20 febbraio 2012

Memorie del Novecento: scontro aperto tra Francia e Turchia

L’Assemblea nazionale francese ha approvato giovedì 22 dicembre 2011 una nuova legge che considera un reato la negazione del genocidio degli armeni compiuto dalla Turchia nel 1915. Le reazioni turche sono state durissime: interrotti tutti i rapporti militari e diplomatici, l’ambasciatore turco a Parigi è stato richiamato. Ma soprattutto le dichiarazioni del presidente Erdogan sono sembrate decisamente poco rituali e diplomatiche; il premier turco ha accusato in maniera diretta il governo francese di favorire l’odio contro i turchi e contro i mussulmani. Inoltre ha sollecitato la Francia a riconoscere le sue colpe in Algeria, dove i massacri compiuti dal 1945 al 1962 costituirebbero, a suo parere, per l’elevato numero delle vittime, un autentico genocidio. Sarkozy si è limitato a chiedere ad Ankara rispetto reciproco, cercando di ricomporre l’incidente. D’altra parte, nonostante la legge abbia avuto il consenso sia della maggioranza sia dell’opposizione socialista, non sono mancate le polemiche interne; lo stesso ministro degli Esteri Alain Juppé ha preso le distanze dall’iniziativa, definendola inopportuna. Sarkozy si è sempre mostrato contrario all’ingresso della Turchia in Europa ma alcuni osservatori collegano l’iniziativa parlamentare a calcoli elettorali della maggioranza, sensibile agli umori della numerosa e influente comunità armena. Ad arroventare ulteriormente il clima, ignoti, forse estremisti filo turchi, hanno provocato l’oscuramento del sito personale di Valérie Boyer, principale promotrice della legge, che è stata oggetto di insulti e di minacce. La legge sul genocidio, per essere operante, deve ancora essere approvata in via definitiva dal Senato. È possibile quindi che non concluda il suo iter entro febbraio, quando finirà la legislatura. Dopo ci saranno le elezioni, che potrebbero rimettere in gioco tutto quanto.


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