31 dicembre 2018

Il terrorismo scuote l’Egitto

L’attentato ad un bus turistico di venerdì 28 dicembre ha scosso l’Egitto e provocato una durissima reazione da parte del governo. Una bomba di fattura artigianale, collocata in Maryoutiya Street, nel distretto di Haram a Giza, nei pressi delle Piramidi, è stata fatta esplodere nel tardo pomeriggio del 28 dicembre, al passaggio di un bus con a bordo quattordici persone. A causa dell’esplosione sono morti tre turisti vietnamiti e la loro guida egiziana; anche gli altri passeggeri hanno riportato ferite. In Egitto sono frequenti gli attentati terroristici, che nell’ultimo periodo hanno colpito soprattutto la comunità cristiana copta e le forze di sicurezza. Sabato 29 c’è stato un altro grave attentato, che ha suscitato meno interesse nella comunità internazionale, nella zona del Sinai, dove a causa dell’esplosione che ha coinvolto l’auto dove viaggiavano, sono morti cinque militari egiziani. Erano invece diversi mesi che non si assisteva ad attacchi diretti contro il turismo, in un certo senso i più temuti da parte delle autorità, per le loro conseguenze pesanti da un punto di vista economico. Nel 2017 ci sono stati in Egitto più di 8 milioni di visitatori e anche i dati del 2018 sono positivi ma ancora lontani dai 14,7 milioni di turisti del 2010, prima della caduta di Mubarak e del periodo di instabilità e di conflitti che si è aperto.

Le autorità hanno condotto nella giornata di sabato una durissima azione di contrasto nei confronti dell’insorgenza fondamentalista e hanno dichiarato che quaranta terroristi sono stati uccisi, in diversi conflitti a fuoco. Le autorità egiziane non hanno stabilito legami con l’attacco di venerdì ma hanno riferito che le azioni di repressione sono scattate per impedire una serie di attacchi già pianificati contro le istituzioni statali, l’industria del turismo, le forze armate, la polizia e le chiese. Le operazioni sono state condotte nell’area di Giza, dove era avvenuto l’attacco, e nella penisola nordorientale del Sinai, una roccaforte dei miliziani jihadisti. Foto dei militanti deceduti sono state mostrate sui media, ma non sono molte invece le informazioni che sono state fornite sulle loro identità e sulle modalità dei conflitti a fuoco in cui hanno perso la vita. Alcuni osservatori paventano che nell’azione di repressione non sia stata mantenuta una chiara divisione tra terroristi e semplici dissidenti.

 

Crediti immagine: Nenad Novacic / Shutterstock.com  

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