1 ottobre 2018

‘Guerra’ sulla Brexit al congresso Tory

Si è aperto il 30 settembre a Birmingham il congresso annuale del partito Conservatore britannico, che si concluderà mercoledì 3 ottobre con la relazione di Theresa May. Sul tavolo il tema incandescente della Brexit, sul quale si confrontano aspramente le diverse anime del partito e si mette in gioco la stessa leadership. Prima ancora di entrare nel vivo delle discussioni le dichiarazioni incrociate dei protagonisti dello scontro hanno reso il clima particolarmente teso: Boris Johnson, in un’intervista al Sunday Times ha definito «folle e assurdo» il piano Chequers di May, peraltro bocciato dall’Unione Europea. Considerato dai ‘falchi’ troppo soft e svantaggioso per gli inglesi, in quanto renderebbe la Gran Bretagna comunque ‘prigioniera’ della UE, il piano di May consentirebbe di mantenere accordi commerciali con l’UE e, almeno per un periodo di transizione, una frontiera aperta tra le due Irlande. L’ala ‘dura’ guidata dall’ex ministro degli Esteri sostiene invece un accordo di libero scambio sul modello di quello del CETA concordato tra UE e Canada, e accusa la premier di essere troppo accondiscendente con l’Europa.

May, dal canto suo, nel tentativo di conquistarsi il sostegno di una parte della destra più intransigente, proporrà una tassa tra l’1 e il 3% sugli immobili acquistati da stranieri non residenti, una misura che consentirebbe cospicue entrate, ribadendo il principio del ‘prima gli inglesi’. Resta da vedere come si orienterà la minoranza moderata contraria a un’uscita ‘a strappo’, che in caso di no deal ha ipotizzato di schierarsi per un secondo referendum che consenta un accordo condiviso con l’UE, affiancandosi quindi a una posizione sostenuta da una parte dei Labour.

 

Crediti immagine: da Chatham House. Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0) , attraverso www.flickr.com

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