13 novembre 2018

Al via la Conferenza di Palermo sulla Libia

Lunedì 12 novembre sono iniziati, non senza difficoltà e colpi di scena, i lavori della Conferenza di Palermo sulla Libia. Una parte dei leader invitati, Donald Trump, Vladimir Putin, Angela Merkel non sono intervenuti, come peraltro era stato anticipato; sono arrivate a Palermo comunque numerose e importanti delegazioni. Tra i presenti, il presidente egiziano ʿAbd al-Fattah al-Sisi, il presidente tunisino Béji Caïd Essebsi, il premier russo Dmitrij Medvedev, il capo del governo algerino Ahmed Ouyahia, il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, il rappresentante speciale dell’ONU in Libia, Ghassan Salamé, il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk e Federica Mogherini, alto rappresentante per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza dell’Unione. Soprattutto partecipano alla Conferenza molte delegazioni libiche, tra cui le principali componenti che possono contribuire ad una riunificazione e pacificazione del Paese. Sono arrivati infatti nella mattinata del 12 il presidente del governo libico riconosciuto dall’ONU Fayez al-Sarraj, il presidente del Parlamento di Tobruk Aguila Saleh e al presidente dell’Alto Consiglio di Stato Khaled al Meshri. Nella serata di lunedì è arrivato anche il generale Khalifa Haftar, uomo forte della Cirenaica, che aveva fatto dubitare fino all’ultimo della sua presenza, in disaccordo, secondo alcune fonti, sulla eccessiva presenza dell’integralismo islamico ai tavoli della Conferenza. Secondo alcuni osservatori, invece, si è trattato soprattutto di un braccio di ferro per aumentare il suo peso politico e la sua visibilità. In ogni caso Haftar ha raggiunto Villa Igiea, sede della Conferenza, e ha avuto un lungo colloquio bilaterale con il premier italiano Giuseppe Conte, senza però incontrarsi con gli altri leader libici alla cena ufficiale.  Probabilmente giocherà un ruolo importante nei lavori senza tuttavia arrivare a legittimare tutti gli interlocutori. Al capo del governo italiano Conte e al ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi il difficile compito di pilotare la conferenza verso un esito positivo, anche se, come ha dichiarato lo stesso premier, non ci si devono aspettare miracoli: il processo di pace è un percorso lungo e difficile, che sta in primo luogo nelle mani dei libici e che richiederà compromessi e soluzioni costruite gradualmente.

 

Crediti immagine: ANSA/EPA

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