20 dicembre 2018

Soros persona dell’anno per il Financial Times

Il riconoscimento di ‘persona dell’anno’ del Financial Times è andato per il 2018 al miliardario americano di origine ungherese Georges Soros, una scelta dal valore dichiaratamente simbolico, come sottolineato dallo stesso giornale finanziario nello spiegarne le motivazioni; normalmente infatti il personaggio dell’anno viene selezionato in relazione agli obiettivi raggiunti, ma nel caso specifico si è tenuto conto anche (forse soprattutto) dei valori che Soros rappresenta in quanto «alfiere della democrazia liberale e di una società aperta», idee sempre più «sotto assedio» dalla Russia di Putin gli Stati Uniti di Trump.

Soros, classe 1930, nato in Ungheria in una famiglia ebraica, scampato alle persecuzioni durante la guerra e trasferitosi poi con la famiglia nel Regno Unito, ha sempre affiancato alle sue proficue attività nel mondo della finanza un forte impegno filantropico e umanitario attraverso la Open Society Foundations, una rete internazionale di fondazioni attivata all’inizio degli anni Novanta, in concomitanza con alcune delle sue più fruttuose operazioni di speculazione finanziaria sulla sterlina e sulla lira. Ma già dagli anni Settanta Soros si era impegnato per sostenere, con centinaia di milioni di dollari, i movimenti di protesta nell’ex blocco sovietico, a cominciare da Solidarność, e nel 1984 aveva fondato in Ungheria una università divenuta ben presto un punto di riferimento dell’opposizione al regime comunista.

«Per più di trent’anni» continuano le motivazioni del Financial Times «Soros si è servito della filantropia per combattere l’autoritarismo, il razzismo e l’intolleranza», e per questo ha attirato su di sé «l’ira dei regimi autoritari» e dei populisti che continuano a guadagnare terreno soprattutto in Europa. Soros in effetti è particolarmente inviso a tutte le latitudini, a cominciare dalla sua stessa terra di origine, dove il leader populista e sovranista Viktor Orbán lo accusa, per le sue posizioni sull’immigrazione, di tenere le fila di un complotto mondiale mirato a realizzare una vera e propria “sostituzione razziale” in Occidente. Anche il presidente Trump lo ha però indicato come responsabile ‘dietro le quinte’ della recente ondata di migranti che ha raggiunto il confine statunitense proveniente dal Centroamerica. Per via delle sue origini ebraiche è preso di mira anche dai movimenti antisemiti, e in generale è ritenuto un’eminenza grigia a livello mondiale, in grado di determinare i movimenti della Borsa e di manipolare l’opinione pubblica in diversi Paesi.

Soros tuttavia ha dichiarato che forse il fatto di avere così tanti nemici è segno che sta davvero facendo «qualcosa di buono».

 

Crediti immagine: Heinrich-Böll-Stiftung. Attribution-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-SA 2.0), attraverso www.flickr.com

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