30 ottobre 2018

Crisi istituzionale in Sri Lanka

La grave crisi istituzionale in corso nello Sri Lanka, che vede contrapposti il presidente Maithripala Sirisena e il primo ministro Ranil Wickremesinghe, suscita preoccupazione nella comunità internazionale che teme lo sviluppo di tensioni e violenze. Non bisogna dimenticare che lo Sri Lanka è uscito recentemente, con difficoltà e contraddizioni, dalla lunghissima guerra civile innescata dalle rivendicazioni della minoranza Tamil. Sabato 27 ottobre il presidente Sirisena, in carica dal gennaio 2015, ha destituito il primo ministro Wickremesinghe per sostituirlo con Mahinda Rajapaksa, un discusso uomo politico, che era stato primo ministro dal 2004 al 2005 e presidente dal 2005 al 2014. Poiché Wickremesinghe si rifiutava di accettare il siluramento e invocava la possibilità di ottenere la fiducia del Parlamento, Sirisena ha sospeso le attività del Parlamento. I sostenitori di Wickremesinghe e le forze di opposizione accusano il presidente di aver operato un vero e proprio colpo di Stato, in violazione della Costituzione. Nella capitale Colombo i sostenitori degli opposti schieramenti sono scesi in piazza dando vita a manifestazioni contrapposte e a disordini. La guardia del corpo di Arjuna Ranatunga, un ex ministro del governo appena deposto, ha sparato su un gruppo di manifestanti, vicini al presidente Sirisena che stavano impedendo all’uomo politico di entrare nel suo studio. Una persona è morta e altre due sono ferite.

Si teme un’escalation di violenze in una situazione di caos istituzionale. Sirisena e Wickremesinghe si erano alleati proprio contro Rajapaksa, in occasione delle presidenziali del 2014 ma l’accordo tra loro e i rispettivi partiti, il Partito nazionale unito del primo ministro e l’Alleanza della libertà del popolo unito, del presidente, è stata incrinata da divergenze programmatiche e dalla rivalità tra i due leader in vista delle prossime presidenziali. Sullo sfondo anche le pressioni e gli interessi dei potenti vicini dello Sri Lanka, India e Cina. Secondo alcuni osservatori, ad appoggiare il ritorno in campo di Rajapaska, accusato di violazione dei diritti umani nella repressione dell’insorgenza Tamil, sarebbe proprio la Cina, che vede nello Sri Lanka un importante tassello della Nuova Via della Seta, che prevede il progetto di una nuova città portuale a Colombo, fortemente contestato dagli ambientalisti. 

 

Crediti immagine: da Mr Sudath Silva / Maithripala Sirisena Official (Source Link) [CC BY 2.0  (https://creativecommons.org/licenses/by/2.0)], attraverso Wikimedia Commons

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