia, il Paese che di gran lunga conta più morti fra i medici: Newsweek, il 4 di aprile, raccontava all’America che i dottori italiani morti sul lavoro erano 66 (il primo Paese che viene dopo l’Italia si ferma a 13).  

 

In ultimo, le tensioni di cui tutti parlano tra il presidente e il pool di esperti che affianca la Casa Bianca in questa battaglia. Ad Anthony Fauci ‒ il medico che è divenuto la stella mediatica e scientifica del pool di esperti di Trump, anche in virtù dei suoi conflitti con il presidente ‒ è stato letteralmente impedito di intervenire sulla questione della idrossiclorochina (è avvenuto proprio nell’ultimo briefing con la stampa, quello di ieri). La idrossiclorochina è utilizzata per combattere la malaria, ed è stata testata su alcuni pazienti affetti da Covid-19: la comunità scientifica non ritiene questi test sufficienti a comprovarne l’efficacia, ma Trump continua a sostenere il contrario (una sorta di medicina magica). È avvenuto di nuovo ieri in conferenza stampa, ma quando un giornalista ha posto la questione a Fauci ‒ funziona o no? ‒ Trump ha fatto in modo che Fauci non potesse rispondere. Il conflitto continua.

 

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Immagine: La nave ospedale Comfort della Marina USA che fa parte dei presidi contro l’epidemia di Covid-19, Manhattan, New York, Stati Uniti (30 marzo 2020). Crediti: haeryung stock images / Shutterstock.com

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