16 maggio 2012

Silurato Bo Xilai, resa dei conti nel partito comunista cinese

Chi lo ha seguito in questi anni, chi lo ha visto battersi per instaurare un neo-maoismo nella sua Chongqing per poi proiettarlo in tutta Cina, chi lo ha visto diventare sempre più forte e famoso grazie ad una feroce battaglia porta a porta anti corruzione, non avrebbe mai pensato che il futuro di Bo Xilai non sarebbe stato quello di un importante leader cinese. Invece, per ironia della sorte, proprio quella lotta alla corruzione, proprio quell’uomo che con lui e per lui aveva combattuto i mali di Chongqing, ne hanno decretato la fine. Andiamo con ordine. Fino agli inizi di febbraio, Bo Xilai, segretario del Partito comunista della metropoli del sud, è uno dei più conosciuti leader cinesi, uno dei più apprezzati, con un altissimo tasso di popolarità, tanto da portarlo ad autocandidarsi al politburo cinese, l’élite dei governanti del partito. Copertine sui giornali, blog ‘rossi’, sms, una popolarità alle stelle grazie ad una lunga battaglia a suon di arresti contro le triadi, che ha portato migliaia di arresti e 20 condanne a morte. Niente sembra scalfire Bo Xilai e il suo braccio destro Wang Lijun, il superpoliziotto braccio armato dell’operazione contro il malaffare di Chongqing. Ma qualcosa succede. Il 2 febbraio, Wang Lijun viene rimosso dalla carica di capo della polizia di Chongqing per essere mandato in ‘vacanza dal troppo lavoro’. In più lascia la divisa e viene nominato vice sindaco della città più popolosa della Cina. Quella che può sembrare una promozione, in Cina invece ha i contorni dell’epurazione. Il 6 Wang è stato tutto il giorno nel consolato americano di Chengdu. Nessuno spiega il perché ci sia andato, nonostante molti parlino di richiesta d’asilo. Secondo informazioni diffuse sulla rete, all’esterno del consolato ad attendere l’ex superpoliziotto c’erano investigatori arrivati sia da Pechino che da Chongqing. Wang avrebbe preferito andare con i primi e sarebbe finito nella capitale, dove è stato messo sotto accusa, come hanno confermato successivamente fonti governative. Da lì è cominciata la parabola discendente di Bo, che prima ha perso le prime pagine dei giornali, poi ha dovuto spiegare le sue ragioni in una conferenza stampa (tanto che si erano diffuse voci di sue dimissioni), fino all’epurazione di oggi. Secondo indiscrezioni, Wang avrebbe raccolto dossier che incastrerebbero Bo Xilai. Entrambi si sarebbero lanciate accuse e dossier e sono state diffuse lettere, non si sa quanto vere, di Wang su Bo. Di sicuro, i due erano già al centro di diversi scandali. Li Jun, un imprenditore di Chongqing fuggito all’estero un anno fa, ha accusato Bo e Wang di aver usato il ‘terrore’ per togliere di mezzo non i mafiosi, ma gli imprenditori privati, per aprire la strada alle imprese statali, controllate dai loro alleati. Un alto funzionario della metropoli si è suicidato in circostanze poco chiare. Un altro imprenditore di Chongqing, Zhang Mingyu, è stato arrestato a Pechino dopo aver accusato di corruzione, attraverso Internet, alcuni alleati di Bo.


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