05 giugno 2012

LA MORTE DEL PAPA COPTO SHENOUDA III

Nel corso della passata settimana, due eventi hanno segnato profondamente la cronaca dell’Egitto post-Mubā´rak. La prima è la morte di Shenouda III, papa della Chiesa ortodossa copta, avvenuta lo scorso 17 marzo. La seconda è la definizione dell’Assemblea costituente egiziana, che avrà il compito di redigere la nuova Carta fondamentale.

I. La morte di papa Shenouda III A capo della più importante comunità cristiana del paese dal 1971, Shenouda III ha gestito i rapporti tra la comunità copta ed il potere politico egiziano sotto as-Sādā´t prima e Mubā´rak poi. Il decennio sadatiano è stato caratterizzato da profonde tensioni tra i due leader carismatici, sin dalla promulgazione della Costituzione del 1971, che all’art. 2 dichiarava la sharī‛a come fonte primaria del diritto egiziano. Tensioni che non si calmarono negli anni successivi: celebre il rifiuto di Shenouda III di accompagnare as-Sādā´t durante la sua visita a Gerusalemme nel 1977, come anche le forti critiche da sempre avanzate dallo stesso ai successivi Accordi di Camp David. Pressoché agli antipodi le relazioni tra il papa copto e Hosni Mubā´rak dal momento della sua ascesa al potere. Una stretta collaborazione che non è mai stata messa in discussione; nemmeno negli ultimi anni, quando Mubā´rak stava preparando la successione al potere del figlio. Nel 2009 Shenouda III arrivò a dichiarare il suo pieno sostegno alla candidatura di Gamal Mubā´rak. Durante gli eventi rivoluzionari che hanno scosso il paese dal  25 gennaio 2011, Shenouda III ha spesso esortato la comunità copta a non aderire alle manifestazioni di piazza, mantenendo poi un atteggiamento prudente verso i militari nei mesi successivi. Il giudizio sulla sua scomparsa da parte della stampa egiziana riflette quindi le posizioni che le differenti correnti politiche hanno progressivamente maturato nei confronti della questione copta tout court. Il quotidiano Hurriyya wa al-‘Adala [“Libertà e Giustizia”] organo dell’omonimo partito, braccio politico dei Fratelli musulmani, ha sin dai primi giorni adottato una linea editoriale volta ad evidenziare gli aspetti positivi della politica di Shenouda III. Questo sulla scia della normalizzazione delle relazioni interconfessionali nel paese, promossa dagli Ikhwan negli ultimi mesi sulla base del principio di cittadinanza. Una linea differente è stata assunta invece dalla stampa vicina ai partiti salafiti, ritenuti tra i principali oppositori a una piena integrazione politica della minoranza copta, e per questo maggiormente restii ad elogiare l’operato della loro guida spirituale. Il quotidiano al-Nur (“La Luce”) facente capo al primo partito salafita del paese (l’Hizb al-Nur, lett. “Partito della Luce”), ha ad esempio messo in risalto l’assenza di un esponente del partito, che ha volutamente disertato le seduta del Parlamento egiziano nella quale era previsto un minuto di silenzio in onore di Shenouda III. Solo alcune testate indipendenti (tra queste i quotidiani al-Badîl e al-Masry al-Yawm) hanno deciso di evidenziare i profondi legami che esistevano tra papa Shenouda III e l’ex-ra’îs, sottolineando il sostegno che le alte sfere della comunità copta hanno storicamente accordato al regime, anche nei momenti di più buio autoritarismo.

II. Un’Assemblea costituente dominata dagli islamisti? La settimana appena trascorsa ha visto definirsi in Egitto la composizione dell’Assemblea costituente che avrà il compito di redigere la nuova Carta costituzionale, e di risolvere di conseguenza la tanto dibattuta questione dell’equilibrio di poteri tra il neo-eletto Parlamento ed il prossimo Presidente egiziano, che sarà eletto nel mese di giugno. Durante i primi giorni della settimana molta attenzione è stata posta sulle proposte avanzate dalle varie forze parlamentari per le quote da accordare ai membri delle forze politiche presenti in Parlamento. La proposta uscita vittoriosa è stata quella avanzata dal Partito Libertà e Giustizia (Fratelli musulmani), che accordava il 50% dei seggi ai membri delle due camere del Parlamento. Il restante 50% è composto da figure esterne ad esso. Le critiche avanzate dalla stampa più secolare sui rischi di un potenziale monopolio delle forze islamiste nella redazione della carta fondamentale si sono susseguite per giorni. Il quotidiano indipendente al-Shuruk, ha pubblicato martedì scorso [20 marzo NdR] le dichiarazioni di ‘Amr Mûsâ, attuale Segretario della Lega araba, che chiedeva una revisione della composizione dell’Assemblea costituente. Ancora nel numero di oggi [25 marzo NdR] titolava in prima pagina “La costituzione nelle mani dei Fratelli musulmani e dei salafiti?”. Dello stesso tenore gli articoli apparsi nei giorni scorsi sul quotidiano al-Dustûr, che ha tra l’altro sottolineato la scarsa esperienza delle forze islamiste rispetto alla redazione di un testo costituzionale, qualora queste ottenessero una maggioranza all’interno dell’Assemblea. Questi “timori” sono stati avvalorati poi nelle ultime ore da alcune indiscrezioni pubblicate dall’edizione on-line di al-Ahram, prima dell’uscita dei risultati ufficiali. Il noto quotidiano governativo ha infatti pubblicato una lista di 100 membri che circolava tra i seggi dei membri del Partito Libertà e Giustizia durante le elezioni avvenute sabato scorso [24 marzo NdR]. A detta del quotidiano, la lista confermerebbe i primi conteggi ufficiosi che attestano alle forze islamiste il 70% dei seggi dell’Assemblea costituente.


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