29 ottobre 2018

Il voto in Assia e i rischi di instabilità politica in Germania

Un’altra amara sconfitta per Angela Merkel nelle elezioni in Assia di domenica 29 ottobre. L’ Unione cristiano-democratica (CDU) infatti rimane il primo partito con il 27% ma risulta in forte calo, perdendo più di dieci punti in percentuale rispetto al 38,3% del 2013. Male anche i socialdemocratici con il 19,8%, il risultato peggiore del dopoguerra e comunque molto al di sotto del 30,7 di cinque anni fa. Successo invece dei Verdi, che raggiungono anche loro il 19,8%, ma guadagnano quasi nove punti percentuali e sembrano adesso in grado di condizionare da protagonisti gli equilibri locali. Forte affermazione anche dell’estrema destra dell’AfD (Alternative für Deutschland) che registra in percentuale la crescita più significativa passando dal 4,1% del 2013 al 13,1% del 2018. In lieve crescita invece i Liberali e la Linke.

Su un piano locale è possibile che venga riconfermata l’attuale alleanza fra CDU e Verdi, con un nuovo equilibrio nella distribuzione degli incarichi che rifletta le indicazioni dell’elettorato. Probabili le ricadute sugli equilibri nazionali perché le forze della Grande coalizione escono fortemente ridimensionate sia dalle elezioni in Baviera sia da quelle in Assia. La leader socialdemocratica Andrea Nahles, dopo il voto, non esclude una possibile uscita del suo partito dalla coalizione dichiarando: «Valuteremo se questo governo sia ancora il posto giusto per noi». La maggior parte degli osservatori però ritiene difficile che in una congiuntura così sfavorevole il Partito socialdemocratico tedesco (SPD) decida di provocare una crisi e affrontare un nuovo voto nazionale, con il rischio di un ulteriore arretramento. Nondimeno la posizione di Angela Merkel, che ha deciso di ricandidarsi alla guida del partito al Congresso di dicembre, si è molto indebolita, dentro il partito, nel gioco politico nazionale e, di conseguenza, anche in Europa.

 


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