12 maggio 2021

Le ragioni dell’escalation di violenza tra Israele e Gaza

 

Da Israele e dalla Palestina continuano ad arrivare notizie di violenze, morti, raid contro Gaza e lanci di razzi diretti verso le città israeliane. La tensione ha iniziato ad accumularsi già alcune settimane fa, quando i palestinesi sono insorti contro le limitazioni imposte all’accesso alla moschea al-Aqsa e al divieto di sostare nella piazza della Porta di Damasco, luogo di ritrovo durante il ramadan

 

Le restrizioni sono state in seguito eliminate, ma la marcia di centinaia di estremisti per le strade di Gerusalemme al grido di “Morte agli arabi” e la repressione delle forze dell’ordine israeliane contro i palestinesi hanno rapidamente infiammato gli animi. La tensione è definitivamente esplosa lunedì, quando gli agenti israeliani in tenuta antisommossa hanno nuovamente fatto irruzione nella Spianata delle Moschee per disperdere con la forza i palestinesi lì riuniti in segno di protesta. La folla di fedeli da giorni manifesta contro lo sgombero forzato di alcune famiglie palestinesi dal quartiere di Sheikh Jarrah, le cui abitazioni sono reclamate da Nahalat Shimon, un’organizzazione radicale religiosa di coloni israeliani che mira a ridurre la presenza araba a Gerusalemme Est.

 

Le leggi israeliane permettono ai discendenti degli ebrei di reclamare il possesso delle case che appartenevano ai loro avi prima del 1948, anche se esse si trovano nella zona orientale di Gerusalemme, occupata da Israele nel 1967. Tale diritto è invece negato ai discendenti dei palestinesi che nel 1948 furono costretti a lasciare le proprie abitazioni e le cui proprietà sono state trasferite allo Stato ebraico in base alla Legge degli assenti. Grazie a questo differente trattamento riservato a ebrei e palestinesi, diverse organizzazioni di coloni come la Nahalat Shimon cercano da decenni di impossessarsi delle case dei residenti arabi di Gerusalemme Est per giudaizzare la parte orientale della città. Ugualmente discriminatori e causa di costante tensione sono anche le limitazioni imposte da Israele nel rilascio di permessi di costruzione per i palestinesi dei Territori occupati e gli ordini di demolizione di case realizzate senza autorizzazione.

 

Le proteste per Sheikh Jarrah, quindi, vanno al di là del singolo caso e rappresentano la risposta di una popolazione esasperata da decenni di discriminazioni e di contese territoriali a Gerusalemme e nel resto dei Territori occupati. Data la delicatezza del tema, la Corte suprema israeliana ha intanto deciso di rinviare la sentenza su Sheikh Jarrah a data da destinarsi, in attesa di capire come evolverà la situazione sul campo. Il lancio di razzi dalla Striscia di Gaza iniziato sempre lunedì in risposta all’intervento delle forze dell’ordine ad al-Aqsa ha infatti segnato un nuovo picco di tensione e dato il via ai raid contro l’enclave governata da Hamas. L’esercito israeliano ha anche richiamato i riservisti e minacciato un intervento di terra in caso di ulteriore escalation.

 

Ma lo scoppio di una guerra non conviene a nessuno degli attori in campo. Uno dei problemi che hanno portato alla situazione attuale è proprio l’instabilità politica che caratterizza tanto lo Stato ebraico quanto Gaza e Cisgiordania. Dopo quattro elezioni in due anni, Israele non ha ancora un governo e rischia di tornare nuovamente alle urne nei prossimi mesi. Il premier uscente Benjamin Netanyahu non è riuscito a raggiungere la maggioranza necessaria alla Knesset e il blocco dell’opposizione è ugualmente in difficoltà. A causa delle violenze a Gerusalemme, il leader del partito arabo Lista comune, Mansour Abbas, ha sospeso le trattative con Lapid e Yamina, ma il suo appoggio è indispensabile per uscire dall’impasse politica.

 

I palestinesi sarebbero invece dovuti tornare alle urne dopo 15 anni, ma Abu Mazen ha deciso di rinviare a data da destinarsi le consultazioni elettorali. Il capo dell’Autorità nazionale palestinese vuole scongiurare la vittoria di Hamas e dell’opposizione, ma il recente clima di violenze non fa che indebolirne il potere e rafforzare la popolarità del movimento che controlla Gaza. A pagarne le conseguenze è ancora una volta la popolazione civile, da entrambe le parti.

 

Immagine: Lancio di razzi dalla Striscia di Gaza verso Israele (11 maggio 2021). Crediti:  Abed Rahim Khatib / Shutterstock.com

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