14 novembre 2018

La Conferenza di Palermo sulla Libia: prove di pacificazione

La Conferenza di Palermo sulla Libia si è conclusa con buoni auspici per il 2019, la stretta di mano, densa di significato simbolico, tra Giuseppe Conte, Fayez al-Sarraj e Khalifa Haftar e qualche criticità. L’auspicio rilanciato con forza dall’inviato ONU Ghassan Salamé è che a gennaio si tenga una conferenza nazionale sulla pacificazione. Sarebbe il primo decisivo passo nella road map promossa dalle Nazioni Unite che dovrebbe sfociare in elezioni democratiche in primavera. Il governo italiano rivendica un esito positivo dell’appuntamento di Palermo, ribadendo la collaborazione con l’ONU e il pieno rispetto della sovranità libica, senza soluzioni calate dall’alto. L’appuntamento è stato però accompagnato da difficoltà e polemiche, in parte per le assenze eccellenti (non erano presenti gli invitati illustri come Donald Trump, Vladimir Putin, Angela Merkel), ma forse ancor di più per le presenze a metà. Il generale Khalifa Haftar, uomo forte della Cirenaica, a capo dell’Esercito nazionale libico, è venuto a Palermo ma ha disertato tutti gli incontri in plenaria, non riconoscendo una parte degli interlocutori, tra cui il Qatar e alcune componenti islamiste. L’effetto negativo di questa parziale adesione di Haftar, che rappresenta comunque una componente necessaria alla ricomposizione pacifica del Paese, è stato attenuato dal clima di collaborazione che sembra essersi instaurato con Fayez al-Sarraj, storico rivale del generale e presidente del Governo di accordo nazionale libico di Tripoli. Dovrebbero stabilirsi una collaborazione e una tregua alle polemiche in vista della scadenza elettorale. Una partecipazione dimezzata anche quella della Turchia, che ha abbandonato la Conferenza prima della fine dei lavori, in reazione ad una insufficiente considerazione del suo ruolo nel processo di pace e probabilmente irritata dal ruolo anomalo giocato proprio da Haftar, i cui rapporti con la Turchia non sono buoni. Questi incidenti diplomatici hanno mostrato come la questione del rapporto con la componente libica legata alla Fratellanza musulmana, osteggiata dall’Egitto e da Haftar e sostenuta dalla Turchia sia tutt’altro che risolta. Nell’insieme sembra che la road map dell’ONU non sia contrastata apertamente da nessuno; realizzarne in concreto i passaggi per favorire la rinascita di uno Stato unitario, la fine del predominio delle milizie e la ripresa economica non sarà affatto facile.

 

Crediti immagine: ANSA

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