14 giugno 2021

I tanti nodi del vertice UE-USA

Sono trascorsi solo sei mesi, eppure sembra passata un’epoca da quando la tensione fra l’Unione Europea (UE) e gli Stati Uniti guidati dal presidente Donald Trump si misurava a suon di dazi, accuse reciproche e prove muscolari. La visita di un presidente americano in Europa è sempre un evento che genera molta attenzione politica e mediatica, ricco di simboli e di forti aspettative. Nulla è lasciato al caso. Ma questa volta il compito del presidente Joe Biden è particolarmente arduo perché non solo dovrà discutere con i partner europei di dossier spinosi, dalla Cina alla tassazione delle multinazionali, ma dovrà soprattutto convincerli che gli Stati Uniti sono nuovamente un Paese di cui potersi fidare.

 

“America is back”

Il primo simbolo importante da analizzare è la decisione di Biden di scegliere proprio l’Europa per il primo viaggio all’estero dall’inizio del suo mandato. “America is back” è considerato il motto della trasferta che ha avuto come prima tappa il Regno Unito per il G7. Domani, invece, Biden prenderà parte al vertice UE-USA, mentre concluderà il suo viaggio incontrando a Ginevra il presidente russo Vladimir Putin.

«Non deve essere molto difficile essere un leader americano in visita in Europa per la prima volta dopo il presidente Donald J. Trump», ha scritto qualche giorno fa il New York Times. Il passaggio di Trump alla Casa Bianca è infatti riuscito a incrinare in maniera inedita i rapporti fra le due sponde dell’Atlantico, tradizionalmente vicine e alleate in molti campi, a partire dalla politica estera e dalla difesa comune attraverso la NATO. Negli scorsi anni, molti leader di primo piano come la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron hanno cominciato a parlare della necessità europea di affrancarsi dall’influenza statunitense. Macron ha affermato più volte che l’UE deve essere più «forte e politica», capace di sviluppare una «autonomia strategica». Una linea che il presidente francese è deciso a seguire anche dopo il cambio di amministrazione a Washington.

I capi di Stato e di governo europei, palesemente rincuorati dall’arrivo di Biden alla Casa Bianca, continuano a mantenere una certa cautela verso rinnovata fede americana nel multilateralismo. La visita di Biden, quindi, ha lo scopo dichiarato di rimettere il rapporto fra USA e UE al centro delle dinamiche geopolitiche mondiali.

Le elezioni del novembre 2020, tuttavia, hanno dimostrato che gli Stati Uniti sono letteralmente spaccati a metà e che la politica muscolare di Trump gode ancora di ampio sostegno fra la popolazione. Anche per questo la fede nei rapporti internazionali della nuova amministrazione mantiene comunque una certa continuità con il motto “America first” di quella precedente. Inoltre, nessuno può escludere che dopo Biden, 78 anni, non prenderà le redini del Paese un erede politico di Trump, se non addirittura Trump stesso, segnando un nuovo passo indietro nelle relazioni transatlantiche.

 

La sfida comunicativa sulla pandemia

Il vertice UE-USA che si svolgerà domani avrà al centro «un ampio spettro di questioni d’interesse comune», come comunicato ufficialmente dalle istituzioni europee. Prima fra tutte la gestione della campagna vaccinale contro il Covid-19. Durante il weekend, i Paesi del G7 si sono impegnati a inviare almeno 870 milioni di dosi di vaccino verso le nazioni più povere, ma quella che è in corso ormai da qualche mese è una vera battaglia diplomatica e di comunicazione fra l’Unione Europea e gli Stati Uniti.

All’UE, infatti, non va giù che il presidente Biden stia abilmente costruendo l’immagine di un’America generosa verso il resto del mondo, favorevole alla sospensione dei brevetti sui vaccini per favorirne la diffusione e il libero accesso. Nonostante qualche caso più o meno isolato, come quello della Francia, la linea europea è infatti contraria alla sospensione dei brevetti tout court, preferendo invece un approccio considerato più pragmatico ed efficace.

Qualcosa potrebbe cambiare in un futuro prossimo, visto che pochi giorni fa il Parlamento europeo ne ha chiesto la revoca temporanea. Tuttavia, prima di parlare di sospendere i brevetti, dicono dalla Commissione UE, si deve cominciare a esportare i vaccini, così come l’UE sta facendo fin dall’inizio della pandemia. Al contrario di altri Paesi come Regno Unito e Stati Uniti, che hanno organizzato una campagna di vaccinazione molto rapida ed efficace, ma hanno chiuso i confini a qualsiasi condivisione delle dosi.

L’Unione è infatti il più grande esportatore di vaccini al mondo. Su 700 milioni di dosi prodotte nell’UE finora, circa 350 milioni sono state spedite verso oltre 90 Paesi, ha rivendicato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen alla vigilia del G7. Come dire che l’Unione ha già fatto molto, anche se forse lo ha comunicato poco e male, e continuerà a farlo anche in futuro, mentre Biden solo ora si è deciso ad annunciare di voler donare 500 milioni di dosi.

 

I rapporti con Russia e Cina

Le difficili relazioni con la Russia e la Cina sono i due dossier di politica estera più spinosi sul tavolo del vertice UE-USA. Ne avevamo già parlato a inizio anno: ancora prima dell’avvio del suo mandato il presidente americano Biden aveva cercato di convincere i Paesi dell’Unione a rivedere i propri rapporti con Pechino, considerati troppo stretti e amichevoli. La richiesta di avere un atteggiamento più duro verso la Cina è stata avanzata da Biden anche durante il G7, e tornerà sicuramente di attualità domani nel vertice di Bruxelles.

L’altro fronte spinoso è poi quello del rapporto con la Russia di Vladimir Putin. Se sulla contrarietà all’annessione della Crimea e la richiesta di liberazione dell’oppositore politico Alexei Navalny le due sponde dell’Atlantico sono perfettamente allineate, la stessa cosa non si può dire per quanto riguarda le relazioni economiche con la Russia. La costruzione del Nord Stream 2, il gasdotto quasi ultimato che porterà il gas russo in Germania bypassando l’Ucraina, è fra i principali argomenti di frizione. Non sarà quindi facile trovare sintonia sul bilanciamento fra difesa degli interessi economici, tutela dei diritti umani e prove diplomatiche muscolari. Ma anche da qui passa il nuovo avvicinamento fra Unione Europea e Stati Uniti.   

 

Immagine: La bandiera dell’Unione Europea e quella degli Stati Uniti. Crediti: Varavin88 / Shutterstock.com

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