5 maggio 2021

Una nuova ondata di contagi mette in ginocchio l’India

 

In un momento in cui la lotta globale alla pandemia da Covid-19 sembra sempre più vicina a una conclusione, principalmente grazie all’entrata a regime delle campagne vaccinali e una progressiva conoscenza del virus e dei rimedi per affrontarlo, la tremenda escalation in India ci ha ricordato come, in realtà, una nuova situazione d’emergenza possa esplodere da un momento all’altro.

Nel momento in cui scriviamo, l’India viene da quasi due settimane scandite da almeno 300.000 casi giornalieri, con il picco di 402.110 raggiunto il 30 aprile, e una settimana da più di 3.000 morti al giorno, con il conteggio totale dei decessi che ha ormai abbondantemente superato quota 200.000. Eppure, solamente lo scorso autunno, l’India di Modi cercava di presentarsi come un Paese in prima linea nella lotta alla pandemia e si proponeva come la principale fabbrica globale per i diversi vaccini contro il Coronavirus. Cosa è cambiato da allora? Come è stato possibile arrivare a una situazione così disperata, con il cielo di Nuova Delhi costantemente coperto dal fumo delle pire funerarie, dove i cadaveri bruciano senza soluzione di continuità?

Una delle principali motivazioni è la diffusione di una nuova variante autoctona, apparentemente molto più contagiosa rispetto alle versioni precedenti del virus. La cosiddetta variante indiana, che sta sollevando preoccupazioni anche a livello globale, ha dato il colpo di grazia a un sistema che, apparentemente, sembrava potersi reggere sulle proprie gambe ma che era, in realtà, in ginocchio da tempo. La curva pandemica segna una crescita esponenziale e apparentemente incontrollabile, e il sistema sanitario è collassato. La situazione a Nuova Delhi è catastrofica: un tampone ogni tre risulta positivo, gli ospedali sono, da giorni, costretti a negare l’ingresso a nuovi pazienti per la mancanza di posti letto, ossigeno e dispositivi di protezione individuale, come mascherine e guanti. Nella capitale si sta registrando una media di un decesso ogni quattro minuti, dato che rappresenta fin troppo chiaramente la gravità della crisi.

Questo disastro sanitario non può che essere imputato alla miopia del governo Modi, talmente convinto che il peggio fosse passato e che il virus fosse sostanzialmente sconfitto, da non aver fatto nulla per impedirne la diffusione. Mentre il Paese sprofondava nell’oblio del virus i suoi leader politici, tra cui Modi e il suo braccio destro Amit Shah, erano sempre più concentrati sulla campagna elettorale nello Stato del Bengala Occidentale. Senza curarsi dell’aggravarsi della situazione, il primo ministro ha chiamato a raccolta i sostenitori del suo partito, permettendo assembramenti di migliaia e migliaia di persone. Le ovvie conseguenze non hanno tardato ad arrivare: il 30 aprile si sono contati 17.403 casi e un tasso di positività del 7,81%. La situazione a Calcutta, capitale dello Stato ed epicentro del contagio, non è di certo migliore: il virus è talmente diffuso che circa il 50% dei tamponi effettuati segna un risultato positivo, e il numero dei casi giornalieri è sempre più vicino alla soglia dei 4.000.

Per avere un riscontro circa l’inferenza dei comizi organizzati sia dal Bharatiya Janata Party (BJP) sia dal Trinamool sui contagi basti pensare che il 27 marzo, primo giorno di votazioni, nello Stato sono stati rilevati 812 casi e solo due morti. In un mese, i casi sono pressoché decuplicati, e le morti sono in costante aumento. Un altro caso particolarmente eclatante riguarda l’organizzazione del Maha Kumbh Mela, un’importante festività religiosa Hindu che consiste in un pellegrinaggio di massa per poi immergersi nelle acque dei fiumi sacri, principalmente il Gange. Il giorno prima dell’inizio delle celebrazioni, Tirath Singh Rawat, governatore dello Stato dell’Uttarakhand, ha esortato i fedeli alla partecipazione dichiarando che «la fede in Dio avrebbe sopravanzato la paura del virus». Ovviamente la fede non è stata sufficiente a contenere la diffusione del virus, e i casi nello Stato sono passati dai 1.863 del 1° aprile ai 35.864 del 26 aprile.

A fronte di questo disastro e delle pressanti accuse rivoltegli dalla società civile, la strategia del BJP consiste ora nel costante tentativo di ridimensionamento del problema, oltre che nella censura preventiva verso i commenti di accusa sui social network, principalmente Twitter, provenienti da esponenti dei partiti di opposizione ma anche da rappresentanti dell’élite indiana come celebrità, attori e cantanti.

La comunità internazionale, anche per il timore che la variante indiana possa diffondersi a livello globale, si è mobilitata per fornire assistenza: la Gran Bretagna ha inviato un centinaio di ventilatori e altrettanti concentratori di ossigeno; allo stesso modo la Francia si è impegnata a fornire riserve di ossigeno per circa 250 posti letto. Germania, Israele e Pakistan hanno già annunciato il loro impegno verso Nuova Delhi, con l’invio di ossigeno, test diagnostici, medicinali, camici e mascherine.

Anche la campagna vaccinale è in una fase di crisi. Nonostante il Serum Institute of India (SII) sia il principale produttore di vaccini al mondo e sia stato introdotto il blocco delle esportazioni del vaccino Oxford-AstraZeneca nel mese di marzo, la produzione non è assolutamente riuscita a soddisfare la domanda interna. Solamente il 10% della popolazione ha ricevuto almeno una dose, e alcune zone del Paese lamentano ormai una carenza cronica di vaccini. Joe Biden si è recentemente esposto per aiutare l’India, dichiarando che gli Stati Uniti si trovano ormai in una posizione privilegiata e hanno la responsabilità di aiutare chi si trova in difficoltà, sia con l’invio di materiali che con la condivisione di know-how. Per esempio, circa 60 milioni di dosi del vaccino AstraZeneca, che non ha ricevuto il via libera dalla Food and Drug Administration (FDA), sono a disposizione e l’India potrebbe esserne uno dei principali beneficiari. Con il picco dei contagi previsto per metà maggio e una classe politica che si è dimostrata incapace di arginare la diffusione del virus, gli aiuti internazionali saranno fondamentali per permettere all’India di superare questa tragica situazione.

 

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Immagine: Un lavoratore riempie bombole di ossigeno per i pazienti affetti da infezione da Covid-19 presso una stazione di rifornimento, Nuova Delhi, India (21 aprile 2021). Crediti:  Exposure Visuals /Shutterstock.com

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