27 dicembre 2018

Forti tensioni in Tunisia

Continuano in Tunisia le proteste causate dalla disoccupazione e dalla crisi economica, con cortei e scontri con le forze dell’ordine in diverse zone del Paese. I manifestanti mettono sotto accusa soprattutto la corruzione, molto diffusa e considerata una delle cause principali del mancato rilancio dell’economia e del disagio della parte più povera della popolazione. Tra le categorie che partecipano alle proteste anche i giornalisti, molti dei quali esercitano la professione in condizioni di precariato e di indigenza. Si indaga sulla morte di Abderrazk Zerki, morto dopo aver postato un video su YouTube: il giovane reporter non si sarebbe dato fuoco da solo, come in un primo tempo era stato stabilito. Secondo nuove testimonianze, avvalorate anche da un filmato, Zerki si sarebbe cosparso di benzina in segno di protesta contro la sua situazione di precariato e in generale contro le difficili condizioni di vita della categoria e dell’intera società, ma qualcun altro con un accendino avrebbe innescato le fiamme. L’episodio, che si riallaccia al rogo del venditore ambulante Mohamed Bouazizi che diede l’avvio alla Rivoluzione dei gelsomini, ha suscitato una vasta eco nel Paese e già ci sono stati tentativi di emulazione. Molti osservatori ritengono che la protesta si allargherà nelle prossime settimane e metterà in discussione gli equilibri politici del Paese. Sono passati otto anni ormai dall’esplosione della Rivoluzione dei gelsomini che spazzò via il vecchio regime e rinnovò la società tunisina; tuttavia, il fatto che le motivazioni delle proteste siano così simili a quelle di otto anni fa induce a pensare che, almeno nella percezione di una parte significativa della società tunisina, il cambiamento non sia stato così profondo. 

 

Crediti immagine: Josiehen [CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0) o GFDL (http://www.gnu.org/copyleft/fdl.html)], attraverso Wikimedia Commons

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