20 maggio 2019

Attacco dello Stato islamico a un oleodotto in Libia

Sabato 18 maggio, lo Stato islamico ha condotto un attacco armato presso l’oleodotto libico di Zella. Durante i combattimenti, tre persone sono morte e altre quattro sono state rapite, fra coloro che difendevano la struttura. Secondo alcune fonti, le vittime sarebbero membri dell’Esercito nazionale libico (LNA, Libyan National Army), la milizia che fa riferimento al generale Khalifa Haftar, impegnata da più di un mese nell’attacco a Tripoli. L’incursione armata ha colpito l’oleodotto proprio nei pressi della cittadina di Zella, che si trova circa 760 km a sud-ovest della capitale Tripoli. I danni materiali non sono ingenti e l’attività di trasporto non ne ha risentito; per il suo significato simbolico però, e per la prospettiva di nuove simili iniziative, la preoccupazione della comunità internazionale rimane comunque elevata. Azioni armate dei fondamentalisti contro l’Esercito nazionale libico non sono una novità nel contesto della guerra civile in atto nel Paese; all’alba del 4 maggio, le milizie dello Stato islamico avevano attaccato una base di addestramento situata nella regione meridionale del Fezzan, nei pressi di Sabha, una località circa 650 km a sud di Tripoli, ed erano morti in quell’occasione almeno nove soldati appartenenti al Battaglione 166 dell’ LNA. Nella Libia dissestata dai conflitti armati, la presenza dello Stato islamico rappresenta un ulteriore elemento di instabilità e di insicurezza. Le forniture petrolifere libiche sono a rischio senza un ritorno ad una almeno parziale normalità e sono possibili tensioni nel mercato mondiale, anche perché, in un contesto diverso, legato all’evoluzione della situazione yemenita e all’insorgenza dei ribelli sciiti Houthi, attacchi al trasporto petrolifero si sono verificati recentemente anche in Arabia Saudita.

 

Immagine: Il giacimento petrolifero El Sharara, in Libia, gestito da Repsol. Crediti: Javier Blas [CC BY-SA 3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/)], attraverso commons.wikimedia.org

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