05 aprile 2012

Rapporto annuale di Amnesty International

Un bilancio solo in parte positivo

Nonostante un numero crescente di Stati abbia escluso la pena di morte dal suo ordinamento giuridico, aumentano nel mondo le esecuzioni capitali. È il quadro che emerge dal rapporto di Amnesty International sulla pena di morte, reso pubblico a fine marzo: nel corso del 2011 sono state messe a morte almeno 676 persone mentre 18.750 prigionieri sono in attesa dell'esecuzione. Le condanne sono concentrate in 20 paesi, in maggioranza del Medio Oriente e dell’Asia, che rappresentano il 10% dei 198 stati attualmente riconosciuti. Il timore è che i dati ufficiali siano imprecisi per difetto; infatti in Cina la pena di morte è coperta da segreto di Stato e non è possibile per la comunità internazionale avere dati certi. Amnesty ritiene che siano state migliaia le esecuzioni nel 2011, portando la Cina a superare da sola i dati di tutti gli altri paesi insieme. Anche in Iran la realtà potrebbe essere molto superiore alle statistiche ufficiali, con un numero ingente di esecuzioni non confermate o persino segrete, che raddoppierebbe il dato di quelle ufficialmente riconosciute. In un contesto di progressivo abbandono della pena di morte, i dati non sono del tutto incoraggianti: oltre al caso scottante della Cina, un sostanziale aumento delle esecuzioni si è registrato in Arabia Saudita, Iraq, Iran. Gli Stati Uniti sono stati l’unico paese del G8 ad aver eseguito condanne nel 2011; ma subito dopo la pubblicazione del rapporto di Amnesty, si è avuta la notizia di tre esecuzioni in Giappone, tramite impiccagione, dopo una tregua di venti mesi. In Giappone l’opinione pubblica è tendenzialmente favorevole alla pena di morte; il dibattito si concentra di più sulle condizioni in cui si trovano i condannati in attesa, che sembrano, per alcuni aspetti, una violazione di diritti elementari. La strada da percorrere è ancora lunga. 

 

Per una riflessione sui Rapporto delle associazioni che si battono per la tutela dei diritti umani vedi l'articolo: Le organizzazioni non governative ci interrogano


0