16 maggio 2012

Verso stop espianto organi da condannati a morte

Ci vorranno dai tre ai cinque anni, ma poi forse la Cina abolirà la pratica di prendere gli organi per i trapianti dai condannati a morte. La decisione annunciata dal viceministro alla salute Huang Jiefu non prenderebbe le mosse da intenti umanitari: il motivo di vietare in futuro il trapianto di organi dagli occupanti il braccio della morte delle carceri cinesi nascerebbe dalle cattive condizioni di salute di molti di loro. Il viceministro, infatti, ha spiegato che “il tasso di infezioni batteriche negli organi dei condannati a morte è di solito molto alto e questo comporta che a lungo termine il tasso di sopravvivenza dei pazienti con organi trapiantati in Cina è al di sotto della media di altri paesi”. La mossa di Huang però prevede che le autorità cinesi approvino una nuova legge e un nuovo regolamento per il trapianto di organi. Finora, i detenuti condannati alla pena di morte costituiscono  i due terzi dei donatori di organi nel paese . Una cifra molto alta, non solo in percentuale: anche se i dati ufficiali non si conoscono, secondo organizzazioni che si battono per i diritti umani, in Cina si eseguono ogni anno dalle 4.000 alle 8.000 condanne a morte. I condannati, secondo alcuni studi di queste organizzazioni, vengono costretti a dare il loro consenso all’espianto, necessario in base alla legge cinese. Ma questo consenso estorto comunque non è sufficiente a sopperire alla richiesta di organi. Stime del ministero della salute di Pechino dicono che ogni anno sono circa 1,5 milioni i cinesi che aspettano un trapianto di organi ma solo 10.000 lo ottengono. Su oltre 300.000 pazienti che necessitano di un trapianto di fegato, dall’inizio dell’anno ci sono stati, secondo dati pubblicati dal People's Daily, solo 546 trapianti, con la conseguenza che molti muoiono nell’attesa. Secondo altri dati, per ogni organo che viene donato, in Cina ci sono 150 persone che necessitano di un trapianto. Inoltre, come fa notare l’agenzia Nuova Cina, il fatto che i massimi organi giudiziari cinesi abbiano chiesto una riduzione nell’applicazione della pena di morte, comporta il fatto che naturalmente diminuiscano i donatori. Per questo Huang Jiefu ha auspicato un nuovo regolamento. Nel 2007 il governo cinese ha emanato una legge che regolamenta la donazione, vietandola da vivi (se non consanguinei in determinate occasioni) e vietandone la vendita. Dall’anno scorso, chi prende la patente può indicare se è disposto alla donazione in caso di morte. Rimuovere organi, soprattutto da giovani, è un reato paragonato all’omicidio. Il mercato nero è sempre molto diffuso, alimentato soprattutto dalla crisi di questi mesi. Ma non solo: è dell’anno scorso la notizia che un ragazzo aveva messo in vendita il rene per comprarsi l’ultimo modello di iPad. Il viceministro ha detto che un nuovo protocollo viene testato in 16 delle 31 province cinesi, diffondendo maggiormente la cultura della donazione. Ma si trovano difficoltà legate soprattutto alle credenze e alle tradizioni cinesi, oltre al fatto che in molti posti soprattutto rurali, numerosi medici fanno fatica, per l’opposizione dei parenti, a suggerire la donazione.


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