4 marzo 2021

Il partito di Viktor Orbán lascia i popolari europei

Il Fidesz, partito conservatore e nazionalista guidato da Viktor Orbán, ha abbandonato il gruppo parlamentare del Partito popolare europeo (PPE) in risposta all’approvazione del nuovo regolamento, che rendeva più facili le sospensioni e le espulsioni. La spaccatura, ufficializzata nella mattinata di mercoledì 3 marzo, ha effetto immediato, ed è stata sancita da una lettera scritta dal premier ungherese Orbán al presidente del gruppo Manfred Weber, in cui definisce i cambiamenti al regolamento come «chiaramente ostili» al Fidesz. La rottura era in qualche modo annunciata, dopo una convivenza che negli ultimi anni era sempre più conflittuale. Orbán aveva anticipato che in caso di approvazione delle nuove norme, il suo partito sarebbe uscito dal gruppo; la votazione in effetti ha avuto un risultato netto, gli emendamenti sono stati approvati con 148 sì, 28 no e 4 astenuti. Per ora i 12 deputati del Fidesz dovrebbero collocarsi nel gruppo misto, ma alcuni osservatori ritengono possibile in tempi brevi un’adesione del partito ungherese al Gruppo dei conservatori e riformisti europei, in cui sono presenti Fratelli d’Italia, il PiS polacco (Prawo i Sprawiedliwość, Diritto e Giustizia), il Vox spagnolo, cioè partiti conservatori con un orientamento prevalentemente euroscettico.

Muta così la geografia delle forze europee moderate e conservatrici: il PPE che aveva 187 membri scende a 175, pur rimanendo il gruppo più numeroso; potrebbe invece crescere il gruppo dei Conservatori e riformisti, che conta attualmente 62 membri. Alcuni osservatori non escludono che gli schieramenti dell’Europarlamento potrebbero subire un’ulteriore evoluzione attraverso l’ingresso della Lega nel gruppo del PPE; attualmente il partito di Matteo Salvini aderisce a Identità e democrazia, insieme al Raggruppamento nazionale di Marine Le Pen. I movimenti dei gruppi parlamentari sono legati anche alla complessa situazione che sta vivendo l’Unione Europea e alle dinamiche fra i diversi Stati. Le tensioni interne al gruppo popolare sono infatti il riflesso della frattura più grande che si è sviluppata fra l’Ungheria e la stessa Unione, molto critica nei confronti dell’atteggiamento di Viktor Orbán verso i temi dell’immigrazione, dell’indipendenza della magistratura, della libertà di opinione. Le polemiche e le segnalazioni sono state numerose in questi ultimi anni, manifestando uno scontro fra europeismo ed euroscetticismo, e tra posizioni ispirate al popolarismo liberale e moderato e quelle nazionaliste con venature autoritarie. 

 

Immagine: Viktor Orbán (18 gennaio 2012). Crediti: European Parliament [Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)], attraverso www.flickr.com

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