11 marzo 2019

Dura reazione USA alla possibile adesione italiana alla Nuova Via della Seta

Non si sono fatte attendere le reazioni da parte degli Stati Uniti all’annuncio che l’Italia si avvia a diventare il primo Paese europeo a partecipare attivamente alla Belt and Road Initiative (BRI), il grandioso progetto cinese volto a implementare una rete di connessioni infrastrutturali che favoriscano gli scambi euro-asiatici. Garrett Marquis, portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale degli Stati Uniti, e assistente speciale di Donald Trump, si è dichiarato scettico, secondo quanto riportato dal Financial Times, sui possibili benefici economici duraturi per il popolo italiano, ipotizzando invece sul lungo periodo un danno per la reputazione globale dell’Italia; infine, in un tweet ha sottolineato come l’Italia sia un’importante economia globale e «una grande destinazione per gli investimenti», che non ha bisogno di legittimare un progetto frutto della «vanità cinese per le infrastrutture». Un monito abbastanza esplicito, a pochi giorni dall’arrivo del presidente Xi Jinping in Italia il 21 marzo, una visita che potrebbe sancire ulteriori passi avanti negli accordi per la BRI. Gli Stati Uniti, da tempo impegnati in dispute in ambito commerciale e tecnologico con la Cina, auspicano un fronte compatto nel fronteggiare le ambizioni cinesi, e anche da parte dell’Unione Europea si spinge affinché i rapporti commerciali ed economici con la Cina vengano regolamentati in modo unitario. I porti sul Mediterraneo, d’altra parte, ideali terminali della BRI e aperture verso l’Africa, sono molto ambiti dalla Cina (il Pireo, il porto di Atene, già appartiene a una società cinese), che si augura che l’Italia sia «parte attiva» e «si attenga a decisioni prese in maniera indipendente», come ha dichiarato il ministro degli Esteri Wang Yi.


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