18 aprile 2012

Unione Africana: nuove responsabilità e alleanze

La scelta del prossimo presidente della Commissione dell’Unione Africana è il punto nodale delle alleanze e delle strategie diplomatiche dei diversi paesi del continente. L’elezione che doveva svolgersi nel XVIII vertice dei capi di Stato e di governo, tenutosi ad Addis Abeba nel gennaio 2012, è stata rinviata a giugno; ma l’attività diplomatica in vista di questa scadenza è molto intensa. Il presidente uscente, il gabonese Jean Ping, aveva ottenuto ad Addis Abeba 32 voti su 54 stati presenti, non lontano dalla necessaria maggioranza di due terzi; d’altro lato, il Sudafrica preme affinché sia nominato il proprio ministro degli Interni, Nkosazana Dlamini-Zuma, ma incontra molte resistenze, soprattutto tra i paesi del nord Africa. Nella politica africana, iniziano a pesare, oltre ai singoli Stati, anche le unioni regionali, come l’ECOWAS (Economic Community of West African States) che comprende sedici Stati ed è intervenuta in maniera determinante nella vicenda del Mali. La Comunità di sviluppo per l’Africa meridionale, per esempio, sostiene con forza la candidatura di Dlamini Zuma anche perché questa area non ha mai espresso la presidenza della Commissione. Nella vicenda si inserisce però anche la candidatura dell’economista nigeriana, e attuale ministro delle Finanze del suo paese, Ngozi Okonjo-Iweala alla presidenza della Banca mondiale. Il Sudafrica sostiene questa candidatura con forza in tutte le sedi; e questo atteggiamento potrebbe favorire l’appoggio della Nigeria a Nkosazana Dlamini-Zuma come presidente della Commissione. In questa situazione, si è andata rapidamente risolvendo la crisi diplomatico-sanitaria che aveva opposto Nigeria e Sudafrica a marzo, quando i movimenti di persone tra i due paesi erano stati ostacolati da sospetti di false certificazioni di vaccinazione. La candidatura di due donne africane a così importanti incarichi avrebbe peraltro un grosso valore simbolico. La posizione di Ngozi Okonjo-Iweala si è inoltre recentemente rafforzata e ha ottenuto consensi anche fuori dall’Africa. Secondo The Economist Ngozi Okonjo-Iweala, che si è distinta nella lotta alla povertà e nel tentativo di rendere trasparente la pubblica amministrazione, sarebbe una candidata ideale per il suo impegno contro la povertà e per rendere più trasparente il comportamento della pubblica amministrazione.


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